L’argomento trattato in questo numero di Mondo Ortodontico molto probabilmente sarà ripreso in un fascicolo successivo ed è particolarmente appassionante non solo per i giovani ortodontisti ma anche per chi, come me, esercita questa professione da molti anni. La terapia delle disarmonie di III Classe dei mascellari, infatti, implica lo studio accurato di numerose variabili legate all’etiopatognesi, all’auxologia, allo sviluppo e alla crescita cranio facciale, ai tempi di trattamento, alla scelta della tecnica terapeutica e infine anche alla consapevolezza di una certa nozione di rischio. È semplicemente un elenco, un sommario non esaustivo ma sufficiente per rappresentare le difficoltà e rendere la terapia di queste dismorfosi ancora più interessante. Il tema che riguarda l’inizio del trattamento non presenta a prima vista controversie particolari. Per la maggior parte dei ricercatori la risposta è una sola: “Il più presto possibile!” Un’affermazione così semplice comporta comunque l’obbligo da parte del clinico di definire al meglio il percorso della terapia dall’inizio alla fine; ed è a questo punto che subentra la necessità di affrontare una certa percentuale di rischio di previsione. In principio non esistono dubbi, la terapia ortopedica deve essere precoce e, se possibile, cominciando già all’età di circa quattro anni. Iniziando precocemente siamo favoriti nel guidare le basi ossee di origine membranosa durante il loro sviluppo e nel controllare entro limiti ristretti la crescita della mandibola nonché nel migliorare la funzione masticatoria, in particolare quella incisiva. Tuttavia, più precocemente iniziamo, più difficile diventa per l’ortodontista fare previsioni certe sugli sviluppi futuri di tutto l’iter terapeutico. Si tratta una “terapia intercettiva”? Non credo che sia possibile stabilirlo quando iniziamo così presto e comunque una tale definizione può essere attribuita solo a un numero limitato di casi. Ricordo al riguardo il pensiero della prof. Isabella Tollaro che considera l’intercettamento come “individuazione, valutazione, controllo o neutralizzazione dei fattori di aggravamento della malocclusione iniziale”.
È vero che la noxa ereditaria non è l’unica causa della dismorfosi e che sono fondamentali i fattori ambientali come le alterazioni respiratorie, la deglutizione e le anomalie posturali. Siamo però sempre in grado di controllare e neutralizzare questi fattori? È quindi molto più semplice e realistico parlare solo di “terapia precoce” perché una III Classe scheletrica è già geneticamente stabilita al momento d’inizio della terapia, oltre a tutti i fattori ambientali presenti nel piccolo paziente, e la sua espressione clinica più completa si manifesterà solo qualche anno più tardi. La recidiva è quindi uno degli argomenti da considerare nel piano terapeutico globale...
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