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19 Marzo 2014

Un libro racconta i problemi adolescenziali di portare l'apparecchio. Ma è proprio così? Il commento, ed i consigli dell'esperto


Smile è un libro a fumetti scritto dalla californiana Raina Telgemeier che ha avuto molto successo in Usa esce oggi 19 marzo nelle librerie italiane (editrice Il Castoro pagine214, euro 15,50, traduzione Laura Bortoluzzi).

Raina (la storia è autobiografica) è una ragazzina che dopo una caduta si è spezzata i due incisivi centrali.
La sua vita è scandita dalle sedute dal dentista ed una difficile vita di relazione anche a causa dell'apparecchio che deve indossare. Un racconto ironico e divertente, a questo link la striscia in cui racconta la presa dell'impronta.
Non è certo un libro sulle paure del dentista ma, in maniera ironica, viene (anche) raccontato il trauma che questo passaggio comporta su di un adolescente, disagio che spesso, genitori e dentisti, sottovalutano.

Ma i ragazzini italiani come vivono il dover portare l'apparecchio?

"I nostri bambini in età scolare elementare ambiscono ad avere l'apparecchio", ci dice la prof.ssa Giovanna Garattini, specialista in ortognatodonzia dell'Università degli Studi di Milano. "Di fatto si fa meno fatica a proporre di applicare un apparecchio ortodontico che dire di attendere tempi più maturi o addirittura che non serve. Portare l'apparecchio, penso, voglia dire sentirsi integrati e un po' privilegiati agli occhi dei compagni di scuola e degli amichetti. Questo non vuol necessariamente dire che i bambini siano davvero bravi e diligenti nell'uso degli apparecchi".

Diverso invece il "gradimento" per quanto riguarda gli adolescenti soprattutto se costretti dai genitori alla terapia, precisa la prof.ssa Grattini.

"Questi ragazzi subiscono l'apparecchio. Di fatto non vedono l'ora di liberarsene. E' raro incontrare un adolescente che, di suo, richieda l'apparecchio. Generalmente desiderano avere i denti dritti e un bel sorriso ma cercano in tutti i  modi di poter utilizzare apparecchi meno visibili, magari da portare solo la notte e comunque, per il più breve tempo possibile".

Ma un libro o una trasmissione televisiva -molto seguito fu la serie Ugly Betty dove la protagonista portava l'apparecchio- può condizionare il gradimento o meno verso la terapia ortodontica?

"Personalmente non credo che i nostri adolescenti possano essere condizionati positivamente all'uso dell'apparecchio, leggendo la storia della ragazzina. L'accettazione dell'apparecchio ortodontico deve passare attraverso un percorso motivazionale che si fonda sul rapporto empatico fra medico e paziente".
Ma è compito dell'odontoiatria supportare, anche psicologicamente, il piccolo paziente oltre a fornirgli tutte le informazioni necessarie.
"L'ortodontista -conclude la prof.ssa Garattini-  deve indagare le reali motivazioni e le vere aspettative degli adolescenti e dei loro genitori dedicando loro molto tempo e attenzione. Una volta chiariti questi aspetti, l'accettazione a portare l'apparecchio si fa più solida e prevedibile".

 
 

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