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18 Settembre 2023

Pubblico o Privato: l’odontoiatria del futuro ha un solo binario?

L’uscire da un modello centenario è cosa assai complicata, dice il prof. Gagliani aggiungendo che sarebbe ora di avanzare risposte adeguate, prima che un mercato furibondo abbia il sopravvento

di Massimo Gagliani


Il mio amico Norberto Maccagno nello scorso DiDomenica ha solleticato i miei interessi sull’argomento del futuro: l’Odontoiatria dell’anno che verrà.Il quadro sembra essere più complicato rispetto a qualche anno fa; le paventate riduzioni della spesa pubblica sulle discipline cardine della Medicina obbligheranno, si pensa, molti pazienti a, con la risposta ovvia: meglio il cardiologo! 

E fin qui tutto normale. 

Di fronte a questa rivoluzione, che necessita di risposte innovative da parte di ogni categoria odontoiatrica, noto un pericoloso “surplace”, uno smarrimento stagnante, figlio di un disorientamento generazionale che non trova guide, se non attraverso iniziative parcellari e poco coordinate. 

L’avvicendamento nella pratica – abbiamo una classe odontoiatrica vecchia – o la creazione di realtà odontoiatriche con proprietà miste pubblico-privato sono due dei temi più rilevanti che si posano sul tappeto.
Tuttavia, al di là del problema organizzativo, rimane aperta la questione della nuova odontoiatria: un’odontoiatria che potrebbe trarre profitto e riscontro economico dall’ottimizzazione dei flussi digitali, dalla logica del pizzicagnolo odontoiatrica per arrivare, senza tradire i fondamenti della Medicina ippocratica, a quella del “mall” odontoiatrico moderno. 

Un’area di servizi, erogati da differenti competenze, con un’ottimizzazione delle risorse, volte al contenimento dei costi, e al contenimento dei costi gestionali, vera garrota dell’odontoiatria moderna.

L’uscire da un modello centenario è cosa assai complicata; pur essendo diversi quelli che l’hanno già messo in pratica, rimangono una stretta minoranza. In seno a questi esistono anche fuorvianti disparità che, alla fine, generano incertezze non solo tra i colleghi ma anche, e soprattutto, tra i pazienti. 

Sarebbe ora di pensarci prima che un mercato furibondo imponga delle regole mal digeribili.


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