Il prof. Abati sugli effetti della saliva sulla contaminazione di operatori e pazienti documentati in letteratura fin dagli anni ‘70
Che l'odontoiatria fosse una professione a rischio di esposizione a innumerevoli microbi lo si sapeva da molto tempo, almeno da quando emersero negli anni sessanta focolai di contagio da virus dell'epatite B e molti dentisti si ammalarono gravemente. Nei decenni successivi emersero quindi i problemi relativi alla possibile trasmissione dell'HIV, poi del virus dell'epatite C, poi, specie tra gli addetti ai lavori, delle proteine prioniche dell'encefalopatia spongiforme ed infine del virus Ebola. Ed ora il nuovo coronavirus Sars-CoV2.
Una grande attenzione sia degli utenti sia naturalmente degli operatori odontoiatri emerse in concomitanza con la diffusione dell'infezione da HIV e dell'AIDS, e iniziarono a venire condotte e pubblicate sempre più ricerche scientifiche, protocolli da parte di istituzioni e associazioni, sviluppo di prodotti idonei alla protezione dei pazienti e degli operatori, repressione e punizione della non ottemperanza alle regole sanitarie.
Le categorie dei professionisti della salute orale realizzarono in modo importante della presenza di "nemici invisibili", microrganismi potenzialmente patogeni, presenti in sangue e secrezioni orali, trasmissibili con le pratiche odontoiatriche. Nemici invisibili la cui presenza non era individuabile nel singolo paziente, e da li arrivò il messaggio delle cd. "precauzioni universali" prima, da adottarsi in ogni paziente, e "precauzioni standard" successivamente, come aggiornamento del protocollo CDC nel 2003, che poneva l'accento sulla necessità di adottare misure di controllo della diffusione crociata di infezioni in ogni paziente e in tutte le attività odontoiatriche in quanto prevedevano comunque l'esposizione a sangue, saliva e secrezioni corporee.
Le attuali raccomandazioni che riguardano il rischio di trasmissione di Covid-19 con le attività odontoiatriche, presenti e diffuse da poche settimane o pochi giorni sui principali siti istituzionali esteri e italiani riprendono le principali raccomandazioni delle cd. "precauzioni standard" ponendo l'accento sulla opportunità di eseguire solo le cure di urgenza e emergenza, definendole con attenzione, sulla necessità del confinamento individuale evitando affollamenti nelle sale di attesa, sulla protezione da aerosol potenzialmente infetti evitando se possibile l'utilizzo di strumentario rotante o vibrante e nel caso sia indispensabile aumentando le misure di protezione individuale e ambientale, con dispositivi opportuni.
L'attenzione agli spray, agli spruzzi e agli aerosoli odontoiatrici contaminati, nel caso attuale dell'infezione Covid-19 dai droplets contenenti particelle virali del paziente infetto asintomatico, paucisintomatico o sintomatico lieve con problemi di emergenzas odontoiatrica deve essere particolarmente rilevante in questa fase di contenimento della diffusione dell'infezione.
E a questo proposito ricordo una serie di pubblicazioni che avevano indotto e poi rinnovato l'interesse della categoria su questo aspetto del rischio per operatori e pazienti connesso alle procedure odontoiatriche. I pionieri di questi studi sono stati James Crawford negli anni '70, quindi John Molinari e James Cottone a partire dagli anni '80.
Per dimostrare la diffusione della contaminazione provocata da saliva e aerosoli nei setting clinici odontoiatrici avevano avuto l'idea di diluire un colorante nella saliva del paziente o posizionarlo all'interno della diga di gomma.
Dapprima venne usato un colorante rosso, poi una sostanza fluorescente rivelabile con la luce ultravioletta. I risultati di questi esperimenti furono davvero impressionanti: il viso del paziente, la maniglia della lampada del riunito, la tavoletta, le maniglie dei cassetti, i servomobili dello studio, le pareti e i pavimenti: tutto a chiazze e spruzzi, in maggiore o minore entità, e colorato di rosso, o fluorescente nel reprise più recente dell'esperimento.
Il DVD educazionale basato su queste fondamentali evidenze è ancora presente e in vendita sul sito dell'OSAP (Organization for Safety Asepsys and Prevention) statunitense.
La ricaduta più importante che questo tipo di esperienza dovrebbe avere, e che raccontavo agli studenti o ai corsisti già ai tempi dell'AIDS, oltre che pertinente alle necessità di utilizzare adeguate tecniche di barriera individuali (o DPI) per contrastare il contatto con spray contaminati, è l'attenzione fondamentale da riservare ai comportamenti che vengono adottati dai sanitari nel setting clinico.
Una volta indossati camice, guanti, mascherina e occhiali protettivi, come ci si muove, dove si va, cosa si tocca, che confezioni di materiali e oggetti si toccano e perchè, quando si scrive nel pc o sul materiale cartaceo. Sono solo alcuni esempi dell'attenzione che tutti i sanitari, odontoiatri, igienisti dentali e assistenti dello studio, dovrebbero riservare nella pratica quotidiana, ora tanto più che mai, ai propri comportamenti mentre lavorano con i loro pazienti per minimizzare la contaminazione personale e delle superfici degli ambienti operativi.
A cura di: prof. Silvio Abati: Professore associato di Malattie Odontostomatologiche Facoltà di Medicina e Chirurgia Università- Vita Salute San Raffaele - Milano
L'immagine è tratta da: Practical Infection Control in DentistryJA Cottone, GT Terezhalmy, JA MolinariWilliams & Wilkins 1996 pag.7
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