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01 Dicembre 2009

L'Aio compie 25 anni

di Norberto Maccagno


L’Associazione italiana odontoiatri nasce a Roma nel 1984 per volontà di alcuni studenti dell’Aiso e in questi giorni festeggia i suoi primi 25 anni.
“Dopo il conseguimento del diploma di laurea - spiega il dottor Salvatore Rampulla attuale presidente nazionale - i problemi non erano finiti, anzi, i neolaureati si trovarono a dover affrontare degli ostacoli pressoché insormontabili. Per questi e altri motivi, tra cui, l'esigenza di affermare anche in Italia un’identità odontoiatrica di prima classe con una qualità professionale superiore garantita da un esercizio esclusivo della branca specialistica, nacque l’Aio.”
Ricordiamo che con l’anno accademico ’80-’81 furono ammessi al primo anno del corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentale, appena istituito, gli studenti che avevano superato il test di ammissione e al secondo anno quelli provenienti dal primo anno di medicina che avevano fatto domanda di trasferimento. Questo permise a questi ultimi di laurearsi già nel 1984, ma dovettero attendere il luglio del 1985, quando fu istituito l’Albo degli odontoiatri grazie alla legge 409/85, per poter esercitare e aprire un proprio studio.
Ma le problematiche non erano finite con l’approvazione della 409/85; gli odontoiatri, nonostante molte sentenze a loro favorevoli, hanno dovuto aspettare il 2003 perché venisse definitivamente imposto che per esercitare l’odontoiatria si doveva essere iscritti all’Albo degli odontoiatri e l’unica via possibile per esercitare la professione fosse il conseguimento della laurea in Odontoiatria e protesi dentale.
“La mission della nostra associazione - ricorda il dottor Rampolla - è sempre stata l’esercizio esclusivo della professione odontoiatrica. L’Aio è nata per questo. Si pensi che in un primo tempo, lo statuto prevedeva che si potevano accettare come iscritti solo i laureati in odontoiatria. Poi questa norma fu cambiata e ora possono aderire all’Aio tutti gli iscritti all’Albo che esercitano esclusivamente la professione di odontoiatra.”
E la dimostrazione che l’associazione è oggi aperta a tutti gli esercenti la professione, senza distinzioni “di titolo”, è il fatto che il suo attuale presidente è laureato in medicina e chirurgia ed è iscritto sia all’Albo degli odontoiatri sia a quello dei medici.
Nella storia dei 25 anni dell’Aio, molte le battaglie intraprese per la difesa della professione. Oltre a quelle legate al riconoscimento dell’esclusività dell’esercizio professionale, una tra le più importanti per gli stessi odontoiatri è stata quella previdenziale.
“Nel 1989 - continua Rampolla - l’Aio si batté affinché l’odontoiatra fosse ammesso all’Enpam per godere della copertura previdenziale. Nel 1995 l’Istituto previdenziale dei medici concesse l’iscrizione alla quota B agli odontoiatri.”
Oggi Aio dichiara circa 8mila iscritti ed è presente con referenti o proprie sedi in quasi tutte le regioni italiane.
“Non è il numero di associati a indicare la rappresentatività di un’associazione”, ci dice provocatoriamente Rampulla. “L’associazione più rappresentativa è quella che riesce con coerenza e capacità a rappresentare le istanze e i principi della professione, non la più numerosa.”
Quando gli chiediamo quale è la problematica più cogente che vorrebbero vedere risolta, il presidente Rampulla ci risponde: la questione dell’accreditamento con i terzi paganti, i centri low-cost, tutti quei modelli organizzativi che condizionano le libera scelta del professionista puntando al profitto e non alla qualità della terapia.
Allora, gli facciamo notare che spesso quei modelli sono per tanti giovani odontoiatri le uniche opportunità per entrare nel mondo del lavoro. “Noi cerchiamo di sensibilizzare i colleghi al fine di non svendere la propria professionalità - ci dice - spiegando che quel sistema presto si ritorcerà contro di loro. Siamo certamente convinti che possano essere delle opportunità ma solamente se i terzi paganti abbandoneranno il convenzionamento diretto puntando verso quello indiretto. Solo così dentista e paziente saranno tutelati. Certo - conclude - questa formula è meno vantaggiosa per i gestori dei fondi, ma la salute non deve essere un business, noi odontoiatri dobbiamo essere liberi di praticare ai nostri pazienti la migliore terapia per risolvere il loro problema di salute orale.”

 
 

GdO 2009;16

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