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22 Dicembre 2019

ECM: in pieno stile italico, Babbo Natale regala (a chi non ha rispettato la legge) proroghe e immunità, anche se a tempo

di Norberto Maccagno


La decisione della Commissione Nazionale ECM di prorogare di un anno, fino al 31 dicembre 2020 la possibilità di ottenere i crediti formativi necessari arrivata in extremis a pochi giorni dalla scadenza del triennio formativo e della oramai improrogabile partenza delle verifiche da parte degli Ordini verso i propri iscritti, non è affatto (o meglio non proprio) una sanatoria come si è letto in alcuni commetti sui social, ma solo l’ennesimo posticipare quella decisione che da venti anni, gli Ordini delle professioni sanitarie soggette all’obbligo formativo dettato dal sistema ECM, non hanno mai voluto prendere: “ma agli iscritti che non si aggiornano che gli facciamo?” Anche se la legge lo indica. 

Anticipando la decisione della Commissione, alla questione ECM avevo già dedicato il DiDomenica scorso, ma credo che qualche considerazione la si debba ancora fare. 

La prima è che la comunicazione ufficiale della proroga ad oggi non c’è, nulla è pubblicato sul sito dell’Agenas. E’ stata anticipata dalla FNOMCeO, la Federazione parte integrante del sistema ECM e della Commissione Nazionale sulla Formazione Continua in Medicina attraverso un comunicato

La motivazione data dal segretario FNOMCeO Roberto Monaco è quella che siccome nel sistema arrivano i nuovi Ordini istituiti con la Legge 3/2018, questi devono avere tempo per “entrare a pieno titolo nel sistema dell’ECM”. 
Premesso che visti gli “andazzi” degli Ordini che da quasi venti anni sono nel “sistema” e che solo 6 mesi fa si sono accorti che il Consorzio da loro costituito che deve registrare i crediti degli iscritti non aveva abbastanza dipendenti per farlo, il rischio è che non basti certo un anno di proroga per organizzarsi. Poi, la maggior parte delle professioni regolamentate nei nuovi Ordini dovevano già ottenere i crediti ECM che vengono registrati, come per medici e dentisti, dal sistema My ECM e dal CoGeAPS. 

A mio parere, il motivo della proroga non è neppure il fatto che dopo i tanti annunci ed inviti alla verifica da parte della FNOMCeO ai presidenti OMCeO, questi da gennaio avrebbero dovuto cominciare almeno a convocare i tanti iscritti che, stando ai dati che giravano nei mesi scorsi (non ufficiali perché ultimamente non più resi pubblici), non sarebbero in regola. 

Il vero motivo della proroga, sempre a mio parere, è quello dei rischi legali che dal primo gennaio 2020 si sarebbero potuti aprire nei confronti dei medici senza i 150 crediti ECM, indipendentemente dall’approvazione della Legge sulle assicurazioni sanitarie ferma in Parlamento.
Quindi, la decisione di dare ancora un anno di tempo ai professionisti inadempienti verso l’obbligo ECM, sempre secondo il mio punto di vista, è principalmente data dal voler sanare, anche se a tempo, la posizione di questi medici per scongiurare il rischio di vederli, se alle prese in contenziosi con i loro pazienti, “soccombere” d’ufficio perché non in possesso del numero di crediti previsti dalla norma e quindi dei requisiti indicati dalla legge per esercitare la professione. 
Una sanatoria a tempo resa, quindi, indispensabile non tanto per voi liberi professionisti di cui molto spesso i palazzi della Politica se ne fregano, ma perché coinvolge i dipendenti di quegli ospedali ed ASL che negli anni non sono riusciti a dare quell’aggiornamento obbligatorio (gratuito e nelle ore di lavoro), ai propri dipendenti.  

Poi c’è anche l’annuncio, della nascita di una Commissione per riformare il sistema ECM che sempre il segretario Monaco definisce “ormai datato”.  

