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21 Gennaio 2026

Salute orale: pazienti con bocca secca per l’85% degli Igienisti Dentali

Solo 1 paziente su 3 riporta in autonomia il problema e solo il 3% dei professionisti ritiene soddisfacenti le risorse informative disponibili: i dati della survey tra gli igienisti dentali


Marta Giovannardi Curasept

La xerostomia, o bocca secca, è un disturbo largamente diffuso ma ancora poco riconosciuto e spesso sottovalutato. Non solo: le risorse informative a disposizione dei professionisti sono giudicate in larga parte insufficienti. A rivelarlo è la survey realizzata da Tartaro Online, primo magazine e community dedicata agli Igienisti Dentali, per conto di Curasept, a cui hanno partecipato oltre 650 professionisti del settore dentale. L’indagine ha esplorato conoscenze, pratiche cliniche e necessità informative legate alla gestione della bocca secca. 

Un disturbo largamente diffuso, ma poco riconosciuto

L’85% dei professionisti dichiara di incontrare pazienti con sintomi di xerostomia – anche grave (33%) – ma solo 1 paziente su 3 riferisce spontaneamente il problema. Questo perché spesso la secchezza del cavo orale non viene percepita come una condizione clinica ma semplicemente un fastidio da gestire bevendo di più. “Sono numeri che rendono evidente la necessità di un’adeguata azione di informazione e sensibilizzazione verso i pazienti, che troppo spesso ignorano i rischi per la salute legati alla xerostomia” commenta Marta Giovannardi (nella foto), Clinical Affairs and Quality Manager di Curasept.

Anche dopo aver ricevuto la diagnosi, la maggiore difficoltà nel seguire una terapia efficace è imputabile soprattutto al fatto che i pazienti tendono a sottovalutare le conseguenze del disturbo, limitandosi a trovare soluzioni temporanee e inefficaci come, appunto, bere di più.  

La necessità di avere una maggiore conoscenza del problema emerge anche tra gli stessi operatori del dentale. Consapevoli che una migliore informazione dei pazienti può migliorare la qualità di vita (58%) e prevenire danni al cavo orale (28%), gli igienisti dentali interpellati ritengono che le risorse informative siano tuttora insufficienti, infatti solo il 3% le considera adeguate.

“Emerge chiaramente non solo la necessità di una maggiore informazione pubblica, ma anche di un aggiornamento professionale approfondito che offra strumenti efficaci per la diagnosi e la cura, rafforzando anche la relazione di fiducia con i pazienti” prosegue Marta Giovannardi. Il 28% dei professionisti, infatti, ritiene di essere “poco o per nulla informato” sul tema della bocca secca, mentre il 25% non ha familiarità o non riconosce la differenza tra i termini xerostomia, iposcialia e asialia.  

Dalla diagnosi alla terapia 

Più della metà dei professionisti (56%) esegue la diagnosi mediante l’osservazione clinica, valutando elementi come l’aspetto della mucosa e la viscosità della saliva, mentre il 6% utilizza strumenti diagnostici specifici, come il test di flusso salivare. Quando si riscontra un problema di bocca secca, l’indicazione terapeutica prevalente per il 65% dei professionisti è l’utilizzo di prodotti specifici (collutori, gel, spray, integratori, ecc) a tutti i pazienti, indipendentemente dalla gravità del disturbo, e solo il 16% li riserva solo ai casi gravi: un dato che testimonia l’attenzione verso la qualità della cura e la prevenzione orale. 

Bocca secca: un problema per la salute

La xerostomia, quindi la ridotta produzione o mancanza di saliva, se non trattata, può causare disturbi all’organismo e incidere significativamente sulla qualità di vita. La saliva gioca, infatti, un ruolo importante nell’ottica della salute generale: favorendo la masticazione e la deglutizione, aiuta la digestione degli amidi e dei carboidrati, permette di percepire i sapori e contrasta l’acidità, che danneggia denti ed esofago. La sua carenza aumenta il rischio di carie, demineralizzazione dello smalto e alitosi. Inoltre, in assenza della barriera protettiva della saliva, i batteri introdotti nella bocca potranno aderire molto più facilmente ai denti. 

Le cause della xerostomia sono legate principalmente all’età avanzata e all’assunzione di farmaci che riducono la secrezione salivare a meno del 50%, soglia oltre la quale è percepita la sensazione della bocca asciutta.

I farmaci ad azione xerogenica sono circa 500, anche tra quelli più comunemente usati, come antinfiammatori, antistaminici, ansiolitici, antidepressivi, antipertensivi, analgesici, antinfiammatori non steroidei, diuretici e beta-bloccanti – a questi si aggiungono le terapie oncologiche.  

Per prevenire e alleviare i sintomi delle diverse condizioni di riduzione del flusso salivare, Curasept ha sviluppato la linea Curasept Drymouth, da una formula arricchita con un mix equilibrato di sostanze idratanti (MHS – Mouth Hydration System). L’azione sinergica tra gli elementi già presenti nella naturale composizione della saliva e gli agenti antiplacca favorisce la protezione del cavo orale, riducendo il rischio di carie e stimolando l’idratazione delle mucose orali. Ha inoltre un’azione muco-adesiva e protettiva sulle mucose irritate di coloro che soffrono di bocca secca. 

La linea Curasept Drymouth è composta da cinque diversi prodotti per rispondere a diverse esigenze di trattamento e situazioni cliniche: collutorio, spray e compresse sono suggeriti in caso di sintomi lievi e moderati per stimolare la salivazione residua – le compresse sono dotate di “tecnologia brevettataFizzFRAPTech®”, dal forte potere stimolante della salivazione; l’applicazione di gel, invece, è consigliata in presenza di sintomatologia più grave, per alleviare bruciore e irritazione delle mucose.

Il dentifricio, infine, è adatto in ogni circostanza per limitare i fenomeni irritativi durante le normali manovre di igiene orale. “L’uso di prodotti specifici per chi soffre di bocca secca è fondamentale non solo per offrire sollievo dal disturbo, ma per ridurre il rischio di carie e contrastare la demineralizzazione” spiega Marta Giovannardi. 

A cura di: Ufficio Stampa Curasept 


 
 

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