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14 Gennaio 2013

Gli anziani, l'Università di Milano e gli igienisti nelle RSA...

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di Viviana Cortesi Ardizzone


Secondo l'ISTAT e le informazioni del Sistema Sanitario Nazionale, gli italiani con più di 65 anni (i grandi anziani - con più di 90 anni di eta` - sono circa 500mila) rappresentano il 20% della popolazione e diventeranno il 34% nel 2050. I tassi di mortalità si sono ridotti, l'attesa di vita è aumentata e così la popolazione geriatrica rappresenta quella parte della popolazione più rapidamente in crescita.
La spesa sanitaria naturalmente cresce anche in relazione all'aumento dell'età: le persone si ammalano di più, si complicano le malattie croniche, aumentano i consumi sanitari e le spese mediche che nel 2050, se si guarda alle previsioni demografiche, potrebbero assorbire i 2/3 del budget del SSN.
L'insorgenza di polipatologie, generalmente ad andamento cronico e con scarsità di sintomi, richiede controlli, cure e tutela sociale o istituzionalizzazione in caso di invalidità.
L'80% degli ultra 70-75enni è portatore di almeno due malattie croniche, mediamente cinque-sei malattie, e a ognuna di esse corrisponde un farmaco che può avere ripercussioni nel cavo orale e interferire con il normale svolgimento delle terapie odontoiatriche. Questo dato di fatto crea motivi di preoccupazione e rappresenta una vera e propria emergenza sociale.
Allo scopo, le RSA sono ''presidi che offrono a soggetti non autosufficienti, anziani e non, con esiti di patologie, fisiche, psichiche, sensoriali o miste, non curabili a domicilio, un livello medio di assistenza medica, infermieristica e riabilitativa, accompagnata da un livello alto di assistenza tutelare e alberghiera'' (DPR 14 gennaio 1997).
E fin qui tutto bene, siamo orgogliosi del nostro sistema sanitario. Ma una volta afferito a queste strutture chi si ricorda che l'anziano ha anche una bocca, con cui convivere senza dolore, masticare, combattere la malnutrizione, socializzare, comunicare, sorridere senza imbarazzo ed evitare il degrado estetico?
Non esiste purtroppo la cultura della bocca, che passa in secondo piano rispetto alle patologie dominanti, e, se c'è, mancano le competenze, i tempi e le attrezzature.
Qualche Università ci prova e allora negli Istituti la prevenzione orale viene effettuata grazie a screening e programmi sviluppati da studenti e igienisti dentali, autorizzati da convenzioni stipulate tra l'Università e le ASL. Come si fa? Si presenta un progetto, si aspetta l'approvazione e si comincia. È indubbio che le prestazioni di igiene orale fornite ai pazienti istituzionalizzati offrono parecchi vantaggi rispetto a quelle fornite negli ambulatori privati:
- l'anziano fragile non deve subire il disagio e le difficoltà di essere trasferito alla struttura competente;
- l'istituto non deve sobbarcarsi i costi di trasferimento dei mezzi e del personale che peraltro viene sottratto ai turni dell'istituto;
- i pazienti incontinenti o cateterizzati sono più facilmente curabili nelle loro residenze appositamente attrezzate;
- l'ambiente a loro familiare riduce l'ansia del cambiamento.

Gli igienisti all'interno di queste strutture controllano e implementano con entusiasmo l'igiene orale, forniscono istruzioni e materiali, intercettano alterazioni dello stato di salute e lo segnalano immediatamente al medico, spazzolano denti, puliscono protesi, rimuovono tartaro da denti e protesi, insegnano a utilizzare prodotti specifici per combattere la xerostomia, contribuendo a migliorare la qualità di vita dell'anziano istituzionalizzato.
L'obiettivo è in primis di formare, interagire e suscitare l'interesse di tutto il personale medico e assistenziale, dei familiari e dei caregiver verso la salute del cavo orale. Tutti devono sapere che infezioni e micosi del cavo orale possono divenire sistemiche (polmonite ab ingestis o diffusione ematica), con rischio di mortalità, come pure la correlazione tra par odontopatia e diabete, malattie respiratorie, vascolari e infarto.
Il personale deve essere incoraggiato a fornire agli igienisti informazioni anamnestiche preziose, a segnalare pazienti e situazioni che richiedono precedenza, a riferire comportamenti anomali, quali dolore-alitosi-rifiuto del cibo o di certi cibi, assenza di masticazione, rifiuto delle protesi e di farsi spazzolare i denti.
L'impegno degli igienisti dell'Università di Milano-Clid-prof. Strohmenger presso l'Istituto Auxologico sta conducendo a ottimi risultati, con un elevato indice di gradimento. Affrontare il discorso prevenzione orale e saper dare una risposta alle enormi necessità può essere considerata una delle sfide sociali di maggiore significato del nostro tempo.
Un esempio da imitare.



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