Società scientifiche mediche e FONOMCeO lanciano un appello ai professionisti della salute per essere responsabili anche della tutela dell'ambiente attraverso attività di educazione sanitaria nei confronti dei propri pazienti
I medici e i professionisti della salute "non possono più limitarsi a compiti di diagnosi e cura. Essi devono sentirsi responsabili anche della tutela dell'ambienteattraverso attività di educazione sanitaria nei confronti dei pazienti e di 'advocacy' nei riguardi della comunità, dei decisori politici e delle istituzioni".
È l'appello lanciato dal documento "Verso un'ecologia della salute", firmato da Isde (Associazione medici per l'ambiente), Cipomo (Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri), Slow Medicine e Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici e chirurghi) e da altre società scientifiche. Per la FNOMCeO è in atto un percorso per il pieno riconoscimento.
"La salute è la cosa più preziosa che abbiamo ma non sempre ne parliamo con cognizione di causa e soprattutto facciamo poco per ridurre l'impatto negativo che le attività umane esercitano su di essa - sottolinea il documento -. Di fatto, nonostante gli straordinari successi della medicina stiamo assistendo ad un progressivo incremento dell'incidenza di malattie cronico-degenerative, di disabilità e di alcune forme di cancro in maniera indipendente dall'invecchiamento della popolazione, come dimostrato dall'insorgenza crescente di queste patologie in epoca sempre più precoce, compresa l'età pediatrica. Sono le conseguenze della grave disattenzione sino ad ora riservata al ruolo che i fattori socioeconomici e ambientali hanno nel mantenimento dello stato di salute". "Stiamo vivendo una crisi ecologica inedita per gravità, rapidità e portata, nei confronti della quale i medici e i professionisti della salute non possono più rimanere semplici osservatori - precisa il documento -. È loro il compito di sensibilizzare l'opinione pubblica circa le temibili conseguenze che le attività umane producono sugli ecosistemi e sulla salute. Devono porsi come promotori e artefici di un profondo rinnovamento culturale, anche fornendo esempi concreti di come si possono organizzare e gestire le attività sanitarie in modo sobrio, appropriato e sostenibile".
Ma quali sono gli impegni per ridurre l'impronta ecologica? Le associazioni e le società scientifiche che aderiscono al progetto "Verso un'ecologia della salute", ciascuna per il proprio specifico ambito di competenza, s'impegnano "a individuare, diffondere e mettere in atto buone pratiche professionali capaci di contrastare le cause del degrado ambientale, eliminare gli sprechi, contenere i consumi, promuovere il riciclo dei dispositivi medici e del materiale sanitario e ridurre l'impronta ecologica delle attività correlate alla ricerca, alla prevenzione primaria, alla diagnosi e alla cura".
"Considerato che non meno del 20% di ciò che costituisce la pratica clinica e le attività sanitarie correnti è ritenuta inutile e potenzialmente dannosa", ricorda il documento. Le associazioni e le società scientifiche che condividono questo progetto si impegnano, in primo luogo, "a individuare per quanto di specifica competenza, le procedure sanitarie obsolete e inappropriate, allo scopo di contrastare il crescente consumismo sanitario e l'abuso di prestazioni diagnostiche e terapeutiche".
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