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10 Febbraio 2025

Covid-19, un bilancio a cinque anni dallo scoppio

Cinque anni dopo l’inizio della pandemia, alcune riflessioni dell’ISS in audizione alla Commissione Covid sulle misure adottate per contenere il virus


Coronavirus 02

Era il 30 gennaio 2020, cinque anni fa, quando il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, dichiarò l’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale a causa dell’epidemia da nuovo coronavirus, poi denominato Covid-19. A ricordare questo anniversario è stata Maria Van Kerkhove, epidemiologa dell’OMS e responsabile per la preparazione contro epidemie e pandemie. In un messaggio pubblicato su X, Van Kerkhove ha evidenziato come il Covid-19 continui a offrire importanti lezioni sull’importanza della scienza, della solidarietà e della cooperazione globale. 

Già nel 2020, le parole di Tedros erano un chiaro monito: “Siamo tutti coinvolti e possiamo fermarlo solo insieme”.

Cinque anni dopo l’inizio della pandemia, si riflette sulle misure adottate per contenere il virus. Patrizio Pezzotti, direttore del reparto di Epidemiologia, Biostatistica e Modelli Matematici dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha ricordato in un’audizione alla Commissione Covid il ruolo cruciale del primo lockdown: “In sole due settimane, l’indice di trasmissibilità è sceso da circa 3 a meno di 1, un valore chiave per contenere un’epidemia”. Senza il lockdown, ha spiegato Pezzotti, la diffusione del virus nel Centro-Sud sarebbe stata inevitabile. “La differenza tra Lombardia e Veneto era legata al numero già elevato di contagi nel Nord. Le chiusure tempestive hanno evitato un disastro ancora maggiore”, ha sottolineato.

Nel corso della stessa audizione, Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, ha respinto con decisione le accuse di manipolazione dei dati. Rispondendo a una domanda del senatore Claudio Borghi, ha dichiarato: “Né io né il gruppo coinvolto abbiamo mai ricevuto richieste di alterare i dati. I numeri pubblicati sono sempre stati veritieri e verificabili”. Anche Pezzotti ha ribadito la trasparenza del lavoro svolto: “Questa insinuazione mi ferisce. Il nostro lavoro non risponde a logiche politiche, né c’è mai stato alcun tentativo di falsificare i dati”. 


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