Egr. Direttore,
nei giorni scorsi sono comparsi su Odontoiatria33 due interventi di segno opposto in merito alla decisione della Consulta ENPAM della libera professione di non procedere ulteriormente nell'ipotesi di far applicare il contributo integrativo sulle parcelle dei propri iscritti.
Il primo dava l'idea di una decisione dettata da un fin troppo lodevole senso di responsabilità sociale nei confronti dei cittadini, per i quali tale scelta avrebbe comportato un aggravio, seppur minimo, di spesa sanitaria. Trascuriamo il fatto che gli infermieri professionali non si siano posti questo problema ed applichino serenamente e senza alcun senso di colpa il contributo integrativo sulle loro parcelle, sia nei confronti dei cittadini, sia nei confronti dello Stato, che così benevolmente attribuisce loro sempre più competenze e ruoli.
Il secondo intervento metteva l'accento, invece, sul fatto che tale contributo sarebbe andato solo in parte sul castelletto previdenziale di ogni singolo iscritto, quindi poco vantaggioso, anzi addirittura penalizzante. Come sappiamo la norma prevede che solo una parte del contributo (circa la metà) finisca nel castelletto dell'iscritto mentre i resto viene destinato alle spese generali dell'Ente ma questo non vuole dire che le spese di ENPAM debbano aumentare quindi le risorse che prima venivano investite nelle spese di gestione potrebbero tornare tra le somme da investire per le nostre pensioni.
Siamo così passati dall'altruismo della prima spiegazione all'egoismo della seconda, che purtroppo è più vera della prima.
Io c'ero a quella riunione e posso confermare che l'argomento vincente è stato proprio questo, rafforzato da una presunta difficoltà nell'applicazione pratica del contributo sulla parcella.
Posso soltanto osservare che già oggi le spese generali vengono coperte con una parte dei nostri contributi e che nessuna voce si è levata in Consulta quando è parso evidente che le nostre risorse andavano perdute (vedi il contributo di solidarietà oltre il tetto) o addirittura utilizzate per pagare le pensioni di colleghi di altri Fondi in cronica, e forse ineluttabile, difficoltà economica.
Al di là degli aspetti etici (ammesso che esistano) e di quelli pratici (che esistono ma che non sono certo tali da farci rinunciare in questo modo), un apporto economico consistente quale sarebbe stato il contributo integrativo avrebbe consentito di ridurre l'aliquota di prelievo sul reddito che ineluttabilmente sta arrivando al 19,5%, valore che le nuove generazioni di colleghi liberi professionisti (e non solo dentisti) sosterranno con enorme evidente difficoltà.
Un giorno tutto questo ci verrà rimproverato, ma oggi sembra vada bene così. Purtroppo, come disse De Gasperi:" Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione ".
Dottor Renato Mele: Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione
Sull'argomento leggi anche:
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