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12 Dicembre 2025

A maggio il 64° Congresso Scientifico ANDI

Sarà anche l’occasione per celebrare gli 80 anni dell’Associazione. Le anticipazioni sul congresso dal Segretario Culturale Bruno Oliva


OlivaDott. Bruno Oliva

Il 22 e 23 maggio 2026 a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica si terrà il 64° Congresso scientifico di ANDI. Ne abbiamo parlato con il Segretario Culturale nazionale Bruno Oliva.

Dott. Oliva, sul sito del Congresso sottolineate che l’evento si ispira ad un concetto: le connessioni. Ci spiega meglio, non credo si riferisca solo a quella tra impianto e moncone?

Ed ha ragione: è un concetto molto più ampio. Infatti, scienza e professione sono la parte rimanente del titolo. Si riferisce a tutto il contesto che caratterizza la nostra attività professionale. Nello svolgimento dei suoi obiettivi ANDI interagisce con tutti gli elementi di questo sistema: decisori politici, istituzioni, università, società scientifiche, aziende, enti previdenziali e assicurativi e cittadini. Il numero di interazioni è elevato, ma non è questo a rendere complesso un sistema, quanto, invece, l’influenza che ogni interazione o connessione esercita sul risultato. Come ho scritto nella presentazione del congresso, in un sistema complesso il risultato di un input non è prevedibile in quanto non sono prevedibili ….. i “pesi” (l’entità della loro influenza) che le varie connessioni avranno. E questo non è tutto, in quanto i “pesi” delle connessioni possono modificarsi in modo dinamico, generando comportamenti “emergenti”, non prevedibili, che alterano completamente il risultato. Il congresso scientifico del 2026 intende rappresentare il “sistema ANDI” e la sua capacità di gestire la rete di connessioni dinamiche con tutti gli altri sistemi coinvolti nello svolgimento dell’apparentemente semplice attività professionale odontoiatrica. Il fatto che l’odontoiatra svolga quotidianamente e con successo la sua attività non è indicativo della semplicità della prestazione, ma piuttosto della competenza professionale raggiunta, che necessita di continui aggiornamenti, non solo specifici, ma anche trasversali e multidisciplinari. Ed ecco la necessità di “connettere” varie discipline e percorsi formativi, obiettivo del prossimo congresso scientifico ANDI.

Quello di fine maggio sarà il vostro 64° Congresso scientifico, nell’anno in cui ANDI celebra i suoi primi 80 anni. Per rimanere in tema di connessioni, quanto la storia ed il futuro si intersecano nell’essere odontoiatra oggi, dal punto di vista clinico e scientifico. Il passato era l’anellino di rame per rilevare le impronte dei monconi, oggi ci sono gli scanner e le corone vengono realizzate con le stampanti 3D. E’ solo una questione di evoluzione di materiali ed attrezzature, oppure è cambiato, sempre dal punto di vista clinico, anche il modo di essere medico dentista?

Non credo che sia un cambiamento nel vero e proprio significato della parola, bensì una profonda evoluzione. La storia fornisce ancora le basi biologiche e cliniche, il futuro offre gli strumenti per applicarle con maggiore efficacia, precisione e sicurezza per il paziente. Se la storia enfatizzava le abilità manuali, l’osservazione clinica e l’esperienza, oggi e in futuro si richiedono sempre più precisione, prevedibilità, mini-invasività, protocolli scientifici standardizzati e basati su flussi digitali. Storia e futuro non sono, quindi, in contrapposizione, ma in stretta connessione. Oggi essere odontoiatra significa: adottare un approccio evidence-based con una continua revisione critica della letteratura; gestire strumenti digitali, senza rinunciare alla sensibilità clinica; comunicare in modo più chiaro e trasparente con pazienti sempre più informati; prendersi cura della persona nella sua interezza, con maggiore attenzione agli aspetti sistemici, psicologici e sociali. La professione si occupa della salute orale nel senso più ampio del termine e, per farlo, deve essere connessa al proprio team di studio e ad altre discipline mediche. Un team affiatato consente percorsi di cura personalizzati che includono la prevenzione primaria, quella secondaria e il mantenimento. La consapevolezza del legame tra la salute orale e le patologie sistemiche e la crescente richiesta di armonia complessiva del viso e del sorriso, richiedono competenze interdisciplinari. ANDI, in questi anni, ha elaborato e reso disponibili ai numerosi soci percorsi formativi e strumenti adeguati a rispondere a tali necessità.    

Connessioni è anche il supporto con le principali Società scientifiche del settore, quale sarà il loro ruolo all’interno del Congresso, perchè avete deciso di coinvolgerle?

