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13 Novembre 2014

L'odontoiatria restaurativa sarà la specialità del futuro. Una provocazione oppure realtà? Ne abbiamo parlato con il prof. Brambilla


Il prossimo 29 novembre all'Istituto Galeazzi di Milano si terrà il convegno dal titolo "Clinica e ricerca in odontoiatria restaurativa: la sintesi".
Con il prof. Eugenio Brambilla dell'Università di Milano, uno dei relatori dell'evento, abbiamo voluto capire perché l'odontoiatria restaurativa sarà la "vera scienza odontoiatrica del futuro", come viene affermato nella presentazione del programma del Congresso?

Tutta la medicina si orienta verso un approccio ad invasività ridotta e l'odontoiatria sta andando nella stessa direzione. La restaurativa in particolare, attraverso l'affermazione di tecniche adesive dirette ed indirette sempre più efficaci e performanti, sta appropriandosi di campi fino a non molto tempo fa dominati dalla protesi tradizionale. L'evoluzione dei materiali e delle tecniche è sempre più rapida e produce atteggiamenti e scelte terapeutiche sempre meno invasivi e contemporaneamente sempre più risolutivi. D'altro canto gli aspetti biologici delle interazioni fra materiali da restauro e flora orale rappresentano un focus molto enfatizzato della ricerca in Restaurativa e promettono di produrre le più interessanti innovazioni del prossimo futuro.

Quale è il filo conduttore del congresso?

Il filo conduttore che percorre tutti gli interventi è il tentativo di interazione e di sintesi fra le esigenze e le richieste della clinica e le possibilità offerte dalla ricerca. Il clinico ed il ricercatore interagiscono poco, soprattutto perché hanno un background differente e parlano un linguaggio differente. Non capirsi a fondo implica possibilità diverse e modi diversi di vedere problemi molto simili. La sinergia è la chiave del progresso. Il ricercatore deve sforzarsi di considerare il clinico e non le riviste scientifiche il destinatario del suo lavoro. Da parte sua il clinico deve sforzarsi di rendere comprensibili e realizzabili richieste spesso poco organiche basate sull'esperienza e sulle sensazioni individuali.

Lei terrà una relazione sul biofilm. Perché afferma che bisogna cambiare prospettiva per comprenderli?

Il nostro modo di considerare i microorganismi che colonizzano le superfici del nostro corpo, denti compresi, è molto cambiata negli ultimi anni. Ci siamo resi conto che spesso l'idea che avevamo di loro non era rispondente alla realtà e che cambiare punto di vista ci avrebbe portato grandi benefici. L'esempio più eclatante è stata la scoperta del fatto che, per risolvere il problema dell'ulcera gastrica, non fosse necessario ricorrere ad una chirurgia demolitiva e problematica, ma semplicemente utilizzare un antibiotico noto da molto tempo e a bassissimo costo, la penicillina. Ecco il nuovo obiettivo: capire le funzioni dei microrganismi che popolano le superfici del nostro corpo e le loro interazioni con noi e con i microrganismi che vengono dall'esterno e che possono crearci problemi. Nel cavo orale la situazione è identica.
I batteri colonizzano le superfici e si organizzano in comunità microbiche che vivono in equilibrio con noi, cioè il loro ospite, formando un biofilm.
In altre parole un sottilissimo film fatto da batteri ed altri microorganismi immersi in una colla biologica che loro stessi producono e che li ancora in maniera molto efficace alle nostre superfici, ad esempio quelle dei denti. I nostri microrganismi non hanno interesse a crearci problemi, perché distruggerebbero le superfici che abitano. Al contrario, quando qualche batterio pericoloso arriva dall'esterno i nostri biofilm gli impediscono, nella maggior parte dei casi di fermarsi stabilmente sulle superfici che colonizzano e di invaderci. E' il loro modo di dirgli "mi spiace, questo posto è già occupato". I problemi sorgono ad esempio quando noi stessi li mettiamo in difficoltà. Ad esempio inserendo nella dieta una quantità eccessiva di carboidrati o consumandoli troppo spesso. Loro rispondono a questo squilibrio modificando il  loro metabolismo e diventando pericolosi per i denti. Il problema sta nel fatto che questo nostro comportamento è sentito anche dal nostro organismo come sbagliato ed a lungo andare produce danni generali rilevanti. In futuro probabilmente arriveremo a considerare i biofilm orali come parte integrante del nostro organismo e parleremo non più di "malattie da biofilm" ma di "malattie dei nostri biofilm".

In tempi di crisi economica il fattore costo influisce sulla scelta del paziente di effettuare o meno le cure. Un tema che affronterete.  La restaurativa può rappresentare un'alternativa a soluzioni più costose?

Prima della restaurativa occorre focalizzare l'attenzione del paziente sulla prevenzione: realizzata fra le mura domestiche con l'aiuto del professionista (odontoiatra o igienista) e in studio, una o due volte l'anno. Questo approccio garantisce che gli elementi che necessiteranno del trattamento restaurativo, specie complesso, saranno pochi. La restaurativa moderna offre in ogni caso uno spettro di materiali e tecniche che consentono al Paziente un'ampia possibilità di scelta, sia dal punto di vista del risultato estetico e funzionale, sia dal punto di vista economico. I costi? Variano a seconda dei materiali scelti e dell'abilità del professionista: come spiegherà un pioniere dell'argomento, Franco Brenna. Le tecniche adesive, coniugate con la scelta digitale, possono ottenere risultati straordinari dal punto di vista qualitativo, con tempi operativi davvero ridotti e, conseguentemente, con costi biologici ed economici, decisamente contenuti rispetto al passato.

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