La notizia della riforma del percorso di studi di medicina proposta a fine luglio dal ministro dell’Università, Mariastella Gelmini, e da quello della Salute, Ferruccio Fazio (la news è stata pubblicata su odontoiatria33.it), fa discutere il settore odontoiatrico, perché la proposta di ridurre l’iter arriva a soli tre anni dalla modifica che aveva portato la facoltà di Odontoiatria ad avere un anno in più, per un totale di sei. Secondo la nuova riforma avanzata dai Ministri a breve ci potrebbe quindi essere un ritorno ai cinque anni, come previsto d’altra parte da quasi tutti gli altri Paesi europei. “Mi sembra difficile che questo succederà” spiega però al GdO Marco Ferrari, presidente della Conferenza dei corsi di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria. “Sicuramente in cinque anni si riuscirebbe a svolgere una adeguata formazione, anche pratica, dei futuri dentisti, ma pensare che a breve il ministero voglia tornare sui propri passi, rivendendo una norma (quella dell’aumento di un anno del percorso di studi per odontoiatria) entrata a regime da così poco tempo mi sembra alquanto improbabile.”
Resta da capire se l’ipotesi potrebbe realizzarsi riducendo il precorso formativo universitario e dando più valore ai diplomi di specialità post-laurea. “Questo aspetto è ancora tutto da esplorare” continua Ferrari, “ma credo che l’obbligatorietà del diploma di specializzazione sia più gestibile nella libera professione. E sarebbe da intendere come una crescita e, quindi, come un’occasione di distinzione culturale dell’odontoiatra, che si realizza con una precisa scelta di limitare la propria attività al settore al quale si sente più vicino e affine e per il quale nutre sincera passione e interesse.” C’è però un altro aspetto che i Ministri Fazio e Gelmini hanno indicato come prossimo a essere rivisto: l’esame di abilitazione alla professione che, secondo la proposta allo studio, dovrebbe essere accorpato alla discussione della tesi di laurea.
“Mi sembra questa una proposta assolutamente sostenibile e auspicabile anche per Odontoiatria”, commenta Ferrari. “Oggi l’esame di abilitazione, che avviene dopo la laurea, è poco più che una formalità. Sono molti i Paesi europei che prevedono la laurea abilitante anche per odontoiatria e se pensiamo, poi, che il percorso di studio del futuro dentista prevede che la formazione del sesto anno sia prevalentemente pratica sarebbe giusto abolirlo.”
Per capire come le proposte del Ministro Fazio e Gelmini sono state accolte dalla professione abbiamo chiesto un parere al presidenti di Aio, Andi e Cao.
Gianfranco Prada, presidente Andi
Sono favorevole alla proposta del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, nel far coincidere laurea ed esame di stato. L’esame di abilitazione è sempre stato considerato quasi una formalità da parte dei neolaureati in Odontoiatria, sia perché svolto dagli stessi docenti del corso di laurea (che quindi non possono certo non certificare positivamente il lavoro da loro svolto), sia perché condotto negli stessi ambienti frequentati fino a qualche settimana prima. Per di più, sarebbe impossibile bloccare l’attività di un neolaureato, che senza esame di stato non potrebbe comunque svolgere nessuna attività alternativa, essendo la laurea specialistica altamente professionalizzante. Più complesso rispondere alla domanda se sia ipotizzabile tornare, per la laurea in odontoiatria, a cinque anni e dare più valore ai diplomi di specialità successivi. La durata di sei anni del corso di laurea ha una sua unica giustificazione se effettivamente si utilizza l’ultimo anno per lo svolgimento di attività clinica sul paziente e si riesce in tal modo a formare laureati che possano fin dal primo giorno lavorare e svolgere a pieno l’attività, senza necessità quindi di ulteriori tirocini o corsi pratici, come purtroppo avviene ora nella maggior parte dei casi.
