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06 Maggio 2021

Vaccino: servirà terza dose per i sanitari? Gli esperti divisi

Servono dati certi prima di avanzare ipotesi ed indicare una scadenza della copertura vaccinale. I pareri del Sottosegretario alla Salute On. Sileri e dei virologi Pregliasco, Bassetti e Galli


Lo spiegava anche ai lettori di Odontoiatria33 il Sottosegretario alla Salute On. Pierpaolo Sileri a proposito del rischio che i sanitari vaccinati a gennaio e febbraio, possano vedersi negato il pass vaccinale per le vacanze estive perché vaccinati da più di sei mesi.

Dipenderà dalla scadenza data dalla casa produttrice e dai dati che si stanno rilevando giorno per giorno sui vaccinati, ma sicuro si andrà ampiamente oltre i sei mesi”, ci diceva il prof. Sileri. Però se ad oggi si cercano certezze, alla domanda di quanto dura la copertura vaccinale, la comunità scientifica è ancora incerta nella risposta.

Gli stessi produttori, Pfizer-BioNtech, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson, ipotizzano periodi che vanno dai nove ai dodici mesi, dodici. Come ci diceva il Sottosegretario Sileri solo monitorando la tenuta degli anticorpi nella popolazione vaccinata si avranno dati certi, sapendo che poi anche questi dati variano da persona a persona. Inoltre c’è anche da considerare l’evoluzione del virus e la presenza delle varianti. 

Fatte tutte queste premesse la comunità scientifica, ma anche la politica, comincia ad interrogarsi se e quando si dovrà prevedere una terza dose, con il rischio che questa debba essere programmata per quanti sono stati vaccinati i primi mesi dell’anno, mentre altri italiani non avranno ancora ottenuto la prima o seconda dose.  

Il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell'Università di Milano, sottolinea all’Adnkronos Salute che una terza dose “del vaccino anti-Covid era già prevista. I dati sono ancora da confermare rispetto a quella che è la durata della protezione, in più vediamo che la malattia dopo sei mesi in qualche caso determina già la reinfezione e quindi ci sta che possa esserci questa necessità nei soggetti più a rischio e nei soggetti più esposti". "Credo che ci sia anche la possibilità – dice Pregliasco all’Agenzia stampa - di un vaccino aggiornato. Bisognerà vedere i tempi di autorizzazione di tale vaccino, perché come succede per l'influenza c'è una verifica seppur più limitata". 

Aspettare dati certi prima di ipotizzare una terza dose è il parere di Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova che, sempre all'Adnkronos Salute ricorda come “non abbiamo dati certi su quando farla dalla prima: 6 mesi o 12 mesi? Sarebbe meglio aspettare dati certi sulla durata dell'immunità e poi capire come muoversi. Per i medici e operatori sanitari significherebbe fare una terza dose a fine novembre e dicembre". 

Pensare invece ad una seconda generazione di vaccini invece che una terza dose, almeno per quelli che si basano sulla tecnologia a mRNA è quanto suggerisce il Direttore di Malattie Infettive del Sacco di Milano Massimo Galli. Intervistato da SkyTG24 il prof. Galli pensa che sia una “sciocchezza” somministrare la terza dose dello stesso vaccino ma che invece la comunità scientifica debba piuttosto concentrarsi sullo studio delle varianti e sulla produzione di vaccini che coprano anche da quelle. 

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