I soliti malpensanti potrebbero dire che una bocca sana allunga la vita del dentista, visto che gli fa guadagnare tanti soldi. Dell’allungamento, in realtà, potrebbero giovarsi di più le persone che hanno buona cura della salute orale, come suggerisce una lunga ricerca iniziata più di vent’anni fa. Era il 1985: gli odontoiatri in Italia erano dei neonati, i parodontologi tenevano congresso in sale da cento posti e nessuno immaginava che tra parodontiti e malattie sistemiche potessero venire alla luce le correlazioni di cui oggi sappiamo.
In quello stesso anno, presso l'Istituto di odontologia del famoso Karolinska Institutet (Svezia) si ebbe un’idea futuristica: seguire nel tempo la mortalità di un campione di popolazione e ricercare eventuali correlazioni con la salute parodontale per stabilire se questa fosse un indicatore del rischio di morte prematura.
3.273 persone residenti nell’area di Stoccolma vennero scelte casualmente tra i nati il giorno 20 di ogni mese nel decennio 1945-1954 e fu spiegato loro lo scopo della ricerca. Di essi 1.676 (51,2 per cento uomini) accettarono subito e costituirono il gruppo sperimentale.
In tutti i soggetti i ricercatori rilevarono la formula dentaria, gli indici parodontali e la profondità delle tasche, classificando come parodontitico chi aveva almeno una tasca più profonda di 5 mm. Come gruppi di controllo vennero considerati l’insieme di soggetti coetanei viventi a Stoccolma e nell’intera Svezia. Dal 1985 al 2001 i campioni furono seguiti per rilevarne la mortalità e le cause di morte in base alle classificazioni nosologiche internazionali.
L’esito della ricerca, pubblicato sul "Journal of Periodontal Research", attestava che negli adulti compresi tra 30 e 40 anni di età la perdita di molari per parodontite è un fattore di rischio che diminuisce l’aspettativa di vita.
Come era stato dimostrato da una ricerca precedente, i molari sono i denti che più spesso vengono colpiti dalla parodontite. Nel presentare i loro risultati, i ricercatori citavano studi precedenti: sono stati scoperti alti livelli di anticorpi contro i principali patogeni parodontali nelle persone affette da coronaropatie conclamate o subcliniche; inoltre è stato dimostrato che in presenza di parodontite lo spessore medio dell’intima della carotide è maggiore rispetto a un parodonto sano; ciò significa che la parodontite si associa allo sviluppo di lesioni aterosclerotiche precoci nei soggetti senza malattia coronarica conclamata o subclinica.
In precedenza, altri studi avevano suggerito che la morte prematura potesse dipendere da un effetto combinato di parodontopatia e altre lesioni orali (pericapicali, cariose).
In sintesi, la perdita di molari in adulti ancora giovani indica una storia più o meno lunga di infiammazione cronica e aggressione batterica ma può anche significare una sottostante debolezza dei meccanismi difensivi. Una carica batterica orale molto alta che persiste per anni e anni potrebbe contribuire alle malattie che portano alla morte prematura; quindi, ridurre la carica batterica e identificare i microrganismi responsabili sono obiettivi di importanza critica. Gli antichi Romani dicevano che la goccia scava la pietra: cose piccole e apparentemente innocue capaci di minare organismi molto più grandi e complessi.
GdO 2007; 14
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