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06 Aprile 2018

L’autodifesa per i professionisti della salute diventa formazione

La gestione della violenza diventa tematica ECM di interesse nazionale


Quali sono i segnali che preannunciano un’escalation di violenza? E come disinnescare la rabbia dell’interlocutore prima che sfoci in un’aggressione fisica? Che cosa si intende per ‘mentalità difensiva’? Saper riconoscere i campanelli di allarme di una violenza imminente, per poterla prevenire ed evitare, è la principale tecnica di autodifesa, prima ancora delle mosse per divincolarsi o mettere a terra l’aggressore, materia base di tutti i corsi. La novità è che, ad apprenderla, saranno ora i medici e gli altri professionisti sanitari, soprattutto quelli che lavorano in condizioni di rischio: guardia medica, pronto soccorso, visite domiciliari, sanità veterinaria.  

La FNOMCeO, insieme a tutti i sindacati medici, aveva chiesto giovedì scorso, nella prima riunione del Tavolo di Consultazione permanente sulla professione, più formazione su questi argomenti.  

Ora, ricorda una nota FNOMCeO, dall’Agenas, l’Ente che si occupa dell’Educazione Continua in Medicina (Ecm), arriva una prima, concreta, risposta: la gestione delle situazioni che generano violenza nei confronti degli operatori sanitari è stata inclusa, con una delibera del 15 marzo ma approvata questa mattina, tra le tematiche di interesse nazionale del sistema ECM.  

Cosa significa?  

Che si potranno organizzare corsi accreditati sulla gestione del rischio, a tutti i livelli, dall’epidemiologia del fenomeno, alla prevenzione del rischio secondo i sistemi di risk management, alle tecniche psicologiche per disinnescare l’aggressività e mettersi in salvo. Non solo: i corsi su queste materie avranno maggior valore in termini di crediti: dove per un corso normalmente si acquisisce un credito l’ora, i professionisti che vorranno aggiornarsi sulla prevenzione della violenza saranno premiati con 1,3 crediti orari.  

“La violenza contro gli operatori sanitari è una vera e propria emergenza di sanità pubblica – commenta il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli, che della Commissione nazionale ECM istituita in seno ad Agenas è, di diritto, Vicepresidente -. I dati che le Organizzazioni sindacali dell’Ospedale, del Territorio, della Sanità Veterinaria hanno portato al Tavolo FNOMCeO, e che consegneremo il prossimo 11 aprile nelle mani del Ministro della Salute, in occasione della seconda riunione dell’Osservatorio ministeriale, confermano sostanzialmente quanto già sapevamo: ogni giorno tre professionisti della sanità sono vittime di aggressioni, e due di loro sono donne. Dobbiamo metterci nelle condizioni di difenderci, di prevenire la violenza. Occorrono interventi strutturali, occorre più formazione. Oggi come oggi solo psichiatri e psicologi sono opportunamente formati sulle tecniche di dissuasione e neutralizzazione: noi vogliamo che tutti i nostri colleghi e le nostre colleghe siano messe nelle condizioni di difendersi, anche se la prima tutela deve essere l’abbattimento del rischio”.  

“Gli episodi di violenza, in un sistema di gestione del rischio, devono essere visti come ‘eventi sentinella’: ma ciò è difficile se diventano quasi la normalità – conclude Anelli -. Per questo il prossimo 11 aprile porteremo al Ministero insieme a noi Ombretta Silecchia e Serafina Strano, le due colleghe di guardia medica che hanno recentemente denunciato una violenza. Perché questi episodi non siano un ‘sentito dire’ ma una testimonianza forte dalla quale imparare, e i medici tornino a sentirsi ‘in prima linea’, insieme ai pazienti, contro le malattie e non in guerra verso potenziali aggressori”. 

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