La popolazione odontoiatrica sta diventando sempre più “anziana”, diventa quindi naturale che l’interesse verso i temi pensionistici aumenti. Poi in questi mesi non si è fatto altro che parlare della “rottamazione” della Legge Fornero. Oltre alla possibilità di andare in pensione a 62 anni di età e 38 di contributi la Finanziaria introduce un’altra opzione che va sempre nel senso di favorire l’uscita anticipata dal mondo del lavoro: il riscatto della laurea prima dei 45 anni (si parla anche di elevarlo a 50) a costi “calmierati”, 5.200 euro annuo, con cui però si acquista solo l’anzianità per ogni anno di versamenti. Si tratta peraltro di provvedimenti che interessano l’Inps, non le casse privatizzate. Ma mettono una pulce nell’orecchio a tutti i lavoratori, anche a medici e odontoiatri: se il sistema spinge verso pensioni più leggere e anticipate, come si fa a rimpinguare l’assegno?
Il decreto legge varato dal governo che contempla anche il reddito di cittadinanza prevede quota 100 in alternativa alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età gli uomini e 3 mesi meno le donne purché con 20 anni di contributi ma vieta il cumulo del reddito da pensione con altri redditi libero-professionali oltre 5 mila euro, e offre un assegno più magro tra il 5 e il 30% a seconda dei casi.
Ci sono poi differenze di trattamento tra i lavoratori pubblici e privati: nel privato chi ha maturato i diritti entro il 2018 potrà andare via dal 1° aprile mentre chi li matura dal 1° gennaio 2019 potrà pensionarsi 3 mesi dopo; nel pubblico chi ha maturato i diritti entro il 2018 potrà andare via da agosto, chi li matura nel 2019 uscirà 6 mesi dopo il compleanno e subito potrà riscattare il trattamento di fine servizio. Queste regole però riguardano i dipendenti del Servizio sanitario, area Inpdap-Inps, una minoranza dei dentisti. Chi contribuisce in ENPAM può andar via a 62 anni già con soli 35 anni di contributi.
Cumulo
Ci sono poi odontoiatri che hanno vissuto “stagioni” da dipendenti (e viceversa). Questi possono cumulare i periodi accreditati in tempi diversi presso gestioni diverse come ad esempio Inps ed ENPAM, ma con le regole della legge Fornero. Dunque a 42 anni e 10 mesi di contributi gli uomini e con un anno in meno le donne. Tuttavia con le regole ENPAM, senza scegliere il cumulo, si può andare via con 42 anni di contributi indipendentemente dall’età o, compiuti i 62 anni, con soli 35 anni di contributi. La legge Fornero mette invece come limite per andare in pensione di vecchiaia i 67 anni contro i 68 di età massima in ENPAM, si inizierà dunque per un anno a percepire la pensione dall’Inps. La complessità del meccanismo è tale che a un anno di distanza dall’accordo sulla ripartizione delle quote dell’assegno tra ENPAM ed Inps non tutte le richieste verrebbero soddisfatte speditamente. Ma se si è lavorato solo in ambito ENPAM come si “alza” la pensione?
Contributi aggiuntivi
Data da ricordare, per lo specialista convenzionato “esterno” o ad personam (non per quello dell’Asl, in maggioranza tra gli odontoiatri) è il 31 gennaio. Per quest’altra piccola fetta di dentisti fra pochi giorni scade il termine per fare domanda all’ENPAM così da aggiungere da 1 a 5 punti percentuali, volontariamente, alla propria aliquota (benefit condiviso con medici di famiglia e i pediatri). Il 31 gennaio è anche la data entro cui revocare il versamento aggiuntivo che, in assenza di comunicazioni, si considera richiesto anche per gli anni successivi. Il consiglio, per saperne di più, è rivolgersi al numero 0648294829 o sat@enpam.it.
Per i liberi professionisti
“Intanto possono continuare a lavorare, pagando all’ENPAM la metà dell’aliquota di competenza, e va detto che se non si pagasse l’ENPAM si verserebbe comunque all’Inps”, dice Luigi Daleffe responsabile di Fondo Sanità, la previdenza complementare dei sanitari italiani, odontoiatra. “Ma per chi preferisce pensarci prima, ci sono opzioni come i riscatti dei periodi non contribuiti, i riscatti di allineamento, e ovviamente la previdenza integrativa”.
Riscatto della laurea
I riscatti di periodi non contribuiti possono riguardare specializzazione, leva, periodo ante 1990 per i medici e ante 1995 per gli odontoiatri, e laurea. La domanda per riscattarli si fa all’ENPAM online utilizzando l’area riservata. Una volta che la Fondazione ha calcolato la somma da versare, il contribuente paga in unica soluzione o rate semestrali entro 30 giugno e 31 dicembre. “Il versamento è tutto deducibile ma ci vogliono 10 anni di anzianità contributiva e per fare domanda di riscatto non bisogna aver compiuto l’età pensionabile né aver chiesto la pensione d’invalidità”, dice Daleffe. “Grazie al regolamento pro quota in ENPAM è possibile sapere in ogni momento la propria posizione contributiva. Ogni anno il versamento individuale è utilizzato per calcolare (con il relativo coefficiente) la parte di pensione: raggiunta l’età pensionabile vengono sommate le varie parti. Ciò permette di prevedere la pensione con un certo anticipo”.
Riscatti di allineamento
I riscatti dei periodi non coperti accrescono sia l’anzianità sia l’entità della pensione, invce il riscatto di allineamento accresce l’entità dell’assegno ma non l’anzianità, allineando i contributi già pagati alla quota più alta; si fa in costanza di lavoro, con anzianità contributiva di 5 anni, versando tutto subito o in rate semestrali entro 30 giugno e 31 dicembre. “In pratica –dice Daleffe– per il riscatto di laurea è bene muoversi il prima possibile trascorsi i dieci anni d’iscrizione; per l’allineamento è bene muoversi il prima possibile in …assoluto”.
La previdenza complementare
“Il “secondo pilastro” rappresenta sicuramente la migliore stampella. Offre ottimi rendimenti che non puoi avere dalla previdenza obbligatoria; e ti permette da giovane di tappare i buchi di periodi non lavorati. E poi –conclude Daleffe– poiché i rendimenti ENPAM diminuiscono anno per anno, diventa estremamente conveniente, specie a inizio carriera; senza mai dimenticare che la diversificazione degli investimenti è il miglior paracadute in assoluto”.
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