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15 Aprile 2008

Impianti e prevenzione

di C. Guastamacchia


Da un punto di vista istintivo parlare di prevenzione quando si parla di impianti parrebbe un controsenso. Invece è tutt’altro che così, per
due motivi fondamentali: in primo luogo perché l’impianto è, allo stesso tempo, cura dell’edentulismo e prevenzione di tutti gli inconvenienti legati a quest’ultimo; in secondo luogo perché l’impianto è ormai divenuto talmente diffuso e affidabile che moltissimi pazienti lo considerano una panacea priva di qualsiasi necessità di attenzione e, soprattutto, di manutenzione.
Si verifica, infatti, questo paradosso: mentre l’opinione pubblica, sempre più consapevole di dover pensare alla propria salute dentale, attua, sia pure in modi “artigianali”, misure di igiene e “manutenzione” verso i denti che gli ha fornito Madre Natura, non ha più lo stesso tipo di riguardo verso gli impianti.
Infatti molti pazienti, allorquando, più o meno sfortunatamente, perdono i “propri” denti e li sostituiscono con impianti, ebbene, da quel momento credono che sia passato ogni dovere di attenzione e manutenzione, quasi che i denti impiantati non dovessero essere anche loro oggetto di scrupolosa igiene, domiciliare e professionale. La realtà è davvero diversa e bene fa l’igienista a spiegare l’autentica verità
e a motivare in modo approfondito il paziente, affinché metta in atto tecniche scrupolose, realizzate con strumenti appositi. Tutto questo non ha nulla di particolarmente complicato, ma va insistentemente inculcato nella testa della gente. Possiamo arrivare a constatare questo paradosso: quanto più un paziente è soddisfatto della tenuta di un impianto, tanto più è portato a trascurare quelle stesse misure di manutenzione che, se preventivamente applicate, gli avrebbero evitato gradi maggiori o minori di edentulismo.
Infatti l’impianto, per definizione, manca di tutta la sintomatologia che ha il dente naturale: non ha dentina, non ha polpa, non sente il caldo e il freddo… Soffre però, e in misura anche maggiore del naturale, di ogni aggressione batterica, sino a far rischiare il “rigetto” (termine molto usato ma profondamente improprio) per perimplantiti molto aggressive. Ancora una volta, dunque, si deve insistere sul concetto che ogni competenza “manuale” va sostenuta ed anticipata, per l’igienista, da una sollecita competenza comunicazionale e, quindi, motivazionale. È indispensabile spiegare al paziente che una visita di controllo ogni sei mesi (almeno) per controllare l’impianto è il dovere minimo. Contemporaneamente è altrettanto indispensabile che, con modellini e/o videocamera, l’igienista faccia comprendere al paziente il “come si fa” per mantenere in ottima funzione quella “terza dentizione” che oggi l’odontoiatria gli ha premesso e che lui, paziente, ha potuto realizzare con qualche sacrificio di tempo, di fastidio e (bisogna dirlo!) di non banale spesa.



 
 

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