Nel futuro, con la nuova organizzazione del lavoro negli studi odontoiatrici che diventeranno sempre più complessi, sicuramente sarà favorito chi avrà una preparazione “superspecialistica” fornita dai diplomi post-laurea, ma non per questo si dovranno creare branche odontoiatriche precluse ai normali laureati, che dopo sei anni di studio debbono disporre di tutte le nozioni e capacità necessarie a svolgere compiutamente l’intera scienza odontoiatrica. D’altronde, Andi da sempre si batte perché la laurea in odontoiatria sia considerata specialistica e siamo soddisfatti che questa interpretazione sia stata raccolta dal Ministro Fazio che l’ha inserita in uno specifico articolo del Ddl “Delega al Governo per il riassetto della normativa in materia di sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonché disposizioni in materia sanitaria” che speriamo venga presto approvato dal Parlamento e che permetterà a molti colleghi di poter finalmente partecipare ai concorsi pubblici per dirigente odontoiatra all’interno del Ssn.
Pierluigi Delogu presidente Aio
Il commento, a caldo, alla proposta dei ministri Fazio e Gelmini sull’abolizione dell’esame di abilitazione è che se l’esame di stato deve rimanere come è attualmente, tanto vale eliminarlo del tutto. Si tratta di uno strumento che è stato completamente svuotato di tutti i significati originari, per i quali è stato istituito, che non svolge più la sua funzione, ma diventa solo un orpello burocratico. La posizione politica di Aio è, però, ben diversa e rivendica con forza la riforma dell’esame di stato volta a stabilire l’attitudine del candidato a svolgere al meglio la professione di odontoiatra. Chiediamo che ci sia un impegno forte della professione nell’accompagnare chi vuole iniziare l’attività tanto nella valutazione del suo percorso formativo quanto nell’avviare un tirocinio pratico che sia efficacie per l’attività professionale e comprenda anche tutti gli aspetti normativi e deontologici.
L’obiettivo è di avere, nel futuro, una classe di professionisti capace e in grado di confrontarsi nel contesto europeo, ma con una propensione precipua rivolta all’interesse della collettività e dei pazienti. Un odontoiatra che sappia ben coniugare il valore della propria attività sanitaria al rispetto dei valori etici e di correttezza professionale.
Per quanto riguarda la proposta di tornare, per la laurea in odontoiatria, a cinque anni e dare più valore ai diplomi di specialità successivi, mi sembra chiaro che siamo di fronte a una ennesima rappresentazione dell’incomunicabilità tra soggetti che dovrebbero dirigere l’istituzione della formazione e che dimostrano una linea di condotta con prospettive e soluzioni definite giorno per giorno.
Ricordo che l’estensione a sei anni del corso di laurea in Odontoiatria era stata fatta soprattutto in funzione di un aumento delle ore dedicate al tirocinio pratico, in modo da arrivare a fine percorso con un ottima preparazione teorica, pratica e clinica. Se si torna indietro, mi chiedo cosa si dovrà sacrificare della tabella formativa e quali crediti verranno tagliati.
È divertente vedere come dopo circa 30 anni si siano ribaltate le cose e i laureati in Medicina abbiano a disposizione una via di formazione più breve (e perciò meno completa?) del laureato in Odontoiatria. Che ci tocchi anche sentire parlare di medici puffi?
Non vorrei che la riduzione del corso di Medicina vada nel senso di togliere significato all’operatore della salute e soprattutto al concetto di “atto medico”, uniformando tutte le professioni sanitarie verso il basso, con il solo scopo di abbattere i costi della sanità.
Quanto al valore dei diplomi di specialità non ritengo debba essere aumentato o diminuito. Essi rappresentano un validissimo sistema per arricchire la propria formazione specifica e sono stati recentemente riformati secondo regole europee. Sono dei titoli accademici e danno un valore aggiunto a chi li consegue, ma questo non va confuso con l’abilitazione a svolgere una professione nella sua totalità, che si ottiene con il superamento dell’esame di stato.
GDO 2011;10
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