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07 Febbraio 2012

Il fatturato e i ricavi dei dentisti: i dati dalle Finanze

di Norberto Maccagno


Mentre il Governo chiede sacrifici agli Italiani, torna la caccia all’evasore e questa volta, sembra, non solo con interventi d’immagine - anche se il metodo Cortina sa tanto di spot -, ma con interventi mirati. Se per ora è il commercio e la ristorazione a essere entrato nel mirino della Finanza, possiamo scommettere che presto anche i professionisti, e i dentisti, saranno tra le categorie interessate dalle verifiche. Professionisti in genere e dentisti in particolare che, stando ai dati pubblicati dal ministero delle Finanze, riferiti alle dichiarazioni 2010 (reddito 2009), secondo gli studi di settore, non ne escono male rispetto alla media dei redditi dichiarati dagli italiani.

Dai dati pubblicati, i dentisti, per reddito dichiarato dai professionisti, vengono dopo i notai (310 mila euro), i medici (68mila euro), gli avvocati (58mila euro), ma prima degli architetti (30 mila euro) e dei veterinari (19 mila euro). Ma i dati cambiano se si guarda il fatturato medio, dove i dentisti, con i loro 144,5 mila euro, si “classificano” al secondo posto dopo i notai (626 mila euro). Se poi si considera il rapporto fatturato-reddito con gli altri professionisti, ecco la conferma di come l’attività odontoiatrica sia paragonabile, per organizzazione e attrezzature impiegate, più a una impresa che a una attività professionale, dove solitamente l’attrezzatura necessaria si limita a computer e stampante.
Nello specifico i 40.534 studi dentistici italiani nel 2009 hanno fatturato 144,5 mila euro per un reddito dichiarato di 47,6 mila euro. Entrando più nel dettaglio, i 34.373 dentisti che esercitano la professione come persona fisica fatturano 127,1 mila euro per un reddito dichiarato di 45,8 mila euro; i 4.870 studi associati fatturano 224,8 mila euro per un reddito di 67,4 mila euro, mentre le 1.291 società di capitale fatturano 307mila euro per un reddito medio dichiarato di 19 mila euro.
Per quanto riguarda il numero degli studi, i dati del ministero della Finanze indicano che rispetto al 2008, in cui si era riscontrato un calo (-619 unità), nel 2009 tornano ad aumentare (+343), anche se di poco. Un incremento che non azzera il saldo negativo rispetto al 2007, quando gli studi dentistici erano 40.810. E il dato è probabilmente condizionato dalla curva demografica della professione, che va verso il pensionamento di molti professionisti non sostituti dai giovani laureati. A crescere maggiormente sono le società di persone (+156), dimostrando probabilmente la volontà dei professionisti di aggregarsi; meno marcato il numero di nuovi studi gestiti dal singolo (+57) e ancora meno le nuove società di capitale attivate (+40).

I ricavi
Dal punto di vista del reddito, in media, gli studi dentistici italiani nel 2009 hanno fatturato esattamente come nel 2008 (144,5 mila euro), ma hanno ricavato meno utili: 47,6 mila euro il reddito medio dichiarato, 48,4 mila euro nel 2008.
Probabilmente il calo è dovuto all’aumento delle spese finanziate direttamente dagli studi visto che, come rilevato da alcune indagini, la maggioranza dei dentisti non aumenta i propri tariffari da alcuni anni.
Ma la redditività dello studio varia a seconda della sua ragione sociale. Per gli studi professionali intestati al singolo professionista il 2009 vede un calo del fatturato (-800 euro) e un calo del reddito dichiarato (-400 euro). Anche le società di persone registrano un calo del fatturato di 5.400 euro (-3.400 euro il calo del reddito dichiarato), mentre quelle di capitale sono le uniche a registrare un minimo incremento di fatturato (+17.700), con, nonostante questo, un calo di reddito dichiarato (-5.700).
Sembrerebbe che lo studio gestito dal singolo professionista sia quello che rende di più. A fronte di 127.100 euro (127.900 nel 2008) di ricavi medi dichiarati, il reddito è di 45.800 euro (46.200 nel 2008). Per gli studi associati i ricavi medi dichiarati quasi raddoppiano, 224.800 euro, ma il reddito dichiarato (67.400 euro) non cresce in proporzione. I redditi dichiarati (19.000 euro) invece crollano per le società di capitale rispetto ai ricavi dichiarati (307.000 euro).

