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05 Giugno 2008

Contro la carie uno strumento dal futuro

di Caterina Micol Cabrini


Chi può sapere oggi di quali strumenti disporrà l’odontoiatra tra dieci anni per individuare le lesioni cariose?
È difficile immaginare il futuro con un presente in continuo cambiamento, ma un’idea in proposito la possono fornire due ricercatori di Taiwan che, nel loro laboratorio di ingegneria, hanno messo a punto uno strumento dotato di una sorta di punta liquida capace di valutare la superficie dello smalto, anche quella che si trova tra dente e dente, e di “capire” se si tratta di tessuto sano o intaccato da una lesione cariosa.
“Immaginate una penna con punta fine, e che su questa punta vi sia una sorta di ‘palloncino’ liquido in grado di aderire con buona parte della sua superficie a quella del dente che si vuole esaminare” descrive Shao-Hsuan Chang, ricercatore presso il Dipartimento di ingegneria della National Tsing Hua University di Hsinchu, a Taiwan. “Lo strumento che abbiamo messo a punto e sperimentato su alcuni premolari estratti funziona proprio in questo modo: la soluzione salina resa continuamente disponibile da un serbatoio viene messa a contatto con il dente e modifica la sua forma a seconda della conformazione della superficie che incontra a cui tende ad aderire, mentre una sorta di ‘canale’ fatto di aria la isola lateralmente dall’ambiente circostante e soprattutto dal contatto con la saliva, che potrebbe inficiare il risultato della rilevazione.”
La nuova sonda, il cui funzionamento è stato spiegato in un articolo pubblicato dalla rivista Biomedical Microdevices, è uno strumento di tipo elettrico. “Il principio che abbiamo sfruttato per ottenere una sonda efficiente è quello dell’impedenza, ossia della forza di opposizione chei diversi tessuti offrono al passaggio di una corrente elettrica alternata” prosegue il ricercatore; “tessuti molto solidi e compatti come lo smalto dentale quando è sano offrono una grande resistenza e, proprio per la loro struttura, hanno un’impedenza estremamente alta dovuta al fatto che i cristalli di idrossiapatite da  cui sono costituiti sono molto solidi e collocati in modo compatto l’uno accanto all’altro; quando invece lo smalto è demineralizzato e danneggiato da una lesione cariosa, anche se essa è in una fase iniziale, diventa poroso e aperto all’infiltrazione dei liquidi dell’ambiente circostante: questo tipo di tessuto presenta un’impedenza inferiore rispetto allo smalto sano.”
Uno dei pregi dello studio è proprio quello di avere quantificato la differenza della conduttività della corrente elettrica nel tessuto sano e in quello demineralizzato. “Dai risultati dei nostri esperimenti, condotti per ora in laboratorio su denti estratti, è emerso che l’impedenza dello smalto danneggiato dalla carie è 20 volte inferiore rispetto a quella del tessuto sano” dice ancora il ricercatore; “questo rende lo strumento che abbiamo sperimentato un metodo molto preciso, oltre che estremamente economico, per la rilevazione anche delle carie che non sono identificabili, o lo sono difficilmente, attraverso i metodi tradizionali. La punta liquida infatti, come abbiamo verificato nel modello utilizzato in laboratorio, viene per così dire ‘attratta’ dalla superficie idrofilica del dente, qualsiasi forma essa abbia: anche quando la superficie da esaminare è costituita dalle pareti interprossimali di due denti adiacenti, la punta della sonda è in grado di modificare la sua forma, di ‘infilarsi’ tra le pareti e di rilevare le eventuali differenze nell’impedenza dei tessuti dentali.”
Gli autori spiegano nel testo dello studio che in passato sono stati sperimentati altri strumenti elettrici, ma che nessuno di questi aveva raggiunto i risultati offerti dalla sonda con punta liquida. “Erano stati realizzati per esempio strumenti elettrici con una sottile punta ricoperta di metallo che, se da un lato consentiva di avere risultati molto precisi nella misurazione, rendeva quasi impossibile esaminare in tempi ragionevoli tutta la superficie del dente” conclude Chang; “il nostro prototipo, invece, è in grado di adattare sia laforma sia la grandezza della punta liquida in un modo che lo rende efficiente nell’analisi delle superfici dentali; il fatto che riesca poi ad analizzare anche quelle più nascoste in un modo veloce e, dal punto di vista dei costi, anche relativamente economico, lo rende sicuramente uno strumento promettente per l’odontoiatria degli anni a venire”.

 
 

GdO 2008; 7

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