"Clinica e ricerca in odontoiatria restaurativa - l'innovazione": è il titolo del Convegno organizzato dal gruppo di odontoiatria restaurativa che opera presso il Servizio di odontostomatologia dell'Irccs Istituto ortopedico Galeazzi di Milano. Giunto ormai alla sua terza edizione, si terrà il prossimo 19 novembre presso l'Università Statale milanese e sarà presieduto dal professor Roberto Weinstein.
Rivolto ai clinici e ai ricercatori, l'evento persegue il costante tentativo di creare un ponte che favorisca lo scambio di idee e di informazioni.
A Eugenio Brambilla (nella foto), coordinatore scientifico con Franco Brenna ePaolo Pariset, abbiamo chiesto di parlarci del convegno e, più in generale, delle novità dell'odontoiatria restaurativa.
Professor Brambilla, ci può introdurre il convegno di Milano? Quali sono gli argomenti centrali e qualificanti?
Il filo conduttore che percorre tutti gli interventi è, ormai da tre anni e con successo sempre crescente, il tentativo di interazione e di sintesi fra le esigenze e le richieste della clinica e le possibilità offerte dalla ricerca. Il clinico e il ricercatore interagiscono poco, soprattutto perché hanno un background differente e parlano un linguaggio differente. Poiché la sinergia è la chiave del progresso, il ricercatore deve sforzarsi di considerare il clinico e non le riviste scientifiche il destinatario del suo lavoro. Da parte sua il clinico deve sforzarsi di rendere comprensibili e realizzabili richieste spesso poco organiche basate sull'esperienza e sulle sensazioni individuali. Quest'anno la main lecture del convegno sarà una relazione fatta a quattro mani da un clinico e un ricercatore, entrambi di fama internazionale.
Un ulteriore aspetto di interesse che tengo a segnalare è l'argomento della medicina narrativa e in particolare dell'odontoiatria narrativa, introdotta quale tema di profonda innovazione nei rapporti odontoiatra-paziente. Le esperienze internazionali in questo campo svelano inattesi sviluppi nella comprensione del ruolo della narrazione della malattia nel rapporto medico-paziente e nella possibilità di padroneggiare uno strumento di inaspettata potenza a vantaggio di entrambi.
In generale, quali sono le principali novità in tema di conservativa e restaurativa, e qual è il ruolo dell'innovazione?
Tutta la medicina, soprattutto nelle discipline chirurgiche di cui l'odontoiatria fa parte, si va orientando verso soluzioni innovative a invasività ridotta, dalla cardiochirurgia alla chirurgia oculistica. Da questo punto di vista l'innovazione, sia nelle tecniche che nei materiali, rappresenta il motore principale del processo. Minore invasività, minor tempo, minor costo, migliori risultati. L'odontoiatria sta andando nella stessa direzione, sotto la potente spinta della crisi economica. Uno stimolo che non si sta dimostrando sempre negativo. La restaurativa in particolare, attraverso l'affermazione di tecniche adesive dirette e indirette sempre più efficaci e performanti, sta appropriandosi di campi fino a non molto tempo fa dominati dalla protesi tradizionale. L'evoluzione dei materiali e delle tecniche è sempre più rapida e produce atteggiamenti e scelte terapeutiche sempre meno invasivi e contemporaneamente sempre più risolutivi. I confini fra le diverse discipline diventano meno definiti e l'introduzione di tecnologie in pieno divenire, quali il Cad-Cam, promette di attingere risorse intellettuali dai settori più avanzati della bioingegneria. D'altro canto gli aspetti biologici delle interazioni fra materiali da restauro e flora orale rappresentano un focus molto enfatizzato della ricerca in restaurativa e promettono di produrre le più interessanti innovazioni del prossimo futuro. I materiali che utilizziamo per la restaurativa diretta hanno raggiunto un grado di maturità e delle performances da rendere ormai centrale il ruolo dell'addestramento dell'operatore piuttosto che la scelta del materiale.
Che valore ha oggi questa branca dell'odontoiatria quando molti pensano di risolvere tutto estraendo e inserendo impianti?
Ancora oggi la restaurativa rappresenta la base dell'odontoiatria, sia in termini di risultati che di impostazione mentale. L'implantologia ha fatto passi da gigante ma il suo ritmo di innovazione va lentamente rallentando. Basta guardare l'atteggiamento che ora abbiamo nei confronti delle perimplantiti. Si elaborano nuove superfici e poi si rivalutano quelle datate... Le tecniche adesive e lo sviluppo di nuovi materiali da restauro appaiono invece in piena fase di espansione, con risultati che, per una volta, lasciano sbalorditi anche i pazienti, le cui richieste, ricordiamolo, sono un potente fattore di guida della direzione verso cui innovare.
Adelmo Calatroni
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