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21 Gennaio 2008

Comunicare con le impronte: commento di Alfredo Ronchetti

di Redazione


"Concordo anch'io sul fatto che le impronte double-arch non vanno bene per gli stessi motivi. Inoltre, per quanto riguarda l'arco facciale, posso confermare che è in via di abbandono: io ne ricevo 2-3 all'anno pur avendo un laboratorio con tre dipendenti. Vorrei fare anche notare che troppo spesso le impronte arrivano in condizioni precarie: presenza di sangue o saliva, confezioni che non garantiscono contro urti o deformazioni, materiali incompatibili (per esempio alginati o polieteri) nello stesso sacchetto.
L'impronta andrebbe trattata con cura: non di rado l'alginato arriva secco o rigonfio di umidità oppure i margini delle preparazioni risultano arrotondati sul modello di gesso, perché il olietre è stato lasciato alla luce e si è modificato.
Purtroppo, non tutti i dentisti hanno l'umiltà di riconoscere un errore: a me è capitato di perdere un cliente prorpio perchè più di una volta gli avevo cheiesto di riprendere un'impronta. Ma, in ogni caso, non lo rimpiango: l'impronta è l'unico mezzo di comunicazione tra studio e laboratorio, se non è ben leggibile non ci si può capire."

Visiti l'articolo di Gordon Christensen sopra commentato cliccando qui

GdO 2007; 18

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