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07 Luglio 2009

Norme e buonsenso

di Norberto Maccagno


Sul numero 10 del GdO proponiamo una vicenda, tutta italiana, che racchiude perfettamente la difficoltà di rispettare le norme attraverso il buonsenso. O se volete la difficoltà di applicare il buonsenso al rispetto delle norme.
La questione è quella della possibilità per i medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale e non iscritti all’Albo degli odontoiatri di esercitare l’implantologia.
Tutto parte da un’iniziativa del presidente Cao Siracusa (Dario Di Paola) che, facendo seguito alla segnalazione di alcuni iscritti in merito a un presunto abuso della professione odontoiatrica da parte di due medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale, non iscritti all'Albo odontoiatri, si è attivato, come imposto dalla sua carica, al fine di verificare che gli stessi operassero secondo la legge.
Nella fattispecie i due maxillo-facciali eseguivano prestazioni implantologiche presso studi di altri colleghi e, sembrerebbe, anche in uno proprio. La Cao Siracusa divulgava presso i propri iscritti la propria posizione, facendo riferimento alla legge 409/85 e a un documento dell'ufficio odontoiatri della Fnomceo. I maxillo-facciali reagivano inviando delle lettere di diffida presso l'Ordine di Siracusa. A questo punto il dottor Di Paola, svolgendo il proprio ruolo istituzionale, richiedeva parere al ministero della Salute. Ministero che, nel marzo 2008, confermava la validità della 409/85 indicando che gli specialisti in chirurgia maxillo-facciale, come tutti gli altri medici non iscritti all’Albo degli odontoiatri, non posso esercitare l’implantologia dentale in quanto metodica di riabilitazione odontoiatrica di esclusiva competenza dell’iscritto all’Albo.
Ora il ministero, sollecitato da più parti, ha ritenuto di precisare meglio quel parere distinguendo tra chirurgia implantologia endoossea e riabilitazione implantoprotesica. La prima viene definita come l’atto chirurgico per inserire l’impianto nell’osso, l’altra è l’insieme di tutti quegli atti che compongono una riabilitazione implantoprotesica. Attraverso questa precisazione il ministero apre la possibilità ai maxillo-facciali d’inserire impianti ma solo se l’odontoiatra lo ritiene necessario e indica loro dove inserirli sulla base del piano terapeutico da lui determinato.
Parere che però non mette tutti d’accordo.
Soddisfatti i maxillo, meno la Cao, che vede in questa concessione un pericolo per il corretto esercizio dell’odontoiatria e quindi l’ennesimo rischio abusivismo; nonostante spetti a un iscritto all’Albo decidere se chiamare o no il chirurgo in studio.
Da non odontoiatra e tanto meno maxillo-facciale non saprei che parere dare sulla questione. Cosa che peraltro potrei anche esimermi dal fare.
Sono sicuro che ve ne fareste una ragione.
Capisco bene che se esiste una norma che dice che gli iscritti a medicina dopo un certo anno non possono esercitare l’odontoiatria, pur facendo molto arrabbiare quelli esclusi, dovrebbe essere rispettata.
E questo a prescindere dalla capacità del professionista. Chi opera a cuore aperto saprà probabilmente anche togliere un dente da latte: ma non lo può fare. Così come un ottimo odontoiatra specialista in chirurgia orale non può svolgere operazioni di chirurgia maxillo-facciale.
Capisco anche coloro che tagliano e ricompongono mandibole tutto il giorno o che magari tolgono gli impianti messi male da odontoiatri evidentemente poco esperti siano contrari a una norma che solo per una questione temporale non consente loro d’inserire impianti.
Dal mio punto di vista, quello di paziente, di buonsenso sarebbe una norma che consentisse solo a chi realmente sa mettere impianti di farlo. Peraltro anche il secondo parere del ministero ritiene utile che l’odontoiatra che pratica l’implantologia abbia una specialità in chirurgia orale.
Tempo fa leggevo una notizia tratta dallo European Journal of Dental Education in cui si sosteneva che l’implantologia è trascurata dalle scuole odontoiatriche europee.
In Italia penso che la situazione sia simile se non peggiore. Quanti impianti inserisce oggi uno studente in odontoiatria prima di laurearsi?
Ma non solo; un medico iscritto a medicina prima del 1980, e che fino a ieri faceva il medico di base, che decide d’iscriversi all’Albo degli odontoiatri e di aprire uno studio odontoiatrico sarà in grado, pur potendolo fare, d’inserire impianti?
Certo non è detto che poi realmente s’improvvisi implantologo. Il buonsenso lo guiderà a fare ciò che è in grado di fare al meglio. Ma come dicevamo prima, il buonsenso non è un obbligo.
Oggi i maxillo-facciali, ieri gli odontostomatologi.
Come indicano in molti, “l’assalto” alla professione odontoiatrica è probabilmente causata dalla crisi che colpisce anche i medici che cercano nuovi sbocchi. Anche i dati Fnomceo, come vi abbiamo già informato, dimostrano che negli ultimi tre anni sono più numerosi i medici che si sono iscritti all’Albo degli odontoiatri di quanti non siano i nuovi laureati in odontoiatria.
Ma tra una ventina d’anni, quando anche gli ultimi medici che potevano svolgere sia la medicina sia l’odontoiatria andranno in pensione, la professione odontoiatrica sarà una professione “esclusiva”.
Nel frattempo si potrebbe intervenire vietando la doppia iscrizione: chi ha deciso di fare il medico faccia il medico mantenendo l’iscrizione all’Ordine, chi fa il dentista si iscriva solo all’Albo degli odontoiatri. Poi, se durante la propria vita professionale il medico che rientra nella 409/85 deciderà di esercitare come dentista, o viceversa, non dovrà fare altro che iscriversi all’Albo o all’Ordine magari sostenendo un esame che certifichi che sappia ancora svolgere l’altra professione.
Che dite, potrebbe essere una norma guidata dal buonsenso?

Norberto Maccagno
n.maccagno@d-press.it

GdO 2009; 10

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