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20 Giugno 2007

Buona prevenzione!

di C. Guastamacchia


Carissimi Irene e GianMarco,
leggo le vostre osservazioni sull' editoriale di PAD n° 2 di aprile (invitiamo il Lettore a leggere, prima di queste righe, le lettere al direttore 1 e 2).
Il problema della "diagnosi" è fondamentale. Parto dicendo che la pratica professionale quotidiana di uno studio, valutata nel modo in cui davvero si svolge, ci obbliga ad essere "pratici"; l'operatività dell'igienista va "contestualizzata" e, di conseguenza, va contestualizzata anche la valutazione di tale operatività. Il contesto in cui si svolge il lavoro di uno studio, e quello dell'igienista, non sempre si presenta secondo la formula dell'ortodosso protocollo... "L'odontoiatra visita, valuta l'opportunità di esami radiografici, verifica lo stato di salute generale, stabilisce un eventuale piano cure, poi subentra l'igienista...".
Ora tutto questo, in Italia è... in corso d'opera. In pratica succede, infatti, che l'igienista abbia una propria agenda di richiami, che non è ancorata a quella del dentista; da ciò consegue che all'igienista capiti di vedere il paziente con maggiore frequenza del dentista. Sempre in pratica, alcune di queste occasioni-richiamo possono costituire momenti di doverosa attenzione da parte dell'igienista, con conseguente doverosa segnalazione al dentista e, secondo me, al paziente, seppure con la formula del dubbio. Ecco che, allora, sempre in modo pragmatico, si entra nel tipo di procedura cui alludevo io. Procedura semplicissima: l'igienista, per usare una metafora, fa il poliziotto, mentre il dentista fa il giudice. Questo è quello che dovrebbe accadere, perché l'estremo opposto è quello, secondo me colpevole e censurabile, dell'igienista che fa solo la "donna delle pulizie" e non segnala nulla al dentista... e qui siamo al paradosso.
Perché al paradosso? Perché l'ipotetico attenersi alla più stretta osservanza delle procedure "protocollate" (?) si traduce, in pratica, in un danno per il paziente, il quale rischia di vedere aumentare i danni alla sua dentatura.
Perdonami invece, GianMarco, se non prendo in alcuna considerazione le tue osservazioni riguardo al "dentista che fa
l'igienista". Questa interpretazione del modo di procedere, per fortuna, da quando esiste la figura dell'igienista, non ha più senso. Spiegare la ragione di questa mia affermazione ci porterebbe troppo lontano. In sintesi: è il progresso che ha eliminato questa ipotesi e, fortunatamente, indietro non si torna.
Grazie del vostro interessante intervento e auguri di ottima professione... reciprocamente collaborante!



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