Il coinvolgimento delle società scientifiche nel congresso è l’evoluzione di un percorso avviato circa due anni fa, quando abbiamo iniziato a collaborare allo svolgimento di corsi di formazione. Come ho detto prima, l’evoluzione della professione odontoiatrica richiede competenze specifiche, trasversali, cliniche ed extracliniche. Queste esigenze formative, manifestate dal socio ANDI richiedevano risposte adeguate e risorse non sempre disponibili alle numerose Sezioni provinciali ANDI diffuse su tutto il territorio italiano. C’era necessità di rendere la formazione evidence-based, omogenea, indipendente dalle opinioni del singolo. È evidente che le società scientifiche dispongono di contenuti e di “esperti” in grado di garantire tutto ciò. Abbiamo quindi raggiunto accordi con più società scientifiche e svolto oltre 50 corsi in presenza in tutto il territorio nazionale. La modalità è lineare: concordiamo alcuni argomenti che la società scientifica ritiene fondamentali per una buona pratica clinica, tra i quali le Sezioni e i Dipartimenti ANDI possono scegliere quello che ritengono più coerente con la loro programmazione. La società scientifica seleziona il relatore disponibile in base all’argomento e alle date indicate e lo comunica alle Sezioni/Dipartimenti per l’organizzazione finale del corso. Lo stesso ruolo avranno le società scientifiche al congresso ANDI: portare il messaggio formativo evidence-based che ritengono importante per una pratica clinica di qualità nella disciplina di loro competenza. Una domanda logica potrebbe essere: perché le società scientifiche formerebbero i numerosi soci ANDI e non esclusivamente i loro soci. La risposta è altrettanto logica: è un principio etico fondamentale che coinvolge tutti i professionisti sanitari, indipendentemente dall’appartenenza a singole società, e consiste nel garantire l’equità nei processi di cura e di assistenza sanitaria. Le società hanno un ruolo importante nella costruzione del core delle conoscenze della loro disciplina e nella traduzione dei risultati della ricerca in raccomandazioni di buona pratica clinica. Credo che, invece, la diffusione delle conoscenze non possa essere eticamente limitata esclusivamente ai soci di una società, poiché la garanzia di equità delle cure è un principio alla base dell’atto medico. La disponibilità, e devo dire in molti casi l’entusiasmo, con cui le società scientifiche hanno condiviso questo progetto evidenzia la consapevolezza di quanto detto e del ruolo che ANDI, con le sue strutture, risorse, competenze e relazioni, può avere. Connessioni, quindi, è un termine quanto mai appropriato.  

In attesa di conoscere nel dettaglio il programma scientifico, quali anticipazioni può darci su relatori ed argomenti, quali pensa saranno quelli a cui i partecipanti guarderanno con più attenzione?

È già disponibile un sito dedicato (clicca qui) che si sta progressivamente popolando di contenuti interessanti. Il sito rappresenta lo spazio di raccordo naturale, sempre in tema di “connessioni”, per tutte le attività legate al congresso. Al suo interno stanno confluendo i video con le interviste ai relatori, ai presidenti delle società scientifiche e ai partner. È stata avviata una serie di brevi webinar di presentazione dedicati agli argomenti che verranno trattati al congresso, le cui registrazioni rimarranno fruibili online.  Tutto questo per consentire ai partecipanti di conoscere in anticipo i contenuti e di scegliere le relazioni più adeguate alla loro formazione. Tutta l’attività precongressuale ha una sua declinazione social, così da poter essere comunicata e condivisa nel migliore dei modi, coinvolgendo quanti più professionisti possibile. Per fare fronte alle esigenze di tutti sono state previste più sale in cui si svolgeranno le relazioni in programma, che saranno registrate integralmente e, in breve tempo, rese disponibili ai partecipanti, che avranno, quindi, modo di disporre anche delle relazioni svolte contemporaneamente in altre sale. Nonostante si possa pensare che gli argomenti più seguiti siano quelli meno specialistici, personalmente spero che i partecipanti abbiano interesse a seguirli tutti, direttamente o in differita. Questo perché anche le discipline più specialistiche forniranno informazioni importanti per una pratica professionale svolta a 360°.  

Sarà un Congresso pensato per gli odontoiatri o per tutto il team: ASO, igienisti dentali, odontotecnici?

Avremo circa 20 società scientifiche, il che comporta un’organizzazione davvero complessa e richiede spazi notevoli. Saranno trattati tutti gli argomenti e, pertanto, si parlerà anche di prevenzione e protesi. Le ASO avranno spazi specifici, ma è la loro formazione a presentare caratteristiche specifiche. Come detto, il congresso sarà un’esperienza interessante ed è parte di un progetto che avremo occasione di analizzare nei suoi risultati e di valutare se ci siano i presupposti per ampliare ulteriormente le partecipazioni.

Infine una considerazione sulla location, il Parco della Musica di Roma.

Una struttura favolosa, in una città splendida. Abbiamo bisogno di spazi, di più sale. In contemporanea, oltre alle relazioni delle società scientifiche, avremo anche workshop sostenuti da aziende. L’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” consente tutto questo e consente anche di differenziare i percorsi e di dare spazio alle aziende che ci supporteranno. Ma forse c’è anche un'altra ragione alla base della sua scelta. Ho avuto occasione di essere nelle sale dell’Auditorium durante concerti, oltre che durante congressi. In quelle occasioni si vive il senso della “connessione”: l’orchestra, che sembra un unico strumento, è in realtà una moltitudine “connessa” di strumenti; il suono che ti avvolge ti “connette” con loro; i presenti, nel loro silenzioso ascolto, praticamente immobili, sembrano un'unica entità. Un sistema complesso che rende unica l’esibizione. Non è mia intenzione paragonare un concerto a un congresso, ma riuscire a “sentire” il valore della “connessione” di tutto il sistema che costituisce la professione odontoiatrica, rendendola unica e affascinante, sarebbe fortemente motivante.



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