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30 Aprile 2009

Carie: perché non possiamo chiamare le cose con il loro nome?

di Viviana Cortesi


Mi permetto di commentare l’editoriale pubblicato dal direttore: secondo quanto vi è scritto, si ricorda che, data l’attuale “Legge”, l’igienista non può far diagnosi.
Proviamo, in pratica, a esaminare il problema “carie”:
• si richiede all’igienista il “sospetto”, affinché lo segnali al medico;
• si paragona, pertanto, l’igienista, a un “poliziotto” sospettoso…;
• …gli si richiede quindi la capacità e la responsabilità di intercettare precocemente una carie (sospettandola) affinché l’odontoiatra (il giudice) possa poi intervenire.
Resta confermato il fatto, tuttavia, che l’igienista non può far diagnosi, in questo caso, di carie.
Premesso che sono un igienista, adoro il mio lavoro e non mi sento limitata nelle mie funzioni se non posso e non devo fare diagnosi (anzi, a volte mi sento sollevata da grosse responsabilità), ricordo che un igienista (nella pratica quotidiana, nei richiami di igiene, durante i quali il paziente non viene visitato dall’odontoiatra), deve farsi carico di due cose, oltre alle procedure operative manuali prescritte originariamente dal dentista:
• far aggiornare il modulo dell’anamnesi al paziente e segnalare all’odontoiatra eventuali variazioni intervenute dall’ultimo richiamo;
• fare una valutazione di salute e/o malattia dei tessuti molli (gengiviti: si può dire?), aggiornare la cartella parodontale, valutare la compliance domiciliare del paziente, il mantenimento dei restauri protesici e conservativi e la salute o malattia dei denti.
Se io non intercetto una carie mesio-palatina del 26, il dentista con cui lavoro mi tira le orecchie, giustamente, così come può fare anche il paziente (si può parlare di malpractice). Nel momento in cui vedo questa “irregolarità”, però, cosa posso dire al paziente che nel frattempo la vede con me, simmetricamente e ingrandita nello schermo della videocamera, o semplicemente attraverso uno specchio? Ho provato a chiamarla con altro nome, proprio perché non devo fare diagnosi (!!??) e a dire “qui c’è un buco, una lesione, un problemino, un problemone” …ma tutto questo è assurdo! Questo fa sorridere, anzi di più, fa tanto incompetente! Insomma, lo sanno anche i bambini che si chiama carie! E infatti, lo sanno anche i pazienti che mi chiedono: “Ma cos’è? Una carie”? Quindi, Legge o non Legge, io ai miei pazienti dico: “qui c’è una carie”.
La cosa che l’igienista non deve assolutamente fare, invece, è un piano di trattamento della carie rilevata!
Quindi al paziente dico che c’è una carie, che adesso facciamo vedere al dentista, il quale stabilirà il da farsi: otturazione o devitalizzazione o estrazione o forse niente, solo controllo obbligatorio periodico.
Questo deve dire l’odontoiatra. Al paziente che sempre in questi casi incalza, chiedendomi il da farsi, rispondo: io sono un’igienista, segnalo il problema, ma non mi chieda come sarà trattato, perché esula dalle mie competenze: ora il dottore le dirà tutto.
Sottolineo che ho parlato solo di diagnosi di carie, non mi permetto mai di diagnosticare lesioni dei tessuti molli, parafunzioni o altro, solo di carie, per cui Le faccio una domanda conclusiva: trattasi di peccato veniale, fuori legge, o giusto così?



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