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06 Febbraio 2026

Paura del dentista e rumore del trapano

Uno studio indica nel rumore della turbina odontoiatrica un fattore determinate per l’odontofobia e studia come “cambiarne il suono”


Turbina spruzza

La paura del dentista è un problema diffuso che coinvolge tra il 15 e il 20% degli adulti, ostacolando la regolarità delle visite e delle cure. Una delle cause principali di questa ansia è il suono della turbina odontoiatrica.

In un articolo pubblicato da Popular Science viene evidenziato come questo rumore rappresenti un fattore di ansia e paura, soprattutto per bambini e persone più sensibili alle frequenze elevate. Studi presentati al Sixth Joint Meeting dell’Acoustical Society of America e dell’Acoustical Society of Japan mostrano che i più giovani percepiscono la turbina come più rumoroso e fastidioso degli adulti.

Questa reazione, viene spiegato, non è solo psicologica, ma anche fisiologica: le orecchie dei bambini sono più sensibili alle alte frequenze, rendendo il suono ancora più disturbante.

Il ruolo del rumore nell’ansia odontoiatrica

I ricercatori spiegano che il rumore del trapano attiva un meccanismo di anticipazione ansiosa: il solo pensiero di quel suono può generare disagio, che a sua volta amplifica la percezione acustica durante il trattamento. Un ciclo difficile da interrompere e che porta molti pazienti a rimandare o evitare le cure. Secondo Popular Science, la natura acuta e penetrante del suono è ciò che lo rende così disturbante. Non è solo una questione di volume, ma di qualità del suono stesso, ricco di componenti ad alta frequenza particolarmente sgradevoli.

La ricerca che vuole rendere il trapano più silenzioso

A intervenire su questo problema è la ricercatrice giapponese Tomomi Yamada, dentista e docente presso la Graduate School of Dentistry dell’Università di Osaka. Yamada racconta di aver osservato moltissimi pazienti, incluso suo figlio, mostrare disagio crescente al solo sentire il rumore della turbina e di essersi resa conto che il problema non era stato studiato con rigore scientifico.

Il suo team ha analizzato a fondo la generazione del suono attraverso simulazioni aeroacustiche avanzate eseguite con il supercomputer nazionale del Giappone. Questo approccio ha permesso di visualizzare il movimento dell’aria dentro e attorno allo strumento, alimentato da aria compressa e capace di raggiungere circa 320.000 giri al minuto. Uno degli aspetti emersi dalle simulazioni riguarda la velocità dell’aria nella turbina, che può raggiungere 135 metri al secondo, pari a circa Mach 0,4. È proprio questa combinazione di potenza, compressione e geometria interna a generare il caratteristico fischio del trapano.  

L’obiettivo è cambiare la qualità del suono

Uno dei risultati più importanti della ricerca di Yamada è che abbassare semplicemente il volume del trapano non è sufficiente. Anche un suono più debole può risultare comunque fastidioso se mantiene le stesse frequenze penetranti. La vera strada è intervenire sulla qualità sonora, rendendola meno acuta e più tollerabile. Per farlo, il team sta studiando modifiche strutturali allo strumento, intervenendo sulle forme interne e sul percorso di espulsione dell’aria, con l’obiettivo di cambiare il modo in cui viene prodotto il suono. Lo scopo è creare uno strumento la cui emissione acustica sia percepita come meno minacciosa, soprattutto da bambini e pazienti ansiosi, senza compromettere efficacia, sicurezza e prestazioni.  

Prospettive future

Le innovazioni allo studio potrebbero segnare un cambiamento significativo nell’esperienza odontoiatrica. Come evidenzia Popular Science, la ricerca apre la strada a turbine progettate in modo più “human-centered”, attenti non solo alla resa clinica ma anche al comfort emotivo del paziente. Non si punta a eliminare del tutto il suono – obiettivo tecnicamente irrealistico e potenzialmente pericoloso, viene sottolineato – bensì a trasformarlo in un elemento meno aggressivo e più gestibile. Le i risultati della ricerca porteranno a soluzioni praticabili e che si rileveranno utili, nei prossimi anni, collaborazioni tra ricercatori e produttori potrebbero portare sul mercato strumenti più silenziosi e acusticamente ottimizzati, contribuendo a ridurre uno degli ostacoli più radicati alla cura dentale: la paura del rumore.

A questo link l’approfondimento pubblicato su Popular Science.


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