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20 Aprile 2009

Intervista a Mario Canton presidente E.Bi.Pro.

di Andrea Telara


Mario Canton è nato a Varese il 27 gennaio 1955. Laureato in medicina e chirurgia all’università degli Studi di Pavia nel 1981 (con una tesi in odontoiatria), nello stesso anno inizia a esercitare la professione medica. Dal 1981 è iscritto all’Ordine dei medici di Varese e dal 1996 a quello degli odontoiatri della stessa città. Socio dell’Andi da 27 anni, Canton ha ricoperto varie cariche nell’associazione, fino a diventare presidente della sezione regionale della Lombardia tra il 2002 e il 2007. Oggi è il presidente di E.bi.pro.
Un dentista alla guida dell’ente bilaterale di tutti i liberi professionisti, medici, avvocati e commercialisti. Per Mario Canton, la nomina a presidente di E.bi.pro è senz’altro un motivo d’orgoglio. Ma il tempo delle congratulazioni è già alle spalle “perché - dice - è ora di mettersi al lavoro per portare a regime le attività dell’ente”.
Dottor Canton, per quale motivo, a suo parere, hanno scelto lei per la guida di E.bi.pro?
Direi che tutti i professionisti e i rappresentanti dei lavoratori hanno deciso di premiare l’impegno dell’Andi, che è stata la prima associazione a capire l’importanza e il ruolo significativo degli enti bilaterali. Molti odontoiatri probabilmente non sanno o non ricordano che l’Associazione nazionale dei dentisti è stata la prima organizzazione a dar vita, con molta lungimiranza, a un ente bilaterale. Si tratta dell’Ebnao, nato negli anni Novanta, ma che, purtroppo, non ha potuto operare compiutamente. 
Quali saranno gli impegni che la vedranno subito al lavoro come presidente di E.bi.pro? Ci sono delle priorità?
Direi senza dubbio che l’apprendistato professionale e gli ammortizzatori sociali sono ai primi posti nella nostra agenda. L’apprendistato è uno strumento molto utile per la gestione del personale impiegato nello studio, mentre l’introduzione degli ammortizzatori sociali, che sostengono i dipendenti durante i periodi di disoccupazione, stanno diventando sempre più necessari di fronte all’avanzare della crisi economica. Ma le nostre attività non si limiteranno di certo a queste due tematiche, benché siano attualmente le più importanti.
Quali, nello specifico, gli altri fronti che impegneranno l’ente?
Lavoreremo molto sul tema della sicurezza dei luoghi di lavoro e per la certificazione di qualità degli studi professionali. Senza dimenticare, naturalmente, la contrattazione di secondo livello, che sarà seguita dalle nostre numerose sedi diffuse sul territorio nazionale. Nella nostra agenda è previsto anche un notevole impegno per far funzionare bene il fondo per la formazione, che dovrà fornire risorse finanziarie per l’aggiornamento professionale di chi lavora negli studi.
Quando entreranno a regime le attività di E.bi.pro, che sembrano prospettarsi numerose e articolate?
Ci vorrà ancora del tempo: è stato firmato da poche settimane l’atto di costituzione; seppur condizionati dall’andamento dei lavori nelle varie sedi regionali, contiamo comunque di far presto e di arrivare a buon punto già prima dell’estate, quando disporremo delle prime risorse finanziarie consistenti, attraverso i versamenti effettuati dai professionisti con i moduli F24. In alcune zone geografiche siamo già in fase avanzata. In Lombardia, per esempio, è stato approvato lo statuto regionale e manca soltanto l’elezione del direttivo. I lavori procedono a ritmo abbastanza sostenuto anche in altre zone sia del Nord, come in Veneto, sia del Sud, come in Campania.
L’E.bi.pro, insomma, avrà una struttura federalista?
Certo. Io credo molto nell’impostazione federalista e credo sia importante seguire una logica che favorisca il decentramento delle attività nelle varie sedi territoriali. In altre parole, gran parte delle risorse finanziarie che l’ente riceve in ciascuna regione, attraverso i contributi, devono essere impiegate nella regione stessa, perché è proprio sul territorio che i professionisti e i lavoratori toccheranno con mano l’utilità dei servizi e delle funzioni espletate.
Quanto alle risorse finanziarie, non c’è il timore che i contributi a favore dell’ente siano visti da molti professionisti e da molti lavoratori come un ulteriore balzello che grava sul loro portafoglio?
Beh, direi che si tratta di una cifra piuttosto modesta, pari ad appena 2 euro mensili per ogni dipendente e per ogni datore di lavoro. Il pagamento del contributo, è bene ricordarlo, è previsto negli accordi contrattuali tra i professionisti e i sindacati. Servirà a finanziare diversi servizi che si riveleranno molto utili e importanti in futuro. Negli ultimi anni, infatti, il sistema di welfare a favore di chi lavora alle dipendenze degli studi professionali si è arricchito di importanti tasselli: sono nati C.a.di.Pro, la cassa di assistenza sanitaria supplementare e il fondo pensione Previprof. L’ente bilaterale, purtroppo, arriva per ultimo ma recupereremo presto il tempo perduto.

GdO 2009; 5

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