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15 Luglio 2014

Aceti (Tdm): fondi integrativi utili solo a meno poveri, contro rinunce a cure si riorganizzi Ssn


"I Fondi integrativi del Servizio sanitario non sono una risposta adeguata al crollo della spesa delle famiglie per le cure. La possibilità di spendere cifre ulteriori per una copertura sanitaria è intercettabile solo da una piccola parte degli italiani, quelli con un'occupazione sicura, ma oggi è proprio il lavoro che manca. Meglio puntare a riorganizzare il Ssn".

Tonino Aceti coordinatore del TdM di Cittadinanzattiva, riflette su alcune cifre del rapporto Welfare, Italia a cura di Censis e Unipol. A fronte di una spesa pubblica invariata tra il 2007 e il 2013 (+0,6% in termini reali) e diminuita leggermente nel 2013, il Rapporto sottolinea che la spesa di tasca propria delle famiglie, cresciuta tra il 2007 e il 2012 di oltre il 9%, nel 2013 s'è ridotta inaspettatamente del 5,7%, quasi 7 milioni di prestazioni in meno. E sempre nel 2013 si è ridotta la spesa "sociale" per le badanti, diminuite di 4 mila unità. Il rapporto apre a un'integrazione possibile tra Ssn e mutue integrative, che in Italia coprono meno del 15% della spesa delle famiglie mentre nel resto d'Europa ne costituiscono la maggior parte e organizzano servizi usando al meglio le risorse disponibili.

"I cittadini oggi non sono in grado di farsi carico delle prestazioni che lo stato non è in grado di assicurare più: non si curano e spesso non si possono assicurare né far prevenzione, ciò darà vita a complicanze di salute nel lungo periodo, più cure e più deficit sanitari. La prima operazione da fare in questo scenario per TdM non è delegare ad altri attori quanto il settore pubblico non fa più, ma azzerare gli sprechi nel Ssn e riprogrammare la spesa, integrando i settori della programmazione: sia ospedale-territorio per prendere in carico le cronicità (che costituiscono il 70% della spesa pubblica), sia ospedale-farmaceutica ( se ho un farmaco che eradica l'epatite C dovrò ripensare la spesa ospedaliera per una patologia divenuta curabile sul territorio). Purtroppo- continua Aceti- il Patto per la salute governo-regioni appena siglato non pare prendere questa strada. Le cifre per il finanziamento del Fondo sanitario nel 2015 e 2016 annunciate a gennaio dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin erano rispettivamente 113,45 e 117,56 miliardi, e sono scese a 112 miliardi per il 2015 e 115,4 per il 2016 con un sottofinanziamento complessivo di 3,5 miliardi: un'ulteriore dieta che ridefinisce al ribasso l'impegno Ssn, ma riducendo le risorse non si danno sicurezze sulle urgenti riforme".

A cura di: Mauro Miserendino per Doctor33

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