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30 Giugno 2009

Un progetto per la prevenzione pubblica

di Carlo Guastamacchia


È singolare dover rilevare che, nella sempre più pressante sottolineatura che viene fatta ovunque riguardo alla necessità di prevenzione pubblica, così poco spazio venga dedicato alla presentazione e al sostegno della prevenzione orale attraverso l’igienista dentale.
Sono infatti innumerevoli gli articoli e i documenti che certificano come un vero programma lungimirante ed “erga omnes”, riguardante l’annoso problema delle malattie dentali e del loro costo sociale, possa essere rappresentato soltanto da una ufficiale (e ben strutturata) campagna perpetua di prevenzione.
Invano si è cercato di “lanciare” uno o più programmi analoghi in chiave privatistica. Due sono, al riguardo, le maggiori difficoltà: la mancanza di una motivazione spontanea e la difficoltà di crearla attraverso un supporto capillare (e, forzatamente, costoso) come può essere quello della “mano privata”.
Quest’ultima può avere una sua funzione utilissima, allorché il paziente (il singolo paziente) si rechi dal dentista privato richiedendo prestazioni terapeutiche; è invece praticamente impossibile creare una mentalità diffusa e operativa in chiave di prevenzione privata “spontanea”.
Ecco dunque imporsi la necessità di un approccio pubblico della prevenzione, approccio che, per definizione istituzionale non può e non deve essere svolto altro che dall’igienista e non deve rimanere circoscritto alle poche aziende sanitarie (ospedaliere e/o universitarie) che già lo attuano.
La monografia che Prevenzione & Assistenza Dentale ha richiesto alla dottoressa Viviana Cortesi è, a tutt’oggi, il documento che meglio testimonia e definisce quanto, come e perché si deve porre in atto, affinché questo programma possa essere attuato operativamente e capillarmente nella Sanità Pubblica in favore del cittadino. È infatti indispensabile comprendere come un progetto di questo tipo, che non deve essere estemporaneo, ma correttamente impostato e perfezionato, esiga una preparazione e una cultura gestionale che non devono essere assolutamente improvvisate.
Viviana Cortesi ha esaminato questo problema da ogni punto di vista, proponendo così al Lettore (e, aggiungiamo, all’operatore istituzionale) un piano da realizzare con tutti i presupposti e le conseguenze che tale piano esige.
Non ho alcun dubbio personale sul fatto che quella proposta dall’autrice sia l’unica strada affinché le generiche e, spesso, troppo velleitarie modalità di approccio al problema-prevenzione, abbiano a tradursi in pratiche operative che precocemente (infanzia) e diffusamente (ogni strato sociale) possano davvero, in una decina d’anni, ridurre pressoché a zero sacrifici e costi delle malattie odontoiatriche alla Sanità Pubblica e al cittadino.
E, per tutto questo, non c’è che un protagonista indispensabile: l’igienista pubblica, che, da parte sua, conquisterebbe una valida alternativa professionale.



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