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05 Maggio 2017

Ddl Concorrenza, i commenti dopo l'approvazione al Senato. Prada (ANDI) abbiamo fatto tutto quanto possibile, la sconfitta è per i cittadini


Presidente Prada, il Senato ha approvato il Ddl Concorrenza. Delle norme che avrebbero dovuto limitare l'azione delle società di capitale di settore, alle fine è rimasta solo quella che regolamenta la figura del Direttore Sanitario, una sconfitta?

Sicuramente una sconfitta per i cittadini, una sconfitta per la politica che di fronte alle pressioni del capitale ha scelto di non decidere. Come Associazione abbiamo fatto tutto quanto andava fatto. Una battaglia difficile, combattuta non certo ad armi pari, da una parte i 28 mila dentisti ANDI tacciati di voler mantenere le posizioni, dall'altra i fondi finanziari che dovevano tutelare i loro investimenti da milioni di ero. E non dico nulla sui distinguo che arrivavano alla politica dal nostro settore, vanificando le nostre azioni e di fatto aiutando la finanza ad affossare le nostre proposte.

Però se fossa passata la vostra proposta avreste di fatto limitato la concorrenza delle Catene e delle strutture commerciali. Non era una battaglia per mantenere le posizioni dominanti del mercato?

Questo è quanto hanno saputo fare credere la finanza con le loro campagne mediatiche e con i loro lobbisti in Parlamento. Ricordo che la nostra richiesta non è altro che fare applicare alle società le stesse regole in tema di garanzie verso i pazienti che i liberi professioni devono garantire.
In realtà noi chiedevamo quanto gli avvocati hanno ottenuto. Si vada legge l'articolo 53, "misure per la concorrenza nella professione forense". Questo recita che "L'esercizio della professione forense in forma societaria eÌ consentito a società di persone, a società di capitali o a società cooperative iscritte in un'apposita sezione speciale dell'Albo tenuto dall'ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società". E poi nell'articolo 2 comma A si dice che "i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere avvocati iscritti all'albo, ovvero avvocati iscritti all'albo e professionisti iscritti in albi di altre professioni; il venire meno di tale condizione costituisce causa di scioglimento della società e il consiglio dell'ordine presso il quale eÌ iscritta la società procede alla cancellazione della stessa dall'albo".

Quindi si pone un conflitto tra professioni regolamentate?

Secondo me si. La politica ha voluto distinguere tra professioni, una parte della nostra non è più sotto la vigilanza dell'Ordine ma in mano al mercato. I pazienti che si rivolgono ai nostri studi hanno delle tutele, quelli che si rivolgono alle società no. Con i nostri legali e l'Ufficio politico stiamo valutando la possibilità di impugnare il provvedimento proprio per questo motivo.

Qualche settimana fa il presidente CAO ha lanciato l'allarme sul rischio che il testo approvato consentirebbe a chiunque di esercitare l'odontoiatria.

Quell'articolo è scritto talmente male che in mano ad un buon avvocato si corre il rischio che potrebbe fare passare per legittime perfino le cure rese da un non laureato in odontoiatria, che lavora in una società.

Però l'art. 57 è stato approvato dalla Commissione industria nel giugno 2016, perché accorgersene solo quanto un anno dopo è approdato in Aula?

Non è vero. ANDI ha da subito denunciato la cosa. Però si ricorderà come, appena approvato, molti nel settore furono presi dall'euforia per la norma che impone un direttore sanitario "esclusivo" alle società rivendicando la vittoria. Ed anche in questa situazione non essere riusciti a portare una voce unica del settore alla politica, per la sola ricerca di visibilità personale, ha penalizzato la professione.

Ora quale situazione si prospetta?

Di fatto il Ddl Concorrenza non è ancora legge. Ora dovrà essere approvato dalla Camera. Certo le voci dicono di un Governo intenzionato ad accelerare i tempi, ma sappiamo bene i "tanti mal di pancia" che il provvedimento sta suscitando, dalle farmacie ai taxisti, e nel clima pre-elettorale che stiamo vivendo è facile ipotizzare che siano molti i parlamentari che lo volgiano accantonare e non approvarlo prima del termine della legislatura.
Come ANDI continueremo la nostra battaglia, sia tentando di modificare il testo alla Camera ma anche tentando di fare inserire le nostre proposte in altri disegni di legge a cominciare dal Ddl Lorenzin.

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