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03 Dicembre 2012

Affidabilità delle sovrapposizioni trimensionali nel trattamento distalizzante dei molari superiori

di G. Rolla, A. Macchi, A. Caprioglio


Obiettivi. Scopo del lavoro è quello di proporre un metodo semplice per effettuare la sovrapposizione tridimensionale di tomografi e Cone
Beam su punti di repere anatomici stabili durante la crescita del paziente.
Materiali e metodi. Due pazienti di età media 13,1 anni in II Classe molare sono stati sottoposti all'esame tomografico pre- e post-distalizzazione dei primi molari superiori attraverso due terapie differenti: il Pendulum di Hilgers e l'MGBM System. La terapia ha avuto la durata di circa 7 mesi. Il risultato ottenuto è stato confrontato con le sovrapposizioni bidimensionali eseguite con due diversi metodi: il "Best Fit" e il metodo strutturale di Bjork. L'esame consiste in una tomografi a Cone Beam a bassa dose di radiazioni, eseguito attraverso il macchinario ILUMATM con dimensione voxel 0,3 mm 3. La procedura di realizzazione è suddivisa in fasi. Il posizionamento delle slice secondo i piani di riferimento è il primo passaggio. Il secondo passaggio consiste nella segmentazione del volume, per dividere le componenti anatomiche da sovrapporre localmente. Infine le due tomografie sono pronte per essere sovrapposte per punti.
Risultati. Le sovrapposizioni ottenute con questo metodo possono considerarsi affi dabili se paragonate ai cambiamenti dento-scheletrici rilevati dagli studi effettuati in precedenza e dalle sovrapposizioni bidimensionali. Tuttavia non può considerarsi completo per la mancanza di un procedimento che quantifi chi l'entità della variazione visibile tra le due tomografie. Il confronto tra sovrapposizione 2D e 3D ha messo in luce i limiti della prima tecnica e i vantaggi dell'altra. La teleradiografi a presenta degli errori di base che non permettono una localizzazione univoca dei punti di repere, attraverso la CBCT è possibile invece valutare ogni componente del cranio presa singolarmente e in tutte le proiezioni, senza avere ingrandimenti. È possibile quindi valutare le variazioni in sagittalità e verticalità in entrambi i lati del paziente, esaminare la posizione condilare e della radice dei denti all'interno del processo alveolare in tre dimensioni.
Conclusioni. Sicuramente il progresso sta portando a convertire tutti i metodi diagnostici bidimensionali in tridimensionali e il metodo può considerarsi una base su cui costruire un sistema più semplice e completo, permettendone l'utilizzo a tutti i clinici.



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