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07 Aprile 2014

I dati del contenzioso odontoiatrico certificano la qualità dell'odontoiatria italiana. I problemi nascono per "incomprensioni". Ecco le prestazioni a rischio


In merito all'incidenza del contenzioso per le prestazioni odontoiatriche non è facile dare una risposta fondata su dati certi e soprattutto rappresentativi del fenomeno. Recentemente sono stati pubblicati dei dati dall'ANIA (l'associazione delle compagnie assicurative) relativi al numero assoluto di contenziosi e dei premi assicurativi e secondo le ultime stime disponibili se aumentano i contenziosi verso le strutture (aziende) diminuiscono i contenziosi verso i singoli medici (e quindi anche gli odontoiatri). Da considerare però che la vera incidenza del contenzioso può essere calcolata, a rigore, soltanto mediante un rapporto tra numero di prestazioni e numero di contenziosi e che con l'autoassicurazione scelta da alcune aziende sanitarie (la Toscana è in autoassicurazione da 2 anni) renderà meno omogenei i dati rilevati dall'ANIA. 

Per il contenzioso odontoiatrico esistono rare pubblicazioni internazionali ed i dati italiani sono stati esaminati con metodo scientifico da alcuni autori, i quali però avevano accesso solo ad una parte di dati. 
Anzitutto da menzionare il lavoro di Roberto Manca pubblicato sulla Rassegna di odontologia forense che riporta i dati del tribunale e della Corte di Appello di Roma dal 2001 al 2009 che mostra che nell'ambito dei casi di responsabilità professionale (riferito a tutte le professioni intellettuali) il 56.2% è rappresentato da casi di responsabilità del medico-chirurgo e soltanto il 9.5% dalla responsabilità dell'odontoiatra. Il massimo del contenzioso fu raggiunto nell'anno 2002, per poi ridursi di un terzo negli anni successivi mantenendosi costante.
I dati sono in via di aggiornamento ed ovviamente riproducono soltanto il contenzioso giudiziale (quindi esclusi tutti i dati della transazioni stragiudiziali) e riferiti a due Corti, sebbene si tratti di tribunali molto vasti.

Sul versante assicurativo, presso l'Università di Firenze e con la collaborazione di ANDI Nazionale,  abbiamo  di recente esaminato i numeri del contenzioso registrato da una compagnia assicuratrice che attualmente conta quasi 12.000 polizze per odontoiatri libero-professionisti.
Il periodo di osservazione è stato dal 2001 al 2010 con una incidenza per disciplina: implantologia (25%), protesi (24%), endodonzia (19.3%), cure (18.2%), ortodonzia (7.5%), anestesia (2.5%) altro  (3.5%).
L'andamento del contenzioso valutato, numero di sinistri per anno su numero di polizze, parte con un valore di circa il 2.5% nel 2002 per poi passare a valori superiori al 4% ed oscillanti tra il 4.7%  del 2003 e 4.19% del 2006. Dopo il 2006 l'incidenza scenda al di sotto del 4% con valori tra il 3.4% ed il 3.8% del 2009. Questo dato deve essere valutato con attenzione perché come detto all'inizio la vera incidenza dovrebbe essere calcolata numero di prestazioni contestate/ numero di prestazioni eseguite. Se considerassimo che ogni professionista (ogni polizza) corrisponde ad almeno 100 prestazioni annue i valori di cui sopra scenderebbero a valori dello 0.04% o di molto inferiori laddove le prestazioni eseguite da un odontoiatra superassero il migliaio per anno.

Il valore medio del risarcito per sinistro oscilla tra 5.000 €  (2005) e 11.000 € (2002). Considerando gli ultimi due anni (2009-2010) il valore medio si attesta intorno ai 7.000€.

La prosecuzione della vicenda in ambito giudiziale è un dato difficile da estrapolare considerati i tempi , molto disomogenei con cui questo accade e considerata l'incidenza dei cosiddetti "sinistri senza seguito" , ma in generale tale percentuale non supera il 20%.
Su questi dati (fonte ANDI Assicura) abbiamo condotto due studi separati per approfondire la tipologia di errore prevalente in endodonzia ed implantologia. L'errore più ricorrente per l'endodonzia è rappresentato dal sottoriempimento (71%) mentre le perforazioni delle radici ricorrono nel 12.5% dei casi e la rottura di files o il sovrarimpimento hanno percentuali < 10% .
Per l'implantologia la perdita di impianto e la perimplantite sono l'errore più comune.

Relativamente alla bassa incidenza del contenzioso odontoiatrico e il trend di non aumento i dati sopra citati sono congrui con  i dati raccolti da Garatti et Al e presentati all'ultimo Congresso internazionale  IOFOS (International Organization of Forensic Odontosto-matology) organizzato in collaborazione con il ProOF (Progetto Oodntologia Forense) ed Università di Firenze nell'agosto 2013.
Si tratta dei dati raccolti dall'azienda di Desio-Vimercate (dati non ancora pubblicati ed in via di elaborazione) che ha uno dei più grandi servizi di odontoiatria pubblica in Italia ed eroga prestazioni ad una media di oltre 20.000 pazienti all'anno con una media di oltre 220.000 prestazioni all'anno.

L'incidenza del contenzioso nell'ultimo quinquennio calcolata secondo numero di casi di contenzioso/numero prestazioni varia tra 0.16% e numero 0.40% mentre se si valuta l'incidenza di casi di malpractice dopo valutazione medico-legale/su numero di prestazioni il tasso scende tra0.16% e 0.18% il 2012, che è l'ultimo anni esaminato presenta un tasso pari allo 0.19% (1 paziente su 526 riceve un trattamento inadeguato). 

Per quanto riguarda l'incidenza  distinta per disciplina si evidenzia una netta prevalenza della protesi (fissa + mobile) per un totale di 62% dei contenziosi, l'implantologia pari 15% l'endodonzia intorno al 9% e la conservativa il 6% le altre discipline con incidenza inferiore al 5%.

A cura di: prof.ssa Vilma Pinchi, Professore Associato medicina legale Dipartimento Medicina Forense Università di Firenze

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