Con il suo spettacolo ‘flow: la mente latente’ fa informazione scientifica in teatro. Ecco come nasce una passione
Michele Cassetta è un attore, anche se la sua attività prevalente è quella di odontoiatra e docente di comunicazione medico paziente presso l’Università di Bologna. Come giornalista si occupa di divulgazione scientifica con la conduzione di alcuni programmi televisivi. E’ una figura molto eclettica che utilizza il teatro a scopo di divulgazione scientifica. E’ infatti autore e protagonista del Flow, una piece teatrale dal titolo “La mente latente” che sta portando in scena in diverse località del Paese. A qesto link il racconto della rappresentazione a Dogliani (CN) promossa dalla FNOMCeO. Abbiamo posto alcune domande a Michele sulla sua attività artistica.
Michele come e quando nasce il flow?
Il flow nasce 3 anni fa da quattro amici: Antonio Lovato il regista, Pina Guida produttrice e organizzatrice di eventi teatrali, Gianluca Petrella trombonista jazz della band di Jovanotti e il sottoscritto. La sfida è portare la divulgazione scientifica a teatro con testi musica e immagini. Il linguaggio del flow richiama la fluidità e solo casualmente è vicino al mondo degli odontoiatri che si occupano di restaurativa. Flow utilizza la multisensorialità dello stimolo per coinvolgere lo spettatore a 360° e affrontare quindi temi impegnativi su come funziona l’essere l’umano e la sua mente.
Sei tu il drammaturgo, l’autore dei testi?
Si, anche se drammaturgo è un parola forte. Ho scritto il canovaccio di base definendo i momenti in cui parte la musica di Petrella, i video e l’intervento di un secondo attore che interpreta un personaggio storico protagonista della narrazione. Come nella musica jazz, c’è spazio per l’improvvisazione del solista, così nel flow c’è una variabilità narrativa che cambia continuamente.
Ti piace scrivere?
Mi piace un sacco. Ho riscoperto una passione. Nell’infanzia una volta un insegnante mi disse che ero portato per la scrittura, questo è l’unico rammarico di aver trascurato questa attività che oggi mi dà molte gratificazioni. Complici i social web oggi posso scrivere storie di altri esseri umani, condividerle e interagire con i miei lettori.
Nella tua vita qual è stato l’evento o la persona che più ti hanno avvicinato all’arte della recita?
Non seguo un particolare modello di teatro, ma ho avuto molti stimoli poiché da sempre frequento il mondo dello spettacolo. Anni fa possedevo un’etichetta discografica ‘Nota Bene’ che ha distribuito musica jazz e ha inciso i brani solistici di Tullio Ferro, compositore di molte canzoni di successo di Vasco Rossi. Ho molti amici musicisti e attori e mi sento a mio agio in questi ambienti. Salire sul palco è stato quindi per me molto semplice.
Qual è stato il primo libro che hai letto da bambino?
Il ‘Piccolo Principe’ di Antoine de Saint-Exupéry, libro che mi ha suggerito mio nonno, anche lui medico e che portava il mio stesso nome. Oggi che racconto storie a teatro, riemerge in me la vicenda improbabile di un bambino e un pilota d’aereo che si scambiano esperienze. Qualche giorno fa riflettevo proprio su questo e di come nel flow narriamo di come gli esseri umani relazionandosi si influenzano l’un l’altro e in questo modo diventano immortali poiché tracce di noi sopravvivono negli altri. Questo romanzo, letto nell’infanzia, ha evidentemente lasciato in me un solco che oggi riemerge nel flow.
Che libri tieni sul tavolino da notte?
Sono un lettore strano. Prediligo i saggi e i testi di approfondimento, amo interrompere e riprendere la lettura, saltare da un libro all’altro. Il comodino è quindi la disperazione di mia moglie poiché è sempre molto ingombro di saggi di antropologia, neuroscienze, psicologia del comportamento. Spesso mi capita che un testo mi apre nuove porte e nuovi orizzonti ed inizio ad acquistarne altri seguendo quel filone. Non sono affatto organico nelle letture ma seguo l’ispirazione del momento.
Qualè l’eroe dei romanzi che ti sarebbe piaciuto essere?
Sicuramente Ulisse. Un eroe epico che mi fa impazzire poiché deve affrontare un sacco di difficoltà che si presentano non come tali ma come situazioni attrattive. Contemporaneamente si trova ad agire nella certezza che deve raggiungere una meta dove sa che c’è qualcuno che aspetta il suo ritorno. E’ una delle storie più belle narrate da un essere umano.
