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30 Settembre 2020

Peggiora la salute orale dei 12enni: la discriminante è la situazione sociale delle loro famiglie

Ricercatori italiani hanno misurato l’incidenza della carie sulla base degli indicatori economici e sociali. L’Italia retrocede rispetto ad altri Pesi europei. Prof.ssa Strohmenger: “servono scelte coraggiose per invertire la tendenza”

Norberto Maccagno

La salute orale dei ragazzi italiani (con 12 anni) sta peggiorando rispetto a quella dei coetanei residenti in altri paesi europei. Un peggioramento non omogeneo ma dettato da diseguaglianze culturali, sociali ed economiche
A certificarlo è una ricerca tutta italiana appena pubblicata su Scientific Report dai professori Guglielmo CampusFabio CoccoLaura Strohmenger e Maria Grazia Cagetti, che ha analizzato le condizioni di salute orale dei ragazzi di 12 anni in Italia, dal punto di vista della prevalenza e la gravità della carie, in rapporto alle condizioni socioeconomiche, sia a livello individuale che a livello territoriale (si veda nostro approfondimento).  

Rispetto ad una analisi simile che avevamo svolto nel 2007, ma considerando un diverso indice economico, oggi la situazione non si può dire notevolmente peggiorata ma certamente non migliore oltre ad evidenziare come la differenza sociale e culturale influenzi l’incidenza della malattia cariosa nei ragazzi”, spiega ad Odontoiatria33 il prof. Guglielmo Campus. Prof. Campus che sottolinea come la gravità del dato rilevato si evidenzi paragonandolo con quello di altri paesi europei più virtuosi come per esempio la Germania, l’Olanda.
Nel 2007 avevamo dati epidemiologici simili e forse anche migliori a quelli di questi paesi”, ricorda il prof. Campus. “Ora noi non siamo peggiorati di molto, sono gli altri paesi che sono migliorati grazie a politiche di prevenzione più efficaci”. 

E la causa, stando ai dati, non sembra essere l’aumento dei nuovi italiani provenienti da zone più povere del mondo. “Non farei una distinzione tra immigrati e non immigrati”, chiarisce il prof. Campus. “Certamente i figli di genitori non nativi italiani sono tra quelli con la situazione più critica, ma sono molti anche quelli di origine italiana ad avere problemi. Per invertire la tenenza servono decisioni politiche”. 

Quindi la questione diventa prima politica che sanitaria? 

Non è una novità che l’incidenza della carie dentale sia condizionata dalla condizione sociale e culturale”, dice la prof.ssa Laura Strohmenger aggiungendo.
Da sempre l’OMS denuncia come i problemi sanitari nel mondo nascano proprio dalle diseguaglianze tra chi ha la possibilità di accedere alle cure e chi non l’ha, le diverse opportunità tra i vari ceti sociali”.“La fascia di popolazione presa in esame dalla nostra indagine (12 anni NdR) dovrebbe essere tutelata dai LEA ma ritengo che oggi, i LEA non rispecchino più le vere esigenze della popolazione e quindi neppure quelle dei bambini”.

I LEA –aggiunge- sono stati formulati molti anni fa, sono stati in parte corretti prevedendo un apporto (minimale) odontoiatrico ma sostanzialmente non danno risposte neppure per la fascia di bambini che dovrebbero tutelare”. 
Per la prof.ssa Strohmenger serve una revisione dei LEA odontoiatrici partendo da una attenta e reale analisi epidemiologica facendo notare come la commissione attivata prima dell’estate per riformulare i LEA non comprende nessun odontoiatra. “Questa ricerca”, continua la prof.ssa Strohmenger, “vuole essere da stimolo a chi deve prendere queste decisioni (Ministero della Salute) affinché chieda agli esperti un’analisi più corrispondente alla realtà clinica e definisca interventi efficaci”.  

Le cause che generano gli effetti negativi sulla salute orale rilevati dalla nostra indagine derivano da un approccio culturale sbagliato: cattiva igiene orale, cattiva alimentazione. Basta una corretta informazione per invertire questo”, spiega il prof. Campus. E per farlo suggerisce di formare un numero adeguato di odontoiatri o “meglio ancora”, dice, di igienisti dentali che possano tenere nelle scuole lezioni mirate a promuovere la salute orale.  

A lungo termine si avrebbero effetti positivi per tutto il SSN: se impari presto, conservi l’abitudine tutta la vita”, dice la prof.ssa Strohmenger. Per quanto riguarda i costi, entrambi ritengono che il finanziamento di un progetto simile, che coinvolga un gruppo di professionisti preparati sul territorio, sia minimo. Lo stesso gruppo di ricercatori oggi sta attivando un nuovo studio a livello europeo per capire a seconda del modello di assistenza (basato sul privato o sul pubblico), cambia lo stato di salute dei dodicenni. 
Il passo successivo –dicono- dovrebbe poi essere quello di curare i denti malati dei ragazzi in modo che non peggiorino con il passare del tempo”. Tra i dati rilevati dalla ricerca, infatti, emerge come un buon numero di lesioni cariose stiano ora interessando solo lo smalto, e quindi curabili con una buona igiene orale mentre altre interessino oramai la dentina necessitando cure che se non effettuate porteranno la perdita del dente. “I dati indicano che i ragazzi appartenenti a famiglie socialmente deboli hanno un numero di otturazioni minori risetto a quelli di famiglie benestanti e questo indica la difficoltà di accesso alle cure e non una migliore salute orale”, spiega il prof. Campus. 

Questa –dice la prof.ssa Strohmenger- è la conferma di come, mancando un’odontoiatria di comunità, il trend sia decisamente peggiorativo. In Italia manca un grande intervento di assistenza pubblica ed anche comunicativo per sensibilizzare verso una corretta prevenzione della salute orale. Ci vorrebbe poco, basterebbe poco anche in chiave economica per dare un intervento migliorativo in questo senso nei confronti di questa malattia che non ci fa morire ma che si diffonde moltissimo minando la salute orale di futuri adulti”.  

Il dibattito nato a causa della pandemia da Covid su come riorganizzare la sanità pubblica deve essere l’occasione per parlare anche di odontoiatria, di considerare questa malattia così diffusa (la carie) tra le malattie su cui intervenire”, conclude la prof.ssa Strohmenger.

Ci vuole un intervento precoce fatto con obiettivo di cambiare le abitudini scorrette. Oggi si sta parlando di potenziare e migliorare la medicina scolastica. Da lì si deve cominciare a lavorare affinché all’interno di questo progetto sia inserita anche la prevenzione odontoiatrica. Per invertire la situazione clinica dei nostri ragazzi basterebbe così poco. Ci vuole solo un po’ di coraggio nel proporlo e farlo”.  

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