Nonostante l'obbligo deontologico verso l'aggiornamento e quello normativo dettato dall'Educazione Continua in Medicina (ECM), la metà dei dentisti italiani non sembra volerne sapere di aggiornarsi.
Secondo i dati pubblicati oggi da Il Sole 24 Ore sulla base dei dati elaborati dal Cogeaps (Consorzio tra professioni sanitarie che gestisce l'anagrafe nazionale dei crediti formativi) e forniti dagli Ordini di riferimento, gli iscritti all'Albo degli Odontoiatri che hanno raccolto i 150 crediti obbligatori nel triennio 2014-2016 sono stati il 51%, 128 i dentisti che non hanno raccolto nemmeno un credito. Un po' meglio i medici (54% quelli con il 100% dei crediti) mentre peggio dei dentisti hanno fatto i farmacisti (49%), gli assistenti sanitari (47%), gli infermieri (32%), i veterinari (32%).
Tra le altre professioni obbligate alla formazione continua meglio degli odontoiatri hanno fatto i giornalisti (il 55% sono in regola), gli architetti (75%), gli avvocati (82%) mentre i primi della classe risultano i periti agrari visto che tutti gli iscritti all'albo risultano in regola. Bisogna però ricordare che i professionisti sanitari sono tra quelli che devono raccogliere nel triennio il più alto numero di crediti (150) rispetto agli altri professionisti.
Il 31 dicembre scadrà per medici e dentisti la possibilità di recuperare i cediti non raccolti nel triennio 2014-2016 e si dovrà capire se gli Ordini provinciali, deputati a verificare e sanzionare gli iscritti inadempienti, si attiveranno per chiedere conto agli inadempienti.
"Per i medici - dichiara il segretario FNOMCeO Sergio Bovenga (nella foto) a quotidiano economico - più che di sanzioni si deve parlare di perdita di opportunità, perché la certificazione è diventata un requisito utile, ad esempio, per partecipare a concorsi".
Una dichiarazione che non sembra aprire ad una linea dura verso coloro che, nonostante da 15 anni siano obbligati, di aggiornarsi secondo le regole non ne vogliono sapere.
Norberto Maccagno
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