Non è solo un congresso molto ricco e articolato quello dell’Aiop (Accademia italiana di odontoiatria protesica) di quest’anno, ma è anche un momento per ricordare i trent’anni di attività della società, fondata nell’aprile del 1979 da un gruppo di professionisti il cui scopo era quello di divulgare conoscenze scientifiche in campo protesico. Fin dall’inizio della sua costituzione l’accademia prevedeva il coinvolgimento degli odontotecnici, sia nel consiglio direttivo sia nelle sezioni della società, mettendo questa figura in una situazione di parità rispetto agli odontoiatri. A quel piccolo nucleo, nel tempo, si sono aggiunti moltissimi altri soci: oggi l’accademia è molto attiva e annovera personalità di grande rilievo del mondo odontoiatrico e odontotecnico. In occasione del prossimo congresso, che si terrà il 20 e 21 novembre 2009 a Bologna, riprendiamo il filo del discorso già iniziato in precedenza con il presidente dell’Aiop dottor Gaetano Calesini.
Dottor Calesini, come si sente guardando indietro agli inizi della società di cui oggi e presidente?
Anni fa eravamo pionieri, la pratica odontoiatrica in genere e quella protesica ancor di più erano lasciate all’empirismo, soprattutto in Italia non esisteva la figura del protesista: la protesi era praticata per lo più da dentisti generici che affidavano agli odontotecnici soluzioni e decisioni che non spettavano loro. La nascita dell’Aiop si deve proprio al desiderio del nucleo di soci fondatori di portare in Italia l’approccio statunitense che tentava di sistematizzare e normare le procedure e i materiali e di far assurgere l’odontoiatria protesica a disciplina dotata di precetti e dignità proprie, con il supporto fondamentale di odontotecnici competenti e motivati, in relazione continua e costruttiva con clinici specialisti in protesi.
È proprio grazie a società scientifiche come la nostra, che ha iniziato a organizzare i propri congressi coinvolgendo relatori internazionali, che si è sviluppata anche sul territorio nazionale la cultura dell’informazione post-universitaria e della formazione continua, ben prima che venisse disciplinata dalle istituzioni. Oggi è “normale” anche da noi vedere congressi ed eventi internazionali, con espositori e sponsor che supportano l’utilizzo di sedi prestigiose e di macchine organizzative complesse, ma quando cominciammo con il primo congresso internazionale furono i soci che si fecero carico dell’aspetto economico. Per chi da anni investe il proprio tempo e le proprie energie nella promozione dell’attività scientifica tramite l’accademia è motivo di orgoglio e soddisfazione constatare quanta strada è stata fatta; consideriamo che ormai da diversi anni il congresso internazionale Aiop sia uno dei congressi protesici più grandi a livello mondiale, tappa ambita dai maggiori relatori al mondo, non solo in tema di protesi, ma anche delle discipline a essa affini; inoltre alcuni tra gli stessi soci attivi sono chiamati come relatori nei maggiori eventi nazionali ed esteri.
Quali considerazioni si possono fare osservando la storia della disciplina protesica in Italia degli ultimi decenni?
L’odontoiatria protesica, a differenza di altre branche dell’odontoiatria, ha beneficiato di enormi sviluppi in ambito merceologico, soprattutto in campo estetico e negli ultimissimi tempi nel campo delle tecnologie Cad-Cam. Tali sviluppi però hanno portato a un rischio: se il miglioramento dei materiali esistenti è di certo un bene, il fatto che siano continuamente introdotti prodotti innovativi fa sì che la sperimentazione a lungo termine divenga difficile o impossibile, quindi, può accadere che vengano utilizzati in clinica materiali non adeguatamente testati. L’immissione a pieno titolo delle tecnologie Cad-Cam nella routine dei nostri studi e dei nostri laboratori ha cambiato la scenografia e gli attori della nostra pratica quotidiana, favorendo certamente la standardizzazione delle procedure e dei risultati e, diminuendo quella quota di lavoro “artigianale” che è parte del lavoro odontotecnico, tali tecnologie adeguatamente gestite possono migliorare i risultati del lavoro congiunto protesista-odontotecnico. Lo sforzo di chi persegue l’eccellenza, come recita la mission dell’accademia, dovrebbe essere quello di contribuire allo sviluppo e allo studio delle nuove tecnologie, indirizzando le innovazioni verso il miglior risultato per il paziente mediando dunque tra le opportunità proposte dall’industria e la conoscenza che solo i clinici, e in protesi gli odontotecnici, posseggono. Come “accademia” abbiamo un ruolo importante nel dialogo tra case produttrici, istituzioni, clinici e pazienti; dobbiamo promuovere il nuovo e conservare quanto c’è di buono nel vecchio, formando e informando clinici, odontotecnici e pazienti.
