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23 Marzo 2023

Violenze contro operatori sanitari, poco esplorato il settore odontoiatrico

Emerge dalla relazione sulle attività dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitari


Aggressioni, minacce e violenze contro operatori sanitari sono in crescita, con episodi che risultano essere più frequenti dove c'è una interazione diretta con l'utenza. Questo il quadro che emerge dalla Relazione sulle attività dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie 2022 del Ministero della salute, presentata al Parlamento. L’Osservatorio è stato istituito lo scorso anno presso la Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale del Ministero della Salute, con il compito, tra gli altri, di monitorare e attivare misure di prevenzione verso episodi di violenza nei confronti dei sanitari.  

Negli ultimi anni, si legge nella Relazione, in Italia e a livello globale, "si è assistito a una crescita esponenziale e preoccupante di episodi di violenza nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Spesso si tratta di forme di violenza provenienti da pazienti o caregiver, che si traducono in aggressioni fisiche, verbali o di comportamento".
In particolare, "gli incidenti che si sono verificati sul luogo di lavoro sono stati molto più frequenti per il settore sanitario e di assistenza sociale rispetto ad altre aree e l'esposizione alla violenza degli operatori del settore sanitario può risultare anche più di dieci volte superiore a quella di operatori di altri settori". In questo scenario, "la pandemia è stata caratterizzata da un particolare e grave incremento delle aggressioni e violenze".  

Sul fronte dei dati in tema di violenza nei confronti dei sanitari, nel 2018 la FNOMCeO ha svolto un sondaggio al quale hanno risposto più di 5mila operatori sanitari di cui (il 73%) medici (ospedalieri, del territorio, convenzionati, liberi professionisti, di strutture pubbliche e private), seguiti da ostetrici (5%), infermieri (3%), odontoiatri (3%) e altri operatori, in maggioranza (il 56%) donne. Il 50% degli intervistati ha subito, nell’anno precedente, aggressioni verbali mentre il 4% è stato vittima di violenza fisica.
Più del 56% di chi ha subito violenza ritiene che l’aggressione potesse essere prevista, anche se il 78% degli intervistati non sa se esistano o meno procedure aziendali per prevenire o gestire gli atti di violenza. Oltre il 38% degli operatori sanitari si sente poco o per nulla al sicuro e più del 46% è abbastanza o molto preoccupato di subire aggressioni. Il 48% di chi ha subito un’aggressione verbale ritiene l’evento “abituale”, il 12% “inevitabile”. Le percentuali cambiano di poco in coloro che hanno subito violenza fisica: quasi il 16% ritiene l’evento “inevitabile”, il 42% lo considera “abituale”.    

Sono gli operatori che si occupano dell'assistenza diretta a risultare più a rischio e in particolare le categorie più colpite sono, indica il Rapporto, "infermieri e donne. Le aree assistenziali in cui, secondo la letteratura, gli episodi accadono con maggiore frequenza sono i dipartimenti di emergenza urgenza e le psichiatrie e a emergere sembra che il principale fattore scatenante sia l'eccessivo tempo di attesa nell'erogazione delle prestazioni". Ma, "sebbene siano molteplici i tentativi di inquadrare il fenomeno da un punto di vista quantitativo, si rileva un problema di disomogeneità nella raccolta dei dati e di sotto-notifica nella segnalazione degli eventi da parte degli operatori sanitari".  

E proprio su questo tema la Relazione evidenza come “un particolare setting assistenziale e di cura poco esplorato dagli studi sulle aggressioni e sugli atti di violenza ai danni degli operatori sanitari è quello delle cure odontoiatriche”.  

Per cercare di evidenziare il problema, nel report viene citata una revisione sistematica (Binmadi e Alblowi, 2019) che evidenzia un incremento nella incidenza dei fenomeni di violenza nei confronti di odontoiatri, igienisti dentali ed ASO da parte dei pazienti indicando la necessità di implementazione di misure volte a creare un ambiente più sicuro per i professionisti delle cure odontoiatriche. Il lavoro, si legge nel report, evidenza come “la violenza esperita dagli operatori sanitari include, anche in questo contesto, forme fisiche e non fisiche derivanti dall’urlare, bullizzare e minacciare, inclusa la molestia sessuale. L’impatto della violenza sui lavoratori si manifesta in una deteriorata qualità lavorativa, problemi psicologici e, sebbene raramente, l’abbandono del lavoro. In letteratura non è riportata l’adozione di politiche occupazionali specifiche nell’ambito dell’odontoiatria per la prevenzione degli atti di violenza, la promozione della constatazione e segnalazione degli eventi e la creazione di un ambiente di lavoro più sicuro nonostante l’incremento dell’incidenza del fenomeno”.  

Non solo violenza da parte dei pazienti.  

Un lavoro più recente (2021) pubblicato su JDR Clinical & Translational Research , attraverso un sondaggio su 3.780 igienisti dentali, ha rivelato come il 70% degli intervistati ha sperimentato una qualche forma di maltrattamento ricevuto da dentisti, personale di segreteria, colleghi e/o pazienti. Di coloro che hanno subito maltrattamenti, il 67% ha riferito di aver perso il rispetto verso quelle persone, il 55% ha riferito di aver sperimentato sintomi di depressione e il 30% ha lasciato il proprio lavoro.    


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