Il fattore “scatenante” del contenzioso odontoiatrico e la cattiva comunicazione più che l’errore clinico. Il dialogo con il paziente e la corretta spiegazione del piano di cura, e la relativa comprensione da parte del paziente, diventa quindi fondamentale. Tanto più il medico saprà dialogare, farsi capire dal proprio paziente, minore sarà la possibilità che questo a fine cura metta in discussione non quanto svolto dal professionista -non tanto perché eseguito male- ma perché non era “quanto si aspettava”.
“La comunicazione è certamente importante ma non è l’unico fattore che consente di prevenire il contenzioso”, spiega ad Odontoiatria33 Andrea Imposti (nella foto) esperto di marketing sanitario e di organizzazione di grosse strutture odontoiatriche, promotore del progetto Iodentista ed uno dei protagonisti dell’Evento dedicato al contenzioso odontoiatrico organizzato in collaborazione con Overmed nel maggio scorso. “Altrettanto importate –continua Imposti- è l’utilizzo dei supporti, cartacei e tecnologi, oggi a disposizione per fare comprendere la cura e capire i risultati ottenibili.
Sul fronte documentale Imposti consiglia di prestare attenzione alla corretta compilazione della scheda anamnestica. “E’ il primo passaggio”, ricorda. “Solitamente viene fatta compilare al paziente in sala d'attesa e, nelle mie esperienze e interviste svolte su un nutrito gruppo di odontoiatri, viene solo sommariamente analizzata con il paziente. Ogni aspetto legato allo stato di salute definisce meglio le possibilità che si possono offrire al paziente (specie se affetto da particolari patologie così come se odontofobico o grande fumatore).
La corretta compilazione della scheda di anamnesi diventa quindi in momento chiave per capire le motivazioni e la "compliance" del futuro nostro paziente”.
Poi ci sono gli ausili strumentali, “OPT , TAC, Endorali e Camera Intraorale, che consentono invece di agire su due fronti”, elenca:
1) rendere il paziente consapevole del suo stato di salute orale. Che consente di affrontare con il paziente il piano di cura nel suo complesso e non solo per il disturbo che lamenta;
2) raccogliere le informazioni necessarie per future pretese in caso di contenzioso. Stabilendo e congelando, di fatto, la situazione nella bocca del paziente nel momento in cui si presenta nello studio.
“La spiegazione del piano di cura –continua Imposti- deve essere sviluppata per fasi ovvero, dopo la compilazione della scheda di anamnesi, una prima valutazione dello stato di fatto della bocca commentata tra medico e paziente. dopo la relativa diagnosi, e le possibili soluzioni alternative, è importante spiegare in termini semplici e comprensibili al paziente il percorso prescelto valutando, sempre con il paziente, tempi e modalità di intervento ma specificando i rischi ai quali il paziente si sottopone se decidesse di non effettuare le cure o di effettuarle parzialmente”.
Con questi semplici passaggi avremo un paziente fortemente motivato e consapevole di ciò che lo aspetta. Il paziente, ricorda l’esperto, “potrà anche scegliere di effettuare parzialmente le cure ma il clinico sarà cautelato da eventuali richieste di risarcimento per omessa informazione”. Tutto il Team odontoiatrico, nei limiti dei propri ruoli deve essere impegnato a fare comprendere il percorso di cura ed alla compilazione della documentazione necessaria. La scheda anagrafica può essere gestita dal personale dipendente, l’anamnesi e la relativa diagnosi, così come la scelta e la realizzazione di tutti i supporti diagnostici (OPT, TAC, RX e camera intraorale) deve essere gestita esclusivamente dal clinico. “Suggerisco sempre –conclude Imposti- di avere poi una figura preposta alla discussione degli aspetti economici che non può, e non "dovrebbe", essere il clinico”.
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