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20 Luglio 2016

L'utilizzo del laser in odontoiatria. LEAD consiglia quando utilizzarlo e perchè


Oggi più che mai l' odontoiatra, per affrontare coscienziosamente la professione e ridurre al minimo il margine di errore ed il rischio di fallimento terapeutico, deve provvedere ad un continuo
aggiornamento così da mantenere attuale la sua formazione professionale.
L'Odontoiatria, inoltre, tende  sempre più ad essere conservativa e mini invasiva grazie anche alla tecnologia che mette a disposizione sofisticati strumenti che contribuiscono a rendere gli interventi terapeutici sempre più sicuri ed accurati.
Ad esempio l'ausilio della microscopia, così come l'utilizzo della chirurgia ultrasonica o del laser, con la sua versatilità e modulabilità, rendono le cure odontoiatriche molto meno dolorose per i pazienti, aumentandone quindi sia il grado di soddisfazione che la compliance.
Da tempo il laser è uno strumento che trova una vasta gamma di applicazioni in campo medico e in quasi tutte le branche e specializzazioni viene utilizzato con successo.

Anche negli studi odontoiatrici, l'uso del laser ha permesso da tempo ai professionisti che se ne avvalgono, di migliorare la qualità delle proprie prestazioni e, soprattutto, di mettere i pazienti nella condizione di approcciarsi alle diverse cure con maggiore tranquillità, vista la mini invasività, la predicibilità delle terapie e il miglioramento del decorso postoperatorio.
Ciò non vuol dire che, con l'odontoiatria laser assistita, vengano abbandonati gli strumenti la cui efficacia è comprovata e consolidata dai successi terapeutici testimoniati dai pazienti curati e mantenuti sani nel tempo: il laser può costituire però un valore aggiunto in molte terapie odontoiatriche.

La tecnologia laser, essendo in costante evoluzione, richiede però una preparazione di base che
metta nella condizione di poter usufruire appieno delle sue potenzialità.
L'impiego del laser, infatti, si può definire semplice, ma non banale, a patto che si siano apprese
tecniche e modalità corrette di applicazione. È infatti sempre una precisa responsabilità del
professionista iniziare ad usare uno strumento solo dopo aver frequentato corsi di formazione
adeguati: nel caso del laser la LEAD si avvale prevalentemente del supporto culturale dei docenti
di chiara fama e grande preparazione della scuola dell'Università di Genova.
In campo odontoiatrico ci si trova sempre a che fare con il problema dell'invasività, non solo quella
che spaventa il paziente odontofobico, ma anche quella che interessa il paziente "normale", il
bambino, l'anziano, il disabile. Proprio l' invasività è spesso fonte di dolore ed edema post
intervento, di sanguinamento e conseguente necessità di ricorso a terapia farmacologica
antidolorifica e/o antibiotica; sovente inoltre, un decorso post operatorio doloroso può causare
perdita di ore di lavoro.

L'uso del laser, sempre che sia usato con perizia, porta spesso ad una significativa riduzione
dell'impiego dell' anestesia , ad un minor utilizzo dei farmaci nel postoperatorio da parte del
paziente, a scarsi o nulli effetti collaterali; la guarigione dei tessuti risulta inoltre migliore e l'effetto
antalgico è in genere immediato.
Il laser può essere sfruttato sia per l'energia fotonica che emette e per l'interazione che essa
esercita sui tessuti, sia per l'effetto fototermico che produce.
È comunque indispensabile tener conto delle varie lunghezze d'onda perchè ognuna di esse
interagisce in modo diverso con i tessuti: alcune lunghezze d'onda sono quindi idonee nei
trattamenti terapeutici dei tessuti molli, mentre alte esplicano i loro effetti su quelli duri.
È inoltre necessario apprendere le modalità di adattamento dei vari parametri delle singole
macchine ad ogni specifica situazione (per es.in caso di un'incisione di un tessuto più o meno
vascolarizzato o più o meno pigmentato).

Grazie all' ampia scelta e "modulabilità" dei parametri, si possono affrontare terapie diverse quali
ad esempio quelle che richiedono incisione dei tessuti molli (gengivectomie, prelievi bioptici,
apertura del solco per la presa dell'impronta, opercolizzazioni, frenulectomie, solo per citarne
alcune...); oppure terapie conservative laddove si possa sostituire completamente o parzialmente
l'uso delle frese nel trattamento di lesioni cariose, incappucciamenti della polpa; oppure quando si
voglia sterilizzare il canale radicolare in endodonzia; oppure ancora in caso di allungamento di
corona clinica.

Negli sbiancamenti dentali, sia di denti vitali che non, si ottengono ottimi risultati, con riduzione dei
tempi operativi e della sensibilità post trattamento; nei pazienti coagulopatici si riduce il rischio di
emorragie; in caso di angiomi del labbro si può non ricorrere all'uso del bisturi.
Un capitolo a parte lo merita la fotobiomodulazione che sfrutta la capacità del laser, quando
impiegato a basse potenze, di aumentare l'effetto antalgico, ridurre gli edemi ed accelerare il
processo di guarigione.

Si potrebbe parlare a lungo enumerando le diverse terapie attuabili con il laser ma preme qui
sottolineare che il laser non è uno strumento che intende porsi in competizione od opporsi a
tecniche tradizionali consolidate e sperimentate: semplicemente si vuole sollecitare all' attenzione
verso uno strumento che vanta già un curriculum degno di nota in molti ambiti mentre per altri
necessita di esser ancora studiato attentamente con spirito certamente critico ma scevro da
pregiudizi.
A cura di: Laura Codegoni, Presidente LEAD

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