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28 Febbraio 2020

Quando l’assenza dal lavoro è o non è giustificata dal Coronavirus

Il SIASO rassicura i colleghi: sicure le normali procedure adottate dagli studi per la sicurezza sul lavoro. Ecco i casi in cui ci si può assentare dal lavoro e quelli non consentiti

Nor. Mac.

L’emergenza Coronavirus pone per lo studio odontoiatrico, anche, dubbi sulla gestione e sulla tutela dei dipendenti. Dal punto di vista della sicurezza dal lavoro lo studio odontoiatrico deve, a prescindere dal Coronavirus, “proteggere” la salute del lavoratore a cominciare dal rispetto di quanto previsto dalla 81/08. 

“Da una settimana, ogni giorno, come Sindacato riceviamo molte telefonate e mail di colleghi preoccupati perché non si sentirebbero sicuri sul posto di lavoro”, ci racconta Fulvia Magenga, segretario generale del SIASO.
“Da sempre lo studio odontoiatrico deve adottare procedure che tutelino anche il lavoratore e quindi ogni allarmismo è fuori luogo”, dice il Segretario SIASO. 

Ma quali sono gli obblighi de datore di lavoro, e del lavoratore, nelle varie situazioni che possono essere causate dal Coronavirus?
Ad aiutarci a capire è lo stesso SIASO, attraverso una nota informativa dei consulenti del lavoro che supportano il Sindacato. 

“Indubbiamente -spiegano- la repentina diffusione del contagio del Coronavirus crea situazioni particolari anche nella gestione delle assenze dei lavoratori. Il decreto legge ‘Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19’ ha incrementato le occasioni in cui le attività lavorative possono essere particolarmente condizionate da interventi di Pubbliche Autorità”. Vediamo di ipotizzare alcuni casi.  


Il lavoratore in quarantena va retribuito?  

Se il lavoratore risiede nella “Zona Rossa” oppure è stato posto in quarantena o soggetto a rispettare ordinanze che gli impediscano di spostarsi, “in questa situazione si realizza la sopravvenuta impossibilità a recarsi al lavoro per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore, che resterà, dunque, a casa ma con la retribuzione pagata”, spiegano i consulenti SIASO in una nota.  “È questo uno dei casi per i quali è stata richiesta l’emanazione di un provvedimento normativo che preveda la Cassa Integrazione Ordinaria per queste tipologie di eventi”, aggiunge Fulvia Magenga. Altra situazione analoga è quella vede la sede dell’azienda ad essere in una zona oggetto di ordinanza restrittiva. Anche in questo caso, essendo il lavoratore impossibilitato a recarsi sul posto di lavoro, è legittimato a stare a casa continuando ad essere retribuito. 


Lavoratore in auto quarantena?  

Il lavoratore che decide di mettersi autonomamente in quarantena, perché proveniente da zone a rischio oppure perché venuto in contatto con un soggetto malato, può essere legittimato a farlo solamente nel caso venga comunicato al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria competente per territorio, che provvede a comunicarlo all’Autorità Sanitaria competente per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva. Se questa viene attivata rientra di fatto tra coloro che sono sottoposti ad un provvedimento amministrativo.  


Lavoratore non si reca al lavoro per timore di contagio 

Se invece il lavoratore non si reca sul luogo di lavoro perché ha timore dell’epidemia ma senza una giustificazione documentata da provvedimenti di Pubbliche Autorità o certificati di malattia, sarà considerato in assenza ingiustificata e passibile di procedimenti disciplinari. Per evitare questo potrebbe richiedere giorni di ferie. 

Ovviamente rimane la possibilità che il lavoratore, indisposto o malato, possa assentarsi dal luogo di lavoro attraverso la certificazione medica che, in questo periodo di emergenza, in alcuni casi può essere redatto anche telefonicamente dal proprio medico di base. 


Sull’argomento leggi anche: 

27 Febbraio 2020: DPI e studio odontoiatrico, cosa c’è da sapere  

27 Febbraio 2020: Coronavirus, queste le tutele ed i doveri per il lavoratore dello studio odontoiatrico 

 
 

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