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01 Luglio 2014

Nuovo Statuto e futuro pensionistico dei dentisti. Intervista al Vicepresidente vicario ENPAM Giampiero Malagnino


L'approvazione del nuovo Statuto ENPAM chiude un lungo periodo di lavoro per adeguare l'Ente di previdenza dei medici e dei dentisti non solo alle nuove norme ma anche alle esigenze di trasparenza e rappresentanza emerse negli anni. Un percorso non semplice connotato anche da polemiche che, certamente, continueranno dopo la sua approvazione.
Per capire quali sono le novità e come il nuovo statuto potrà incidere, in positivo, sulle pensioni future ma anche quale sarà il lavoro da fare ed i problemi da risolvere, abbiamo intervistato Giampiero Malagnino, dentista, vicepresidente vicario di ENPAM.

L'ENPAM ha un nuovo statuto, soddisfatto per quanto approvato?
 
Decisamente si. Un iter lungo e complesso che ha coinvolto i presidenti degli Ordini (l'attuale Consiglio Nazionale), le Consulte e tutti i Sindacati medici e odontoiatrici.
E' iniziato nel 2011 con la condivisione dei principi, poi la Commissione paritetica ENPAM-FNOMCeO ha analizzato tutti i problemi lasciando al Consiglio di Amministrazione ENPAM la responsabilità di scrivere una bozza di testo. Il documento è stato sottoposto all'attenzione del Consiglio Nazionale, poi alle consulte e, quindi, a tutti i sindacati.
A tutti sono state chieste osservazioni ed emendamenti che sono stati inviati al CdA. Questi li ha visionati e inseriti nella bozza per la valutazione definitiva del Consiglio Nazionale. Quasi l'80% degli emendamenti sono stati recepiti. Il Consiglio Nazionale ha apprezzato il lavoro svolto e il testo finale visto che è stato approvato con più dell'80% di si.

Quali sono i passaggi importanti per gli odontoiatri?

L'aspetto più importante e sul quale è stata trovata una totale condivisione è la presenza, autodeterminata, degli odontoiatri in Consiglio Nazionale e la presenza di un odontoiatra nel Consiglio di Amministrazione.
Un riconoscimento alla professione, ma anche all'impegno che abbiamo espresso, e saputo dimostrare, in questi anni nel governo e nel sostegno della Fondazione.

Tra le critiche c'è quella che vede il nuovo Consiglio nazionale composto da troppe persone con il rischio di immobilità?

Francamente non vedo rischio di immobilità del Consiglio Nazionale. Nei principi che erano stati presentati vi era un numero (100) di componenti che rispondeva alla esigenza di diminuire i costi. Avendo, però, riscontrato parecchie difficoltà nell'individuare il metodo per selezionare i presidenti di Ordine (ricordo che debbono essere la maggioranza nel Consiglio Nazionale) e, soprattutto, avendo lanciato la proposta di "assistenza allargata" prevista nel nuovo statuto, ci siamo resi conto che è indispensabile avere un "referente" territoriale che sappia, e debba, indirizzare gli interventi assistenziali. A Roma non si può conoscere in profondità le necessità dei singoli: c'è bisogno di una figura autorevole come il presidente dell'Ordine o della CAO che vigili e indirizzi.

L'approvazione è stata preceduta da una serie di polemiche e azioni da parte di alcuni presidenti OMCeO contrari. Su quali temi c'è stato il dibattito? C'è il rischio di una cosa legale che di fatto impedirà l'applicazione dello statuto?

Su molti punti la discussione è stata molto approfondita, cito due questione per esempio su cui è nato il dibattito. La possibilità di prevedere l'iscrizione all'ENPAM di altre professioni sanitarie che non ha avuto il consenso necessario, tanto che la proposta è stata ritirata e quella sulla presenza di genere. Su questa proposta alcuni avevano indicato il 50%, altri il 10, altri ritenevano non indispensabile prevederla, alla fine è stata accettata la presenza minima del 20% del genere meno rappresentato.

Ma le polemiche, alla fine, sono nate soprattutto sul numero di componenti del Consiglio Nazionale e sulla composizione del Consiglio di Amministrazione.

E' stata largamente minoritaria la proposta di un CdA composto da quattro medici e tre esperti: questi avrebbero dovuto essere responsabili degli investimenti e del patrimonio e rendicontare ogni sei mesi il Consiglio Nazionale. Una proposta che è stata considerata dal Consiglio di Amministrazione un ritorno al passato rispetto alla riforma della governance del patrimonio che prevede procedure tracciabili e non deleghe a terzi.

Altri argomenti sui quali avete discusso?

La spesa per un Consiglio Nazionale che passa da 106 a 180 membri: il Consiglio Nazionale, su proposta del CdA, ha votato una delibera che impegna a diminuire i costi di tutti gli organi statutari, rivedendo la struttura dei compensi.
 L'ultima polemica è stata sulle procedure di voto: dieci contrari alla proposta fatta dal CdA al momento in cui la stragrande maggioranza le ha votate, sono usciti dalla sala preferendo non partecipare al voto. Temo che lo abbiamo fatto più per precostituire un ricorso che per dimostrare dissenso. Ma non credo sia giusto e democratico non rispettare la volontà della maggioranza di una assemblea: troppo facile uscire sdegnati e ricorrere alla magistratura, dimostrando così scarso rispetto per i colleghi del Consiglio Nazionale, della democrazia e della Fondazione ENPAM.

Nonostante le questo mi sembra ottimista.

Si, sono ottimista. Il nuovo statuto contiene novità utili per un governo responsabile e moderno della Fondazione che potrà essere più vicina alle necessità dei suoi iscritti attivi, ed ha più strumenti per una governance del patrimonio responsabile, prudente, tracciabile e trasparente. L'iter per l'approvazione è stato poi lungo ed approfondito, sono stati ascoltati tutti gli interessati. Francamente non credo che si potesse fare di più e meglio nelle condizioni date, come non credo che sia giusto che 10 presidenti di Ordine su 106 possano chiedere, e ottenere di bloccare una operazione così importante voluta da tutti e approvata da 86 presidenti sui 101 presenti. Vedremo anche le eventuali osservazioni che i Ministeri vigilanti, eventualmente faranno.


Oltre allo statuto è stato approvato il bilancio che ha segnato un buon attivo. Tutto bene quindi per il futuro pensionistico dei dentisti?

Certamente. Per quanto riguarda la Fondazione il patrimonio è al sicuro e quest'anno ha reso il 5%, nonostante la crisi. Il problema vero per le future pensioni è il lavoro per gli iscritti. Se diminuisce, o peggio, manca, non c'è reddito e di conseguenza non ci sono versamenti che, poi, si tradurranno in redditi pensionistici. Altro problema sono le società che oltre a togliere, secondo me illegittimamente, lavoro alla libera professione non effettuano versamenti pensionistici. Sono problemi che indirettamente influenzano la pensione dei singoli, ma sui quali la Fondazione è attenta e vicina agli Ordini ed ai Sindacati che si battono per la tutela della libera professione. Infine, voglio ricordare che il Consiglio Nazionale ha approvato una proposta del CdA che taglia ancora i compensi dei membri degli organi statutari, indirizzando i risparmi al sostegno dei giovani colleghi in difficoltà.
Anche per questo, come ho detto in Consiglio Nazionale, sono orgoglioso di far parte di una Fondazione come l'ENPAM.

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