Nel corso degli ultimi anni le statistiche mostrano un notevole incremento nel numero di studenti che scelgono di studiare all'estero. Le motivazioni che portano a tale scelta sono molteplici: dal beneficio di ricavarne un'esperienza culturale diversa mentre si acquisiscono nuove nozioni alla possibilità di evitare il test di ammissione a numero chiuso.
Tuttavia, una delle difficoltà incontrate da chi ha seguito un percorso accademico internazionale consiste nella differente organizzazione dei vari sistemi universitari, che rende complessa l'equiparazione fra i titoli rilasciati dagli atenei delle diverse nazioni con quelli italiani.
In qualità di esperta del settore Dental Cadmos ha intervistato la professoressa Ersilia Barbato (nella foto), presidente del Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza e direttore dell'Unità Operativa Complessa di Ortognatodonzia del Policlinico Umberto I.
Qual è la portata del problema del riconoscimento di una laurea sanitaria conseguita all'estero?
Nel nostro Paese emergono con tutta evidenza i risvolti correlati al riconoscimento delle qualifiche professionali, cioè di titoli, conseguiti in un Paese della UE o extracomunitario, che abilitano all'esercizio di una determinata professione. La procedura del riconoscimento segue un preciso iter espletato dalle amministrazioni competenti per materia; nel caso di una laurea sanitaria conseguita all'estero, la pertinenza è del Ministero della Salute.
Per approfondire la problematica si deve richiamare prioritariamente la Direttiva 2005/36/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, recepita in Italia con il D.Lgv. 206/2007, intervento normativo importante e per certi aspetti epocale in quanto raccoglie in un unico testo precedenti direttive relative al sistema generale di riconoscimento delle qualifiche professionali e quelle inerenti specifiche professioni settoriali (per esempio medico, odontoiatra, veterinario, infermiere ecc.) le cui condizioni minime di formazione sono armonizzate a livello europeo.
Riguardo alla professione odontoiatrica, l'art. 34 della Direttiva statuisce i requisiti minimi per la formazione di base.
In Italia il riconoscimento del titolo di odontoiatra acquisito in uno Stato membro della UE viene accordato solo se soddisfa i requisiti minimi di formazione previsti al citato art. 34; nel caso in cui si evidenzi una carenza formativa, il Ministero della Salute può disporre di subordinare il riconoscimento all'espletamento di una misura compensativa.
La possibilità di ottenere il riconoscimento della qualifica professionale posseduta si estende ai titoli extraeuropei, così come statuito dal DPR 394/99, attuativo del Testo Unico sull'immigrazione, e dal successivo DPR 334/04. Dopo attenta disamina della documentazione presentata, unitamente all'istanza di riconoscimento della qualifica professionale, il Ministero della Salute procede a una valutazione di merito comparativa dell'iter formativo previsto nel corso di laurea dell'università di provenienza, rispetto all'ordinamento didattico italiano per il medesimo corso; qualora si ravvisi una sostanziale carenza formativa, il Ministero della Salute può disporre di subordinare il riconoscimento del titolo al compimento di una misura compensativa.
Vale la pena precisare che nella recente Direttiva 55/2013/UE (in vigore entro il 17 gennaio 2016) sono previste modifiche e integrazioni alla Direttiva 2005/36/ CE, nell'ottica di garantire un sistema di riconoscimento più snello, efficiente e trasparente. Aspetto sostanziale è la riconsiderazione dei requisiti minimi di formazione delle professioni settoriali, nonché l'introduzione della parametrazione sotto forma di crediti ETCS (European Credit Transfer and Accumulation System) dei percorsi formativi.
Proprio in merito alla professione di odontoiatra la Direttiva 55/2013/UE ha indicato ulteriori requisiti nel percorso di formazione, statuendo, in particolare, all'art. 34: "La formazione di dentista di base è di almeno cinque anni di studio complessivi come minimo e la novità consiste nel fatto che tale percorso formativo possa essere espresso in aggiunta anche in crediti ECTS equivalenti, e consiste in almeno 5.000 ore di insegnamento teorico e pratico a tempo pieno".
