Dall'accesso alla contribuzione alla rappresentanza diretta in ENPAM: lo statuto che sta per cambiare l'ente pensionistico introducendo rappresentanti eletti direttamente da medici e dentisti porta a compimento per i laureati in odontoiatria il percorso iniziato 20 anni fa. Ma restano aspetti che non soddisfano pienamente la categoria: è il tema clou dell'incontro "ENPAM, previdenza o provvidenza?", organizzato da AIO Roma a Tor Vergata sabato scorso.
La problematica è stata esposta nella relazione di Angelo Raffaele Sodano, presidente della consulta ENPAM per la quota B e segretario Associazione Italiana Odontoiatri. L'incontro, aperto dal messaggio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, parte dall'incremento degli oneri contributivi per gli odontoiatri che nei prossimi anni dovranno incrementare la percentuale di versamento fino al 19,5% del reddito imponibile. Vittorio Pulci Direttore Dipartimento previdenza ENPAM spiega con esemplare chiarezza come l'ENPAM abbia dovuto fronteggiare in tempi di crisi la richiesta dell'ex ministro del lavoro Fornero di assicurare la stabilità dei Fondi contributivi non più a 15 o 30 anni ma a 50 anni, e senza poter sfruttare il patrimonio ma solo contando sul surplus tra entrate contributive ed uscite per pagare le pensioni. L'ente naviga oggi in acque sicure e "trasparenti". Ma Sodano avverte: "Se da un lato la legittimazione dell'accesso del laureato in Odontoiatria in ENPAM, iniziata nel lontano '95, trova nella bozza dello Statuto il naturale sbocco, dall'altro secondo noi evidenzia criticità nelle modalità di pesatura con cui si attribuisce la rappresentanza categoriale. L'election day per la designazione, tra l'altro, della frazione eletta dei componenti del Consiglio nazionale, rappresenta non già una semplice incognita ma, sul nascere, una partita scontata con un regolamento già scritto. Per AIO la riforma dello Statuto può e deve essere una formidabile occasione per l'upgrade o la "riparazione" di quel patto intergenerazionale, elemento fondante della Carta costituzionale, anzitempo interrotto dalla riforma della contribuzione".
Il consultore Renato Mele, esperto di previdenza e odontoiatra di estrazione ANDI sottolinea però come medici e odontoiatri, a differenza di avvocati, geometri e degli stessi igienisti dentali, non possano avvalersi del contributo minimo integrativo (dal 2 al 4%) applicabile sulle ricevute emesse per le loro prestazioni, che ridurrebbe le percentuali di versamento richieste nei prossimi anni.
La seconda parte del convegno è stata dedicata all'odontoiatria laziale e alle iniziative di AIO Roma in tema di lotta alla burocrazia e denunce anti-concorrenza sleale. Giovanni Migliano presidente AIO Roma ha ricordato l'attivazione di "filo dentale", il telefono "rosso" ideato dall'Associazione. Quindi ha sottolineato le disparità di trattamento che si stanno creando a causa delle complesse procedure autorizzative nel Lazio: da una parte dentisti con studio mono-professionale che vivono onerose richieste di conversione catastale da A2 ad A10 o C1 delle strutture ove esercitano, dall'altra strutture in franchising che presentano domanda come studi professionali pur essendo di fatto ambulatori, e centri low cost che puntano su pubblicità screditanti la categoria (una subito ritirata dopo denuncia AIO). Il segretario AIO Roma Stefano Colasanto ha annunciato una proposta di delibera per cambiare gli iter autorizzativi degli studi odontoiatrici laziali: già inviata alle Cao, sarà condivisa in Regione al Tavolo del Dentale che ora comprende i sindacati di categoria. La proposta contiene linee guida per differenziare meglio le rare situazioni richiedenti autorizzazione dalle altre. Il consigliere regionale Fabrizio Santori ha ribadito l'importanza delle proposte Aio Roma per modificare le procedure autorizzative in Regione ed eliminare le disomogeneità oggi riscontrabili nelle verifiche ispettive delle Asl. Tutti gli interventi saranno messi online quanto prima a disposizione dei soci.
A cura di: Ufficio Stampa AIO
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