Che il sistema ECM, come tutti quelli che regolamentano l’aggiornamento dei liberi professionisti basandosi sull’obbligo di raccogliere un numero minimo di crediti rilasciato sulla base delle ore di formazione svolta non sia garanzia che il professionista sia veramente aggiornato, l’ho già sottolineato. Il vero problema di fondo di questi venti anni di ECM, e mi ripeto, è che mai si è voluto veramente fare rispettare l’obbligo penalizzando oltre che, permettermi il termine, “umiliando” chi in questi venti anni ha sempre seguito corsi ed eventi. Certo, direte voi, ma comunque questi si sarebbero aggiornati anche senza l’obbligo ECM perché l’aggiornamento premette di crescere professionalmente e distinguersi grazie alla qualità.  

Ed infatti il sistema ECM era nato anche per obbligare quelli che non si aggiornavano a farlo, e nonostante il sistema ECM hanno continuato a non aggiornarsi. Ma anche questo l’ho già scritto, come il fatto che su questo le responsabilità siano esclusivamente degli Ordini che hanno sempre voluto sminuire il sistema bollandolo come imperfetto, inutile, troppo burocratico e mai hanno di fatto voluto lanciare un segnale agli inadempienti.  

Comunque sarà riformato il sistema, un modo per “catalogare” e certificare la formazione svolta dovrà essere individuato come dovrà essere individuata una penalizzazione perchè sappiamo che nel nostro Paese, gli obblighi si rispettano se c’è il rischio di sanzione e non (purtroppo) per senso civico o deontologico. Altrimenti sarebbe bastato lasciare l’obbligo di aggiornamento nel Codice di deontologia professionale. Però anche in questo caso, si deve poi controllare se l’obbligo è stato rispettato. 

Già alla fine del primo triennio di obbligo formativo per noi giornalisti, i nostri Ordini regionali hanno inviato agli iscritti che non avevano raggiunto il numero di crediti necessari una letta segnalando l’inadempienza ed invitando l’iscritto a mettersi in regola. Non so se qualche giornalista è mai stato sanzionato, ma la lettera fa comunque vedere che l’Ordine è attento. E nonostante “la penna abbia fatto più morti che la spada”, così dice il detto, non mi metto neppure a fare un paragone tra quanto sia utile alla collettività il lavoro che faccio io e quello che fate voi ed i vostri colleghi medici. 

Come potrà essere riformato il sistema ECM proprio non lo so e non invidio il presidente Nisio chiamato a dare il suo contributo in Commissione. Perché per riformare l’ECM si deve sentire e poi mediare le esigenze dei direttori delle ASL, dei liberi professionisti, del Ministero, probabilmente considerare che oggi il sistema porta nelle casse dello Stato 16 milioni di euro solo di “tasse”, poi ci sono i quasi 3mila provider privati che si stima diano lavoro a circa 12 mila persone. 

Sempre il dott. Monaco dice che la riforma del Sistema deve essere “finalizzata ad elevare la qualità degli eventi formativi per migliorare le competenze e le abilità cliniche, tecniche e manageriali degli operatori sanitari, con l’obiettivo di assicurare efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza all’assistenza prestata dal Servizio sanitario nazionale”. Un principio che suona bene, simile a quanto già era stato enunciato per il vecchio sistema.

Da quanto trapela dalla nota che il presidente Anelli ha inviato ai presidenti OMCeO e CAO, l’impressione è, però, che si voglia concentrare la riforma sulla riorganizzazione interna del sistema, e non sui principi e le modalità di formazione.  

Però qualsiasi riforma verrà, dovrà prevedere un sistema di controllo e di sanzioni altrimenti continuerà ad essere una serie di intenzioni lasciate al “buon cuore” di medici e dentisti che vogliono rimanere aggiornati. Ma anche di questo ho già scritto, da anni parliamo sul tema dell’ECM sempre delle stesse cose. Non vediamo l’ora di capire come questa ennesima riforma del sistema verrà portata termine.  

Visto che questo è l’ultimo DiDomenica del 2019, non rimane che ringraziarvi per l’attenzione che avete riservato ai miei “borbottii” domenicali e augurarvi un sereno Natale ed un 2020 pieno di soddisfazioni, sperando sia un altro anno interessante da raccontare e commentare.   

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