I commenti
“I dati resi noti dal ministero delle Finanze dimostrano che i dentisti sono tra le attività professionali che fatturano di più”. Questo è il commento di Alberto Libero, segretario sindacale Andi. “Altro dato significativo, paragonato alle altre realtà professionali è il divario tra fatturato e reddito: la conferma che la nostra attività ha un costo di esercizio molto elevato. Il che sostiene quanto da tempo come associazione chiediamo alla politica ovvero concedere ai nostri studi lo stesso sostegno (leggi “Tremonti ter”) che viene concesso alle imprese.”
Nonostante i dati siano di difficile lettura, continua Libero, “sembrerebbe che lo studio monoprofessionale, quello che tutti indicano come in declino, sia quello che ancora oggi regge meglio sul mercato, mentre abbiamo la conferma che, probabilmente, è lo studio associato a permettere di ottimizzare i costi, mettendo in condivisione struttura e professionalità. Se riusciremo a far ritornare sui propri passi il legislatore, escludendo il capitale dalla società tra professionisti, queste potranno essere, in futuro, una buona opportunità anche dal punto di vista fiscale per lo studio odontoiatrico. Deve poi fare riflettere, anche in termini previdenziali, i dati sui redditi dei soci delle società di capitale: molto più bassi di coloro che svolgono l’attività come titolari o studio associato”.

Per il Segretario AIO Salvatore Rampulla i dati del So.Se. dimostrano come un aumento di fatturato, e quindi di pazienti non sempre corrisponde a un aumento del guadagno per l’odontoiatra.
“Da tempo sostengo” spiega il Segretario Aio “che è in atto un tentativo di lavaggio di cervello agli odontoiatri, per convincerli a cedere alle lusinghe delle convenzioni, dicendo che c’è la crisi. In questo modo la gente, vista la scarsa disponibilità economica, non si reca dal dentista, perché ha tariffe troppo alte. Non è vero che convenzionandosi, riducendo le tariffe, gli studi si riempiranno di pazienti. È un modo per spingere i dentisti ad accettare convenzioni varie, che prevedono forti riduzioni tariffarie per far decollare un sistema che vede il dentista mero esecutore e non più protagonista del piano terapeutico. Questo sistema, però, spinge il dentista esattamente nella direzione opposta: in molti centri odontoiatrici chi guadagna veramente sono coloro che godono dei ricavi senza correre i rischi professionali dei dentisti. In altre parole, i dentisti lavorano, rischiano il contenzioso e i manager guadagnano. Convenzionandosi, forse aumentano i pazienti, in alcuni casi aumenta il fatturato, ma sicuramente aumentano le ore di lavoro, aumentano le spese, si riduce la durata media degli appuntamenti, aumentano le urgenze, aumenta lo stress, aumenta la conflittualità (con i pazienti e con i collaboratori), aumentano i contenziosi, aumentano le spese di avvocato. In sostanza si lavora di più, si lavora male e si riducono i guadagni. Ecco perché la redditività delle società è più bassa”. L’unico modo per battere la crisi, è la conclusione “non è quello di convenzionarsi, ma di investire sulla qualità e di migliorare il tempo, nella qualità e nella quantità, che dedichiamo al paziente. Solo così continueremo a essere pienamente protagonisti della nostra professione e della nostra dignità”.

Leggi ancheil sondaggio dell'andi sulla situazione degli studi

GdO 2012;2

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