Crede che per i soci dell’Aiop sia importante il senso dell’appartenenza alla società?
A giudicare da quello che vedo in termini di partecipazione ai nostri eventi, di accessi al nostro sito e alla nostra neonata newsletter direi che i soci sono sempre più coinvolti nella vita dell’accademia, grazie anche al progetto di comunicazione che ha preso avvio qualche tempo fa. L’essere entrati a far parte come Aiop di due tra le maggiori federazioni mondiali in tema di protesi ed estetica (Ifed e Icp) rende il fatto di essere socio una sorta di “certificazione” di qualità che, in un periodo storico nel quale i pazienti sono attenti come mai è successo alla qualità delle cure, costituisce una credenziale importante.
Vediamo che i colleghi che hanno scelto di associarsi e frequentano le manifestazioni culturali s’incontrano anno dopo anno e che si creano scambi umani e professionali incrementati dalla multidisciplinarietà dei nostri programmi scientifici.
Il coinvolgimento nella vita societaria trova piena espressione quando i soci ordinari diventano soci attivi mediante la presentazione di tre casi clinici: i soci attivi collaborano alle nostre iniziative, ai nostri progetti e sono spesso coinvolti attivamente negli eventi scientifici sia dell’Aiop sia di altre società scientifiche. Tra i soci si sono creati rapporti di reciproca stima e amicizia e di collaborazione professionale che rendono i nostri closed meeting occasioni di crescita culturale e di divertimento. Non dimentichiamo, infine, che durante alcuni degli ultimi closed meeting sono stati prodotti documenti di consenso su temi importanti.
In sede di congresso saranno affrontati tre problemi clinici controversi: capita spesso che di fronte a uno stesso problema ci siano differenze di vedute tra protesista, odontotecnico e paziente?
Può accadere, sebbene l’Accademia promuova la formazione comune di clinici e tecnici proprio per far sì che l’approccio alla risoluzione dei casi sia condiviso. Quest’anno per la prima volta il congresso vedrà i programmi clinici e tecnici unificati completamente. Sarebbe comunque auspicabile che la comunicazione tecnica e umana tra le figure coinvolte nel trattamento renda le diverse opinioni un arricchimento reciproco piuttosto che occasioni di fraintendimenti e divergenze. Il senso che abbiamo voluto dare al prossimo congresso, facendo affrontare da intere squadre di relatori problemi clinici precisi, è proprio quello di voler illustrare alla platea quanto, ai fini di un trattamento efficace e brillante, sia fondamentale l’intervento corretto e coordinato di specialisti clinici e odontotecnici, e come vada condotto un team per ottimizzare tempi e risultati del trattamento. Per quanto riguarda il ruolo del paziente nella terapia, da anni abbiamo volto la nostra attenzione al “trattamento incentrato sul paziente”, sia per quello che riguarda la comunicazione e l’informazione sia, ancor di più, nella strutturazione di piani di trattamento tagliati “su misura” che possano ottimizzare costi biologici ed economici in relazione al singolo paziente. Sembra ovvio, ma non lo è: anche noi clinici siamo soggetti alle mode e al tentativo di standardizzazione, dimenticando a volte che ogni paziente è un caso unico, umanamente e tecnicamente.
Nella risoluzione di queste situazioni quanto conta la comunicazione tra le diverse figure coinvolte?
La comunicazione è alla base della buona riuscita di un trattamento odontoiatrico multidisciplinare, semplice o complesso che sia. Un rapporto umanamente efficace con i colleghi specialisti, con gli odontotecnici e con i pazienti migliora la qualità del trattamento e facilita la prevenzione e l’eventuale gestione delle possibili complicanze sia tecniche sia cliniche. I programmi scientifici e i progetti informativi dell’Aiop sono ispirati al miglioramento dei rapporti tecnici e umani tra clinici, odontotecnici e pazienti. Invito quindi i lettori a consultare il nostro nuovo sito, dove potranno trovare maggiori dettagli sui nostri programmi e sulle iniziative.
GdO 2009;15
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