In linea con le dichiarazioni del presidente Nazionale FNOMCeO Filippo Anelli il SUSO esprime contrarietà alla proposta di legge del deputato Francesco D'Uva con iniziale percorso formativo comune alle professioni sanitarie e sbarramento alla fine del primo anno accademico. Ciò sconvolgerebbe l'attuale organizzazione delle Università, impreparate a gestire la didattica per un numero decuplicato di studenti. Inoltre spostare di un anno la selezione rappresenterebbe una perdita di tempo e di denaro per almeno metà degli esclusi e potrebbe favorire disuguaglianze nei singoli atenei.
Già nel 2014 l'allora Ministro Giannini, dopo aver dichiarato l'intenzione di abolire il numero chiuso corresse subito il tiro, dichiarando che "la programmazione a Medicina, cioè il bilanciamento tra fabbisogno di camici bianchi e numero di laureati, è sacrosanta” e proponendo lo sbarramento al primo anno. Proposta caduta nel vuoto, perchè nella stessa Francia il sistema è considerato tutt'altro che efficace, alimentando aspettative non realizzate e disattendendo la sbandierata meritocrazia.
Il Corso di Laurea in Odontoiatria è un iter formativo altamente professionalizzante che immette direttamente nel mondo del lavoro. L'accesso quindi non si definisce a numero chiuso ma a numero programmato, basato sulla disponibilità di strutture, strumentario, corpo docenti e, non per ultimo, richiesta professionale sul territorio. Va rilevato infatti che l’Italia è uno dei Paesi Europei con il più alto rapporto fra odontoiatri e popolazione, con il rischio di creare futuri professionisti disoccupati.
Sono le stesse Istituzioni, per programmare il numero degli accessi, a chiedere agli Ordini informazioni in merito agli iscritti e alle mansioni di cui si occupano.
La FNOMCeO ha compiuto un’attenta analisi delle risorse professionali nel tempo, descrivendo come e quanto varierà il numero dei professionisti nei prossimi 20 anni. Un sistema delicato che si è andato rodando con il passare degli anni in funzione del fabbisogno nazionale e di quello locale: questa la sintesi del lavoro di Regioni, Università, Ordini Professionali.
Deregolamentare gli accessi prescindendo dai reali bisogni sociali metterebbe in ginocchio le istituzioni preposte alla formazione didattica e incrementerebbe il numero di disoccupati neolaureati. Meglio rivalutare metodi e numero degli accessi, sulla base di attitudini, competenze e necessità sociali.
Un'ulteriore opportunità per il nostro sistema formativo è quella di incentivare le Università private di eccellenza, sul modello degli altri Paesi europei che attirano ogni anno migliaia di aspiranti odontoiatri italiani.Altro aspetto fondamentale riguarda la qualità e l’adeguatezza della formazioneuniversitaria dopo la laurea.
In Odontoiatria è improcrastinabile la programmazione dei percorsi formativi specialistici, adeguandoli ai bisogni reali della popolazione.
Nel nostro specifico il SUSO chiede l'aumento del numero delle Scuole di Specializzazione di Ortognatodonzia e dei posti disponibili in tutto il territorio italiano. La nostra è una branca dell'Odontoiatria che si caratterizza per la complessità delle interazioni fra vari apparati dell'organismo e per questo necessita di un percorso formativo specialistico altamente qualificato, indispensabile per garantire una elevata professionalità degli operatori del settore e tutelare la salute dei cittadini.
Dott. Gianvito Chiarello Presidente Nazionale SUSO
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