La scelta di studiare all'estero dipende dalla presenza in Italia dell'ammissione a numero chiuso o lo scopo è seguire curricula diversi?
Negli ultimi anni è notevolmente cresciuto il numero di cittadini italiani che conseguono un titolo presso atenei di altri Paesi della UE, in primis la Spagna, del quale richiedono poi il riconoscimento una volta rientrati in Italia. Sicuramente la scelta di espletare un percorso di studi in un Paese europeo diverso dall'Italia può scaturire dall'esigenza formativa di esperire un differente percorso, sebbene sia ben noto come nei Paesi UE sia prevista un'armonizzazione dei percorsi formativi proprio per garantire la libera circolazione. Tuttavia, non si può non considerare che tale scelta rappresenta un'opportunità di eludere la procedura di ammissione, prevista nel nostro Paese, in considerazione di quanto statuito dalla Legge 294/99.
Al rientro in Italia con un titolo comunitario è possibile chiederne il riconoscimento professionale, che sarà comunque subordinato alla verifica che tale titolo soddisfi i requisiti minimi di formazione stabiliti dalla Direttiva; il Ministero della Salute, come già detto, può subordinare il riconoscimento all'espletamento di una misura compensativa.
Da oltre un decennio il Ministero della Salute si avvale della collaborazione della Sapienza per l'organizzazione e l'espletamento di misure compensative a favore dei cittadini comunitari e non comunitari che hanno conseguito il titolo di studio abilitante in odontoiatria in un Paese terzo e ne chiedono il riconoscimento ai fini dell'esercizio della professione in Italia.
Da quali paesi esteri è possibile presentare richiesta di equipollenza?
Differente dal riconoscimento professionale è il riconoscimento accademico. In particolare, l'equipollenza di un titolo di studio è la procedura mediante la quale viene stabilita l'equivalenza di un titolo conseguito all'estero con un analogo titolo di studio presente nell'ordinamento italiano.
L'equiparazione automatica del titolo accademico straniero con un analogo titolo accademico italiano sussiste solo se prevista da accordi internazionali e dagli ordinamenti UE. In ogni caso, nel nostro Paese, coloro che intendono iscriversi a un corso di studio anche con abbreviazione devono seguire le disposizioni previste dai bandi che regolano l'accesso ai corsi prescelti.
In assenza di accordi tra Stati, l'università deve procedere a una valutazione del percorso formativo svolto approfondendo la congruità, rispetto all'ordinamento didattico vigente nel nostro Paese, degli obiettivi didattico-formativi, dei crediti attribuiti ai diversi insegnamenti presso l'università di origine e ai relativi programmi, dichiarando l'equipollenza caso per caso, ovvero disponendo l'iscrizione a uno dei sei anni di corso con il superamento dell'esame di laurea. Per i laureati con titolo extracomunitario vigono le disposizioni del già citato DPR n. 394 del 31 agosto 1999.
Chi è tenuto a sostenere l'esame di stato per essere abilitato alla professione una volta rientrato in Italia?
In caso di riconoscimento di una qualifica professionale il decreto dirigenziale del Ministero della Salute statuisce contestualmente l'abilitazione alla professione.
Ottenuto, invece, il riconoscimento accademico del titolo di studio da parte dell'università, si è tenuti a sostenere nel nostro Paese l'esame di Stato per essere abilitati alla professione.
A cura di: Giulia Ottaviani e Matteo Biasotto per Dental Cadmos
Chi è:
La professoressa Ersilia Barbato è presidente del Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza e docente nello stesso Corso di Laurea, nonché nel Corso di Laurea in Igiene Dentale, nel Corso di Laurea Magistrale in Scienze delle Professioni Sanitarie Tecniche Assistenziali, nella Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia e in master di I e II livello.
È inoltre membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Malattie dello Scheletro e del Distretto Oro-Cranio-Facciale e autrice di numerose pubblicazioni in riviste internazionali e nazionali.
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