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18 Febbraio 2026

L’Odontoiatria corporativa vale oltre i 12 miliardi

Reti organizzate, produttività e cambiamento generazionale nella percezione dei pazienti: la fotografia Key-Stone sulle DSO europee e le peculiarità italiane


keystone

L’odontoiatria europea sta cambiando pelle. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica o di un adeguamento ai consumi sanitari, ma di una trasformazione strutturale, che riguarda modelli organizzativi, dinamiche del lavoro e nuove forme di relazione con i pazienti.
Secondo il report Corporate Dentistry Intelligence – EMEA 2026 realizzato da Key‑Stone, il mercato europeo degli servizi odontoiatrici oggi supera i 100 miliardi di euro, e al suo interno l’odontoiatria corporativa ha ormai un peso che non può più essere considerato marginale: oltre 12 miliardi di euro, pari a poco più del 12% dell’intero comparto.

La fotografia che emerge è quella di un settore in evoluzione, in cui la dimensione organizzativa assume un ruolo crescente accanto alla tradizionale autonomia professionale, osserva Roberto Rosso, presidente di Key‑Stone. “Una modalità di fare odontoiatria particolarmente vicina alle nuove generazioni e che, in alcuni Paesi, si integra anche con politiche sociali più ampie. Anche in Italia sono le generazioni più giovani a prediligere i centri delle DSO e in particolare coloro che si avvalgono di fondi integrativi e assicurazioni dirette, con una preferenza del 50% in più per le catene”.    

Odontoiatria corporativa: la crescita del settore e la vicinanza sociale

Dalla ricerca emerge che l’odontoiatria corporativa rappresenta oltre 12 miliardi di euro, pari a più del 12% di quota di mercato. Pur restando minoritarie in termini di numero di strutture, le reti DSO (Dental Service Organizations) assumono un peso crescente in termini di volumi, organizzazione industriale e capacità di investimento, con performance medie per centro di oltre il doppio di uno studio tradizionale, in particolare grazie a dimensioni medie leggermente superiori, orari di apertura ampi e focalizzazione su riabilitazioni ed estetica.

Dalla ricerca emerge anche, in alcuni Paesi, una forte vicinanza ai sistemi di odontoiatria sociale e welfare.

Nel Regno Unito, ad esempio, molte catene operano con un modello misto NHS/privato, in cui una quota rilevante delle prestazioni è erogata tramite contratti e tariffari pubblici, con player di riferimento come MyDentist, Bupa Dental Care e Rodericks Dental Partners. I

n Svezia, la crescita delle reti corporate si sviluppa all’interno di un quadro nazionale di sussidi e protezione sui costi odontoiatrici, orientato a favorire l’accesso alle cure.

In Francia, infine, accanto al rimborso pubblico, un ruolo storico nell’odontoiatria di accesso è svolto anche da reti mutualistiche e centres de santé, come il Groupe VYV, con una missione esplicita di equità e tariffe controllate.

Crescita e ottimizzazione: una nuova fase di maturità

Anche l’odontoiatria corporativa vive le diffuse difficoltà di “crescita organica” e lo sviluppo del canale DSO è stato trainato negli ultimi anni da nuove aperture e soprattutto da acquisizioni.

Parallelamente –rileva Rosso- il settore sta entrando in una fase più selettiva, con processi di razionalizzazione e la riduzione dei centri che non raggiungono adeguate economie di scala. Questo doppio movimento sta contribuendo a migliorare la redditività del comparto, rinnovando l’interesse degli investitori istituzionali dopo una lunga fase di profittabilità inferiore alle aspettative”.  

Occupazione e nuove forme organizzative del lavoro clinico  

La diffusione delle reti organizzate ha un impatto rilevante sul piano professionale. Secondo lo studio Key-Stone, in Europa si stimano circa 70.000 clinici coinvolti – tra odontoiatri, ortodontisti e igienisti – che operano oggi all’interno di reti corporate, per un totale di oltre 150.000 addetti complessivi lungo la filiera. Per Rosso "si tratta di un’evoluzione in costante sviluppo, che incide direttamente sulla struttura del lavoro nel settore dentale". 58.000 la stima degli odontoiatri collaboratori e 12.000 igienisti dentali, figura peraltro non riconosciuta in alcuni paesi, come la Francia.  

Standardizzazione dei processi e digital workflow

Secondo quanto emerso dalla ricerca Key-Stone, le reti corporate si distinguono per maggiore standardizzazione organizzativa, integrazione multidisciplinare e adozione diffusa di tecnologie digitali, dagli strumenti operativi ai workflow avanzati fino a soluzioni di supporto diagnostico. “Questi elementi, particolarmente rilevanti anche per i pazienti più giovani, rappresentano uno dei principali fattori di evoluzione del modello organizzato rispetto allo studio tradizionale”, dice Rosso.  

Apertura generazionale, il canale di cura preferito dai Millennials

Una survey su 3.600 cittadini nell’area EMEA, parte integrante del rapporto Key-Stone, evidenzia che il dentista tradizionale resta il riferimento principale delle famiglie, ma il 50% dei cittadini si dichiara aperto anche alle reti corporate: il 41% le considera equivalenti e quasi il 10% le giudica migliori.

“In Italia –informa il presidente Key Stone- prevale un lieve maggior scetticismo verso le catene, con un 42% e un 8% le ritengono migliori del dentista privato”. Tra i Millennials emerge un atteggiamento ancora più positivo, con un maggiore interesse verso modelli percepiti come più efficienti, accessibili, tecnologici e trasparenti nei costi.

Focus Italia: produttività elevata, ruolo crescente e impatto occupazionale

L’Italia rappresenta uno dei casi più significativi. Pur con una copertura inferiore al 3% degli studi dentistici attivi, il canale corporate intercetta circa il 10% dei pazienti e supera l’8% di quota di mercato in valore, con una produttività media per centro circa tre volte quella di uno studio privato medio e tra le più elevate in Europa. Salle analisi Key-Stone, nel nostro Paese il fenomeno, fortemente condizionato dall’eterogeneità regolatoria nelle diverse regioni, coinvolge circa un migliaio di centri, genera intorno a un miliardo di euro di fatturato e occupa circa 6.000 clinici e oltre 15.000 addetti complessivi, configurandosi come una componente sempre più rilevante dell’occupazione sanitaria privata.

Implicazioni economiche, sociali e territoriali

Per Rosso, “il fenomeno dell’odontoiatria corporativa, favorito anche dalla minore propensione delle nuove generazioni di odontoiatri ad avviare un’attività autonoma, frenate da barriere economiche e competitive crescenti, si conferma tra le trasformazioni più dinamiche del settore sanitario privato europeo, con implicazioni che vanno oltre il dato economico e toccano aspetti professionali, organizzativi e territoriali”. L’analisi integrata sviluppata da Key-Stone, anche attraverso il contributo di numerosi stakeholder intervistati, rappresenta un primo rilevante riferimento sistemico per comprendere questa evoluzione, destinata a incidere in modo crescente sul futuro dell’assistenza odontoiatrica in Europa.

“Questo report –conclude Rosso- rappresenta un passo importante per comprendere una trasformazione che sta ridefinendo il mercato dentale europeo. Siamo orgogliosi del lavoro del nostro team e dei primi riscontri molto positivi ricevuti dalle aziende che hanno già scelto di approfondire lo studio”.

Report che conferma la presenza sempre più internazionalizzazione di Key Stone nella comprensione dei fenomeni che stanno trasformando il settore dentale grazie ad oltre 7 miliardi di dollari di dati di vendita raccolti nei propri panel nel 2025.  


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