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22 Maggio 2017

Ricorso ANDI Toscana contro le "incombenze supplementari" previste per le autorizzazioni sanitarie . Il dott. Mele cerca risposte


Egregio Direttore,

nei giorni scorsi il dottor Sandro Sanvenero, sulle pagine di Odontoiatria33, ha espresso opinioni decisamente condivisibili sulla questione "autorizzazione sanitaria" per la nostra attività odontoiatrica, sostenendo, in buona sostanza, che per gli studi odontoiatrici tale obbligo non sussiste se non in casi veramente rari e ben evidenziabili.

La sua non è opinione da poco, essendo il Segretario della CAO Nazionale, ed avendo egli fatto parte del "Tavolo tecnico per la definizione dei requisiti per l'autorizzazione/accreditamento degli studi odontoiatrici" istituito dal Ministero della Salute con l'obiettivo, ambizioso ma non impossibile, di mettere la parola fine a questo annoso problema.

Tra tutte le formule individuate dalle varie Regioni per ingabbiare la nostra professione sulla base di una legge che diceva ben altro, spiccava, almeno per ragionevolezza, quella della Toscana, nata però, giova ricordarlo, da un ricorso dell'ANDI Regionale e non certo per libera iniziativa della Regione stessa. Fatto sta che per oltre dieci anni qui in Toscana tutto ha funzionato, con reciproca soddisfazione. Oggi, con una decisione inattesa ed autoreferenziale, molte norme sono state modificate in modo assurdo. L'obbligo dei defibrillatori negli studi libero professionali è quello di maggiore visibilità ma, al di là di una sua solo apparente giustificazione, vi si nasconde l'impossibilità per il S.S. Regionale di dotarsene a proprie spese in sedi più appropriate, condita da una buona dose di demagogia, che in questa regione certo non scarseggia. A malincuore, ma con estrema decisione, l'ANDI Toscana ha dovuto nuovamente ricorrere in tribunale, vista la totale indisponibilità dei funzionari regionali preposti a rivedere l'impianto normativo.

Orbene, tutti gli argomenti a favore della nostra tesi dovevano essere messi sul piatto, al fine del buon esito del ricorso.

Tra questi era stata individuata anche l'interpretazione "autentica" data dal Tavolo tecnico per la definizione dei requisiti per l'autorizzazione/accreditamento degli studi odontoiatrici, seppure, nel trasferimento al Ministero, risultasse essere stata modificata a tal punto da costringere il Presidente Renzo a lamentarsi pubblicamente dell'accaduto. Rappresentare al Consiglio di Stato, ed eventualmente al TAR, il parere istituzionale dei Colleghi nostri rappresentanti in Federazione avrebbe potuto avere un ruolo importante. A rigor di logica tale documento non può che essere la fedele fotocopia di quanto oggi sostiene il Collega Sanvenero, che di quel Tavolo tecnico faceva parte.

Questo però non è stato possibile, in quanto questo documento non è stato mai reso pubblico, anche dopo formali richieste legate a questa necessità. Peccato, perché, più che di semplici opinioni espresse su una Rivista, avremmo bisogno di fatti da parte dei nostri rappresentanti istituzionali in quei pochi momenti in cui ne viene chiesto il parere. Parere, disatteso quanto ci pare, ma che ancora oggi non conosciamo...

In attesa degli sviluppi del nostro ricorso, che comunque è in grado di camminare sulle sue gambe, faccio notare che la lotta senza quartiere (e con poche speranze) che stiamo facendo alle Società commerciali nella nostra professione avrebbe potuto e dovuto basarsi sulla logica presenza per esse di una serie di incombenze supplementari dettate dalla loro complessità operativa ed amministrativa e dall'assenza di un titolare iscritto all'Albo, surrogato solo in minima parte da un Direttore sanitario. Orbene, cosa possiamo pretendere di regole supplementari nei loro confronti se siamo riusciti a farci regolamentare in una inutile, esagerata ed illegittima "autorizzazione sanitaria" che tutto questo già comprende?

Dottor Renato Mele

 
 

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