"Che sia dimostrato che non danneggia lo smalto". È questa la caratteristica principale che i dentisti chiedono ai prodotti sbiancanti ad uso professionale secondo un sondaggio citato da Enrico Cogo (nella foto) in un lavoro che sarà pubblicato sulla stampa scientifica straniera. Le altre caratteristiche che vengono considerate nella scelta dei prodotti da utilizzare dai professioni della salute orale sono il mantenimento del risultato e la validazione clinica del prodotto.
"La nostra ricerca -spiega il dott. Cogo che ha presentato in anteprima le conclusioni al recente congresso AIC- nasce dai dati di mercato che mostrano come la cosa che più interessa ai clinici (ed ai pazienti) sugli agenti sbiancanti è che siano sicuri per i denti". "In letteratura -continua- esistono dati molto contrastanti perciò abbiamo deciso di indagare in prima persona".
Per realizzare la ricerca è stata selezionata una paziente che per motivi parodontali doveva estrarre degli elementi dentali. Paziente che ha accettato di sottoporsi alla sperimentazione.
"Prima delle estrazioni -spiega il dott. Cogo- abbiamo effettuato uno sbiancamento degli elementi dentali con prodotti e tecniche differenti. Successivamente li abbiamo estratti ed inviati alla prof.ssa Dellavia dell'Università di Milano per l'analisi istologica in modo da verificare se in seguito al nostro trattamento i tessuti dei denti avevano subito danni".
I referti istologici non hanno evidenziato alterazioni sulla superficie dei denti sbiancati rispetto agli elementi non trattati.
"A questo punto -spiega il ricercatore- ci siamo chiesti come mai tanti studi in letteratura hanno evidenziato invece danni".
I ricercatori hanno voluto quindi verificare i risultati istologici di alcuni campioni. "Quelli che presentavano danni", spiegano, "mostravano una superficie che sembrava essere stata mordenzata, da qui ci è venuta l'idea di andare a vedere il ph del gel usato".
"Gli elementi da noi trattati -continua Cogo- non hanno subito alterazioni alla superficie perchè abbiamo usato un gel con ph intorno a 7. In commercio il ph dei gel sbiancanti è molto variabile (secondo Price da 3,67 a 11,13). ovviamente usare gel con ph acido (peggio se con ph minore di 5,5) causa danni allo smalto".
Il ph minimo permesso dalla legge è di 4, precisa il ricercatore che aggiunge come a suo avviso questo sia "un valore comunque pericoloso perchè i tessuti duri dei denti iniziano a demineralizzarsi già con ph inferire a 5,5 ed inoltre ciò è reso ancora più dannoso dal fatto che i prodotti sbiancanti restano in contatto coi denti per molto tempo (in genere anche per 8 ore)".
"Alcune aziende scelgono un ph acido perchè permette una migliore conservazione del prodotto", ricorda aggiungendo come, secondo la sua esperienza, "le aziende che scelgono di produrre un prodotto acido lo fanno perchè il loro gel è poco performante perciò cercano di migliorare la sua performance rendendolo acido e confidando nella mordenzatura per veicolare meglio l'azione del perossido. altre aziende che invece hanno gel molto performanti non hanno bisogno di rende acidi i loro gel.
"Ovviamente produrre gel molto performanti ed allo stesso tempo con ph neutro o basico è molto difficile tecnicamente e costoso", ricorda Cogo.
Indagando meglio i prodotti acidi, ci era venuto in mente che magari il loro ph potesse migliorare col passare del tempo una volta posizionati sul dente, lo studio di Jadad ha dimostrato che il ph non varia in modo significativo col passare del tempo. Inoltre altri studi dimostrano come la performance sbiancante migliore (cioè il maggior rilascio di ossigeno nascente) la si ha con ph tra 9,5 e 10,8".
Le conclusioni dei ricercatori sono che la valutazione del ph dei prodotto sbiancanti potrebbe "aiutare i clinici a scegliere meglio i prodotti da sbiancamento in modo da avere la miglior performance senza il rischio di danneggiare i tessuti duri dei denti".
Nor. Mac.
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