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20 Settembre 2007

Compromissione pulpare da compositi e adesivi

di R. Ferdeghini


L’utilizzo di routine di resine composite nell’esecuzione di otturazioni di I, II e V classe si è accompagnato a un aumento dei casi di sensibilità postoperatoria. La compromissione pulpare dopo tali ricostruzioni può essere tanto grave da richiedere anche il trattamento endodontico.
Dalla revisione della letteratura emerge che i due meccanismi eziopatogenetici maggiormente studiati per spiegare gli inconvenienti precedentemente segnalati sono la microinfiltrazione batterica e la tossicità diretta dei sistemi adesivi.
Gli Autori che studiano la microinfiltrazione batterica sostengono che non vi possa essere uno stato di sofferenza pulpare senza una concomitante presenza batterica. La componente batterica, ovviamente, si diffonderebbe fino alla polpa attraverso l’interfaccia dente-ricostruzione. In quest’ottica assume importanza, ai fini della prevenzione della sensibilità postoperatoria, attuare ogni possibile precauzione per aumentare il sigillo marginale della ricostruzione stessa.
Vengono quindi presi in esame, alla luce di quanto riportato in letteratura, determinati aspetti tecnici introdotti recentemente nella clinica, tra questi l’utilizzo di composito fluido, l’utilizzo di sistemi adesivi automordenzanti, l’utilizzo di adesivi ad alta densità e anche l’utilizzo di diversi tipi di lampade polimerizzanti. Viene infine proposto un protocollo operativo che, in considerazione di quanto emerso dalla revisione bibliografica, dovrebbe minimizzare la problematica della microinfiltazione.
Gli Autori, che invece hanno investigato nella direzione della tossicità diretta dei sistemi adesivi utilizzati in associazione ai compositi, basano le loro convinzioni su ricerche in vitro e in vivo in cui viene innegabilmente documentata un’azione tossica soprattutto dei monomeri resinosi quali, per esempio l’HEMA.
È veramente sorprendente poi scoprire come la concentrazione di tali monomeri resinosi negli adesivi presenti sul mercato sia notevolmente più alta di quella già riconosciuta come tossica nelle ricerche sperimentali.
L’azione citotossica può essere immediata, ma altrettanto importante è l’azione irritante cronica legata soprattutto alla continua dismissione di particelle di monomero non polimerizzate. Lo stato di infiammazione cronica che ne deriva può essere alla base di uno stato di immunodepressione che a sua volta potrebbe spiegare una maggior suscettibilità della polpa a un’aggressione da parte di una ridotta carica batterica. Attualmente questa è l’unica ipotesi patogenetica, evidenziabile dalla revisione bibliografica, che accomuni microinfiltrazione batterica e tossicità diretta.

Pulp damage following composite resins use
Postoperative tooth sensitivity in class I, II and V composite restorations continues to be an unpredictable problem in dentistry with the risk of removing restorations or even of an endodontic treatment.
Bacterial microleakage and toxicity of adhesive components are the first possible causes.
In the microleakage hypothesis pulp response depends on the capability of filling materials to prevent a bacterial presence in the interface tooth-restoration. Methods to improve adhesion and techniques to reduce microleakage are reviewed.
On the other side many studies have demonstrated the direct toxicity of resin monomers, especially Hema. The short- and long-term cytological effects of resin monomers are explained.
A pathogenic explanation combining microleakage and direct toxicity is finally presented.

Qualifiche Autori:
Libero professionista - Monza

Dental Cadmos 2007; 7: 101-11

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