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30 Luglio 2020

Si fa presto a dire ‘’semplificazione’’

Per “semplificazione” si intende quella per i cittadini o quella per i funzionari pubblici? E’ il dubbio dl dott. Mele che porta alcuni esempi di semplificazione burocratizzata


Egr.Direttore,

noto con estremo disappunto che l’attuale Governo ha recentemente fatto un salto di qualità (si fa per dire), passando dalle promesse alle minacce, nello specifico nei confronti degli Ordini professionali in merito alla obbligatorietà di comunicazione della PEC da parte degli iscritti, accusandoli di non aver fatto il proprio dovere in merito a questa disposizione di legge. Ne “Il Dizionario del Diavolo” di Ambrose Bierce, alla voce "accusare" leggiamo: “affermare la colpa o l’indegnità dell’altro, il più delle volte per giustificare un nostro torto nei suoi confronti”. Questa è, a mio giudizio, la perfetta rappresentazione dell’atteggiamento del Governo verso gli iscritti agli Ordini professionali. 

Ha fatto bene il Presidente FNOMCeO dottor Anelli a rimarcare le attuali difficoltà sulla PEC, ma soprattutto, seppure con garbo istituzionale, la scarsa padronanza giuridica che ha ispirato le forme di ritorsione minacciate. In passato si sono verificate situazioni simili, ma la sanzione ventilata per gli Ordini era stata quella del “commissariamento ad acta” (cioè solo per quella funzione) o una sanzione economica.

Oggi, invece, si paventano misure molto probabilmente anticostituzionali e, in ogni caso, sproporzionate alle inadempienze contestate. Emergenza COVID anche questa?Abbiamo già visto come la legge del 2008 che rendeva obbligatoria la PEC la prevedeva come mezzo veloce ed efficace di comunicazione tra cittadini, professionisti e imprese da una parte, e Pubblica Amministrazione dall’altra.

Buona regola di uno Stato serio sarebbe stata quella di rendere a tal fine operative ed omogenee tutte le sue emanazioni, sia nazionali che locali, prima ancora di chiedere ai cittadini di servirsene.

Il che, dopo ben 12 anni, non è assolutamente avvenuto.

Molte sono attualmente le PA che non hanno un indirizzo PEC o che non hanno opportunamente comunicato allo Stato il proprio indirizzo per l’iscrizione nell’apposito registro, che nel frattempo è diventato doppio (altro fulgido esempio di semplificazione), rendendo nulle molte comunicazioni e notifiche perchè l’indirizzo PEC era stato desunto dal registro sbagliato.

Nel frattempo, provvedimenti verso le PA inadempienti zero ed ancora nessuna soluzione.In questi ultimi mesi la PA si è, in maniera talvolta arbitraria, ridotta negli orari e nelle funzioni. Tale comportamento ha avuto ricadute nella nostra già difficile vita quotidiana, come anche nei rapporti tra le professioni e la PA. Ad esempio, nell’ambito della giustizia amministrativa, gli Uffici postali chiusi hanno reso impossibili le notifiche da effettuare alle Pubbliche Amministrazioni. L’alternativa, costituita dalla facoltà di notifica a mezzo PEC, si è rivelata incerta, talvolta impossibile. Chiedere per conferma ad avvocati e commercialisti.Lo stesso dicasi per molte circostanze della nostra attività odontoiatrica, a partire dalla validazione INAIL di alcuni DPI.

Ed oggi, di fronte a queste inadempienze, lo Stato pretende da noi quello che non è riuscito a fare per sé? E, di fronte alle proposte che gli giungono da più parti, si legge che tali soluzioni, seppure apparentemente efficaci, sono di difficile applicazione, specie nell’emergenza attuale, considerato che le amministrazioni inadempienti sono molto numerose e le tempistiche strette non consentono una prassi così articolata. C

ioè esattamente quello che non vuole sentirsi dire da noi?

Addirittura, in tempi recentissimi, la Regione Toscana ha vietato che la PEC venisse usata per inviarle un Protocollo anti-COVID, peraltro di dubbia utilità amministrativa, e l’INAIL, dopo un breve periodo nel quale accettava la PEC quale mezzo per inviarle la certificazione di avvenuto controllo della messa a terra, ora pretende che si faccia attraverso il suo Portale telematico CIVA (che non è il massimo esempio di semplicità e con la sorpresa di un piccolo “contributo spese”).
Già, i portali telematici! Non ce n’è uno uguale: INAIL, INPS, Regioni, Comuni, Agenzie, Uffici vari, perchè nessuno, guarda caso, ha pensato di farne uno solo per tutta la PA, o comunque aventi un minimo di interfacciabilità. E poi ognuno con i suoi codici, password consegnate a puntate, problemi di connessione, difficoltà di interpretazione, ovviamente costi di manutenzione e di aggiornamento. 

Ma allora mi domando: ma se la maggior parte dei rapporti con le PA è stata trasferita sui portali, a cosa servirà la PEC?
Per “semplificazione” si intende quella per i cittadini o quella per i funzionari pubblici che non avranno più nemmeno la necessità di protocollare le PEC e qualunque errore o ritardo sarà solo e soltanto quello asettico e anonimo intervenuto tra noi ed il relativo portale?

Leggo però sulla Sua Rivista che il Governo ha grandi progetti, annunciati nel Decreto Semplificazioni. Ne sintetizzo i passaggi più “onirici”:

 - cittadinanza digitale e sviluppo dei servizi digitali della PA / accesso a tutti i servizi digitali della PA tramite SPID / domicilio digitale per i professionisti, anche non iscritti ad albi / semplificazione e rafforzamento del domicilio digitale per i cittadini / semplificazioni per il rilascio della CIE / semplificazione della firma elettronica avanzata / regole omogenee per tutte le PA per gli acquisti informatici (il che vuol dire che continueranno a spendere individualmente) / formazione digitale dei dipendenti pubblici e progettazione dei servizi digitali ai cittadini / semplificazione e rafforzamento dell’interoperabilità tra banche dati pubbliche e misure per garantire piena accessibilità e condivisione dei dati tra le PA / sperimentazioni mediante l’impiego delle tecnologie emergenti – Il tutto poi, ovviamente, avverrà salvo intese

Anche al lettore più benevolo non può sfuggire il fatto che, dopo il parziale fallimento della più semplice PEC, l’ambizione che anima questo progetto è pari soltanto alla incapacità di realizzarlo.

E la semplificazione? Il paradiso può attendere.

Dottor Renato Mele VicePresidente ANDI Toscana

 
 

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