Qual è il personaggio teatrale che vorresti interpretare? Hai altri progetti nel futuro?
Semplicemente me stesso in quello che dico, in realtà non sono un attore professionista non ho l’ambizione di interpretare un personaggio confezionato per le scene. Rappresento me stesso con il mio stile e la mia spontaneità. Il flow invece si arricchisce lungo la strada inserendo nuovi amici incontrati lungo la strada. Nella messa in scena che avverrà in Asti sabato 21 settembre al Teatro Vittorio Alfieri sarà con me sul palco Lillo Agrò che interpreterà alcuni personaggi storici protagonisti nella peace.
Il teatro è più utile per intrattenere o per educare?
Tutte e due le cose insieme. Il teatro è un luogo dove nascono grandi emozioni. Quando sei sul palco senti il respiro e il coinvolgimento del pubblico. E’ uno scambio di emozioni continue tra il pubblico e chi gli sta di fronte. Nel flow ad esempio Gianluca Petrella, che una rivista Americana ha recentemente definito come il miglior Trombonista Jazz al mondo, riesce a creare atmosfere uniche; allo stesso modo i video di Antonio Lovato ti trasportano all’interno della narrazione. Tutto questo insieme al racconto ci porta a raggiungere entrambi questi obiettivi: intrattenere ed educare.
Ho assistito alla rappresentazione del flow che hai fatto a Dogliani all’ultimo festival del giornalismo televisivo. Utilizzi in modo molto efficace il teatro per fare della divulgazione scientifica. Hai dei modelli?
Nel mondo anglosassone esistono autori che utilizzano il teatro per fare divulgazione scientifica. Alcuni li apprezzo, altri un po' meno. Quello che facciamo noi è l’utilizzo delle storie delle persone in cui il pubblico attraverso il racconto tende ad identificarsi. Noi esseri umani siamo cresciuti ascoltando storie e questa è l’essenza che emozionando ci coinvolge e porta a sensibilizzarci su temi importanti. Ogni giorno attraverso i feedback che ricevo dal pubblico cerco di migliorare questa mia capacità di raccontare storie per essere sempre più efficace.
Perchè la mente è latente?
La mente latente è una situazione spesso inconsapevole che però viviamo ogni giorno anche nel nostro lavoro. Accade ogni volta che svolgiamo un’attività con passione e grande coinvolgimento che ci vede concentrati su un obiettivo. Dietro questo concetto ci sono gli studi dello psicologo Ungherese Mihaly Csíkszentmihályi. Quando ci succede questo, ci troviamo in quello stato mentale che Csíkszentmihályi definisce “stato di flow”, ovvero uno stato di flusso, in cui siamo profondamente immersi in quello a cui ci stiamo dedicando, immuni alla maggior parte delle distrazioni, e il tempo scorre senza che ce ne accorgiamo. E’ lo stato dell’atleta che batte un record, del musicista impegnato in un assolo e di tutti noi che lavoriamo con passione quando siamo a tu per tu con il nostro paziente. La mente guida la nostra vita, anche se spesso senza la nostra consapevolezza, ci porta a fare le cose talmente bene che tutto scorre in modo fluido senza che noi ce ne accorgiamo.
Quanta filosofia orientale c’è dietro a questa visione?
Vivere attivamente il presente senza preoccuparsi troppo di ciò che accadrà dopo è un concetto che mi affascina molto. L’hic et nunc dei latini e la mindfulness che ci ha portato il vivere il presente consapevolmente dalle filosofie orientali, stanno diventando sempre più un patrimonio della nostra cultura. Una pillola di saggezza Zen che amo moltissimo è sul ruolo del maestro che dovrebbe essere inutile, ovvero insegnare senza essere al centro rinunciando al proprio ego e dare spazio alle virtù dell’allievo. Questo ci deve far riflettere moltissimo nel nostro mondo dove pullulano maestri sempre al centro dell’attenzione e poco disposti a scomparire per valorizzare gli allievi.
Il Flow la mente latente verrà rappresentato ad Asti sabato 21 settembre alle ore 21,00 al Teatro Vittorio Alfieri per una raccolta fondi a favore dell’AMA (Associazione Missione Autismo). Il 21 settembre dalle 9.00 alle 13,00 il dott. Michele Cassetta terrà il workshop di comunicazione per il Team dentale dal titolo “Odontoiatra e paziente due cervelli che si incontrano: la prima visita dal punto delle neuroscienze”.
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