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13 Marzo 2019

Abolizione del numero chiuso, il SUSO dice No. Chiarello: ''servono più scuole di specializzazione in ortognatodonzia''


In linea con le dichiarazioni del presidente Nazionale FNOMCeO Filippo Anelli il SUSO esprime contrarietà alla proposta di legge del deputato Francesco D'Uva con iniziale percorso formativo comune alle professioni sanitarie e sbarramento alla fine del primo anno accademico. Ciò sconvolgerebbe l'attuale organizzazione delle Università, impreparate a gestire la didattica per un numero decuplicato di studenti. Inoltre spostare di un anno la selezione rappresenterebbe una perdita di tempo e di denaro per almeno metà degli esclusi e potrebbe favorire disuguaglianze nei singoli atenei.

Già nel 2014 l'allora Ministro Giannini, dopo aver dichiarato l'intenzione di abolire il numero chiuso corresse subito il tiro, dichiarando che "la programmazione a Medicina, cioè il bilanciamento tra fabbisogno di camici bianchi e numero di laureati, è sacrosanta” e proponendo lo sbarramento al primo anno. Proposta caduta nel vuoto, perchè nella stessa Francia il sistema è considerato tutt'altro che efficace, alimentando aspettative non realizzate e disattendendo la sbandierata meritocrazia.

Il Corso di Laurea in Odontoiatria è un iter formativo altamente professionalizzante che immette direttamente nel mondo del lavoro. L'accesso quindi non si definisce a numero chiuso ma a numero programmato, basato sulla disponibilità di strutture, strumentario, corpo docenti e, non per ultimo, richiesta professionale sul territorio. Va rilevato infatti che l’Italia è uno dei Paesi Europei con il più alto rapporto fra odontoiatri e popolazione, con il rischio di creare futuri professionisti disoccupati. 

Sono le stesse Istituzioni, per programmare il numero degli accessi, a chiedere agli Ordini informazioni in merito agli iscritti e alle mansioni di cui si occupano.

La FNOMCeO ha compiuto un’attenta analisi delle risorse professionali nel tempo, descrivendo come e quanto varierà il numero dei professionisti nei prossimi 20 anni. Un sistema delicato che si è andato rodando con il passare degli anni in funzione del fabbisogno nazionale e di quello locale: questa la sintesi del lavoro di Regioni, Università, Ordini Professionali.

Deregolamentare gli accessi prescindendo dai reali bisogni sociali metterebbe in ginocchio le istituzioni preposte alla formazione didattica e incrementerebbe il numero di disoccupati neolaureati. Meglio rivalutare metodi e numero degli accessi, sulla base di attitudini, competenze e necessità sociali.

Un'ulteriore opportunità per il nostro sistema formativo è quella di incentivare le Università private di eccellenza, sul modello degli altri Paesi europei che attirano ogni anno migliaia di aspiranti odontoiatri italiani.Altro aspetto fondamentale riguarda la qualità e l’adeguatezza della formazioneuniversitaria dopo la laurea. 

In Odontoiatria è improcrastinabile la programmazione dei percorsi formativi specialistici, adeguandoli ai bisogni reali della popolazione.

Nel nostro specifico il SUSO chiede l'aumento del numero delle Scuole di Specializzazione di Ortognatodonzia e dei posti disponibili in tutto il territorio italiano. La nostra è una branca dell'Odontoiatria che si caratterizza per la complessità delle interazioni fra vari apparati dell'organismo e per questo necessita di un percorso formativo specialistico altamente qualificato, indispensabile per garantire una elevata professionalità degli operatori del settore e tutelare la salute dei cittadini.

Dott. Gianvito Chiarello Presidente Nazionale SUSO 

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